Maggio 16, 2026
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E’ uscito venerdi 17 Ottobre “Alberi senza foglie”, il nuovo singolo di Selli, un brano che segna un momento cruciale nel percorso artistico della musicista torinese. Secondo estratto dal suo album di imminente uscita, il brano rappresenta il primo capitolo del suo esordio discografico, una proposta musicale che spazia tra indie rock, sonorità evocative e una scrittura profonda e personale. La sua voce unica, intensa e piena di emotività, è la chiave per un sound che affonda le radici nella tradizione del rock, ma che guarda anche alle nuove sonorità più sperimentali.

In vista della sua partecipazione al Rock Contest, uno dei più prestigiosi palcoscenici per la musica emergente italiana, Selli si prepara a mettersi alla prova in un contesto che ha lanciato numerosi artisti e band oggi conosciuti a livello nazionale. Il Rock Contest è da sempre una fucina di talenti, un’occasione per artisti come Selli di confrontarsi con il pubblico e con una giuria di esperti del settore, che sapranno riconoscere l’autenticità e la qualità della sua proposta.

Questa intervista sarà l’occasione per conoscere meglio il suo percorso musicale, il significato del singolo “Alberi senza foglie”, e cosa rappresenta per lei la partecipazione a un evento così importante. Selli è pronta a far sentire la sua voce e a raccontare la sua musica, un viaggio che parte dalla sua Torino e arriva fino ai palchi più prestigiosi, con il desiderio di portare un messaggio di autenticità e profondità.

Il Rock Contest è una rampa di lancio, ma anche un termometro generazionale. In che mondo pensi si stia affacciando la tua musica? E quanto ti interessa che quel mondo ti capisca?

La mia musica nasce dall’esigenza di vivere le emozioni, accoglierle e riconoscerle come la propria forza e unicità. Parlo di fragilità e timori, descrivendole sono un po’ più definite e fanno meno paura. Spero che le persone che si sentono schiacciate o chiuse dentro di sé possano riconoscersi. Non cerco di essere capita da tuttə: non tuttə abbiamo necessariamente la stessa sensibilità o lo stesso modo di accogliere o vivere una canzone, per fortuna.  Se anche una sola persona si ritrovasse in una mia parola, allora avrebbe già senso. È importante per me che in primis il pubblico, quello più sensibile a certe tematiche, si riconosca.

Ci sono mille concorsi. Perché proprio questo? Ti ci sei trovata dentro o lo volevi davvero?

Il Rock Contest è un megafono importante per la musica emergente, un’opportunità straordinaria che accende i riflettori dove spesso non c’è abbastanza luce. Concorsi come questo sono ossigeno per chi fa musica indipendente: sono spazi dove le canzoni non vengono solo ascoltate, ma accolte con attenzione e umanità. Quella stessa cura è ciò che ricerco sempre, anche al di fuori dei concorsi, in cui sono felice di ritrovarmi per far conoscere la mia musica. 

Il tuo suono ha delle zone d’ombra, come se ci fosse qualcosa che non vuoi spiegare troppo. È una scelta o succede da sola?

Io dico sempre: “Canto ciò che non riesco a dirti.” Ci sono cose difficili da spiegare e di conseguenza da capire: tirarle fuori per me è già un traguardo. Nel liberare certi concetti mi piace lasciare una parte nascosta, qualcosa che resti tra me e la canzone, sperando che arrivi comunque, la canzone e il suo senso, a chi ascolta.

Se togliessimo il tuo nome dai crediti, cosa dovrebbe restare perché una persona possa dire: “Questa è sicuramente Selli”?

Credo una scrittura definita e curata: sicuramente un po’ complessa, ma sto cercando di lavorarci per renderla meno criptica e con meno zone d’ombra per riprendere la domanda sopra. Un timbro riconoscibile, e un equilibrio tra delicatezza e consapevolezza.

Tra dieci anni: sei sul palco o dietro a scrivere per qualcun altro, o magari da tutt’altra parte? Cosa sogni davvero, anche se non si può dire?

Per ora la scrittura esiste solo per me: è il mio modo per esprimermi. Sogno di continuare a portarla sul palco, raccontando parti di me che possano trovare spazio nelle vite altrui.

Un libro, un film o un’immagine che ti accompagna sempre quando scrivi o suoni?

Non ho oggetti o immagini fisse che mi accompagnano. La natura invece è abbastanza una costante: mi aiuta nel processo creativo e ritorna spesso nei miei testi. Le sue immagini mi servono per dare forma a concetti più astratti.

Qual è l’ultima cosa che hai ascoltato e ti ha fatto pensare: “Avrei voluto farla io”?

“Quando” di Andrea Laszlo De Simone. Per la sincerità disarmante con cui parla.

Se il Rock Contest fosse una canzone del tuo repertorio, quale sarebbe? E perché?

“Navigatore della notte”, la canzone selezionata. C’è una frase che dice: “Rispetto a quale metro non ci sentiamo all’altezza?” Molte volte non mi sono sentita abbastanza, non ho dato molta fiducia alla mia musica. Il Rock Contest, in questo senso, è un’occasione per pormi quella domanda e darmi una risposta: riconoscere un’evoluzione, una consapevolezza, un percorso.

Articolo a cura di Angela Todaro

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