Jovanotti inaugura il 2025 con Il corpo umano Vol. 1 e lo chiude con Niuiorcherubini. In mezzo, non una strategia ma un impulso. Un disco nato senza essere previsto, registrato in sei giorni a New York e pensato più come un gesto necessario che come un prodotto da collocare. Un album “in levare”, istintivo, quasi una fuga dal rumore del mondo per tornare a una dimensione primaria del fare musica. Una coccola, prima di tutto, per la sua anima e per il suo amore viscerale per il suono.
Niuiorcherubini non è un seguito, né un capitolo due. È un progetto parallelo, dichiaratamente minore, che però finisce per dire molto di più di tanti lavori pensati per “contare”. Nasce a settembre, quando Lorenzo Cherubini — sopraffatto dalle notizie di guerre e da una sensazione diffusa di impotenza — decide di immergersi in ciò che lo fa sentire ancora nel flusso della vita. La musica. Non come risposta alle emergenze, ma come spazio di resistenza emotiva: «La musica non ferma le guerre e non risolve le crisi, ma è quello che faccio io, e a lei affido le mie emozioni».
Le tredici tracce scorrono come appunti sonori che prendono forma solo quando serve. Bozzetti che diventano canzoni, intuizioni che si organizzano senza mai irrigidirsi. Jovanotti indulge nelle proprie passioni senza tentare mediazioni, con la libertà — e il rischio — di chi registra per il puro piacere di farlo. Nessuna costruzione narrativa predefinita, nessun concept da sostenere a tutti i costi.
Dal punto di vista lirico, l’ottimismo feroce che attraversa il disco resta un elemento controverso. Non tutto regge alla prova del cinismo dei tempi, e alcune immagini rischiano di apparire ridondanti. Ma la funzione è chiara: non fuggire dalla realtà, bensì aprire un piccolo varco — temporaneo, fragile — per respirare. È un romanticismo di resistenza, non di consolazione.
Musicalmente, Niuiorcherubini è una sorpresa. Registrato interamente in presa diretta su nastro analogico, il disco cattura un’energia che non si può simulare. Le imperfezioni diventano materia viva: micro-slittamenti ritmici, risate che entrano nei microfoni, dettagli che rimangono impressi come in un quadro non rifinito ma pulsante. La band messa insieme per l’occasione — un collettivo che attraversa salsa, soul, afrobeat, tropicalismo e funk — restituisce un dinamismo raro nei lavori recenti di Jovanotti. Ogni musicista porta una tessitura diversa, e il risultato è un mosaico culturale che si compone senza didascalie.
Lorenzo dirige il gruppo con la leggerezza di chi non deve dimostrare nulla. È un capobanda che favorisce il flusso più che imporre una forma. Così l’album diventa un diario di viaggio in tempo reale, un tributo implicito alla New York che ha formato il suo immaginario. Qui non si canta su New York: si suona con New York, intesa come organismo vivo, come respiro del mondo.
La citazione del leggendario Dallamericaruso nel titolo non è nostalgia, ma un rimando laterale a un’idea antica di disco itinerante, permeabile, aperto. Ogni traccia è un episodio autonomo che conserva il calore della prima take. Non tutto è perfettamente a fuoco — e va bene così. La forza di Niuiorcherubini sta proprio nella sua irregolarità controllata.
È un’ora di musica che pulsa, suda, si diverte e non chiede permesso. Un disco che non pretende di cambiare il mondo, ma riesce a restituire una dimensione di vitalità contagiosa. Si può discutere l’ingenuità di alcune scelte tematiche, ma sul piano musicale l’album mostra una coerenza luminosa e una cura artigianale che meritano attenzione.
In un’epoca di revival perenne, di anniversari e di celebrazioni programmate, colpisce come Jovanotti — a quarant’anni dall’esordio — continui a evitare lo sguardo all’indietro. Mai un tour celebrativo, mai una ristampa-racconto. Solo presente, o meglio ancora futuro: nuove musiche, nuovi approcci, nuovi formati. Lo ha fatto con Lorenzo 2015 CC., playlist prima che le playlist diventassero il linguaggio dominante; lo ha rifatto con le uscite a flusso continuo; lo fa ora con un disco che nasce fuori da ogni schema industriale.
Questo ruolo di rabdomante del pop, però, oggi gli sta stretto. L’istinto non è sempre infallibile, e l’età rende più complesso intercettare il nuovo. Ma a Cherubini sembra importare poco: gli errori lo stimolano a ripartire. È già successo più volte — dopo l’esordio paninaro, dopo la svolta world di fine millennio, dopo l’incidente in bici del 2023 — e ogni volta il rilancio ha alzato l’asticella.
Niuiorcherubini arriva a meno di dodici mesi da Il corpo umano Vol. 1, un intervallo inedito persino per lui. Non è il secondo volume annunciato (quelle canzoni, dice, sono pronte e aspettano in un cassetto), ma un lavoro nato quasi per necessità fisica. Sei giorni in studio, musicisti contattati uno a uno via Instagram, pochissima post-produzione, nessun ripensamento. Tutto suonato dal vivo. Tutto urgente.
Forse è davvero un disco minore. Ma è un disco vivo. Ed è proprio questa vitalità — imperfetta, eccessiva, a tratti ingenua — a renderlo interessante. Niuiorcherubini è la formula della felicità di Jovanotti, il suo raggio di sole. Può piacere o no. Ma lasciarsi irradiare, almeno per un’ora, non fa male a nessuno.
Articolo a cura di Angela Todaro
