Settembre 7, 2026
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Pubblicare un videoclip musicale su una piattaforma nota quasi esclusivamente per contenuti erotici potrebbe sembrare una follia. Ma ai Manifesti, che amano giocare tra geniale pazzia e scemenza totale, questa scelta è solo un altro modo per sorprendere.

Il loro primo singolo, “Filastrocca”, parla di sessualità in modo esplicito ma senza parolacce e trasforma un orgasmo maschile in oltre due minuti di pura musica punk: chitarre distorte, ritmi serrati e voce fastidiosa inclusi. Dopo l’anteprima su OnlyFans, il brano e il videoclip – diretto da Jack Irrequieto – sono ora disponibili su tutte le piattaforme e su YouTube in versione “family friendly”.

“Filastrocca” non è solo un inno al sesso libero: è una dichiarazione di stile, ironica e provocatoria, perfetta per chi ama il caos creativo dei Manifesti.

“Manifesti” è un nome che già di per sé è una dichiarazione. Cosa sta dietro alla vostra scelta di chiamarvi così? È un manifesto della vostra musica, delle vostre idee, o una provocazione in sé?

All’inizio eravamo Manifesto, poi qualcuno ci ha fatto notare che eravamo in 4 e quindi al plurale era logicamente più corretto. Noi ci consideriamo quattro manifestini che concorrono per formare un manifesto più grande, manifestiamo tutti insieme. Ma alla fine anche ci fossimo chiamati L’Undertaker oppure Barattolo di Gnomi non cambiava molto.

Da Casale Monferrato alla scena musicale nazionale: come è stato farsi strada in un contesto che spesso guarda al centro o al sud Italia come punto di riferimento musicale?

Il Sud esiste discograficamente a livello nazionale solo grazie a un certo tipo di rap, se no il centro della musica continua a rimanere la triste e non ancora esplosa Milano. Noi veniamo da un paese che non è proprio una figata, ma dove ci sono un sacco di artisti (alcuni fighi, altri imbarazzanti) e, soprattutto, c’è solidarietà. Siamo tristi ma tutti insieme.

L’uscita di “Filastrocca” su OnlyFans ha suscitato molte reazioni. Molti vi hanno accusato di essere più “provocatori” che autentici. Come rispondete a chi vi vede più come un “esercizio di marketing” che come una band con un messaggio serio da comunicare?

Che hanno capito tutto, vecchie faine.

C’è una contraddizione di fondo nel fare musica sul sito di una piattaforma che da sempre è associata a contenuti adulti. Quanto pensate che la vostra scelta di OnlyFans possa essere letta come una critica al sistema musicale tradizionale e alla sua ipocrisia?

Poco, perché vuoi o non vuoi, quando c’è il sesso di mezzo, il cervello si spegne. Però, forse, al quindicesimo ascolto, o alla nona visione del video, una persona terrà le mani fuori dalle mutande e capirà qualcosa in più. Ma anche non succedesse, siamo contenti di diffondere amore e sollievo.

In un’epoca in cui i social media sembrano essere il veicolo principale per promuovere la musica, come mai avete scelto una piattaforma come OnlyFans, che non ha nulla a che fare con la musica? È un’idea che pensate possa segnare un cambiamento nel modo di fare promozione o è solo una provocazione per rompere le regole?

Che Onlyfans non ha nulla a che vedere con la musica, è ancora tutto da vedere. È una piattaforma con possibilità infinite: oggi tutti guardiamo micaelawetxxyeah, domani chi lo sa, ci guarderemo tutti le ricette con il topinambur, invece che vederlo entrare e uscire da certi buchi. A noi piacerebbe cambiare le cose, ma dubitiamo di avere questo potere. Perciò, alla fine, è mera provocazione.

La sessualità è un tema centrale in “Filastrocca”. Mi sembra che, pur parlando di un tema esplicito, vi siate concentrati sull’ambiguità e sull’ironia. In che modo avete deciso di trattare il sesso in modo “volgare ma composto”?

Bullum sta conseguendo la terza laurea in Lettere Classiche e quindi non sopportava Red che faceva lo sboccato. Red lo ha convinto che si poteva parlare di sperma in un pezzo punk, ma in cambio ha ritrattato la forma. Bullum ha ottenuto la sua aulicità, Red la sua catarsi, e sono tutti venuti insieme. Ma la partita è ancora aperta, Red si è vendicato registrando di nascosto il turpiloquio finale di “Estætica”.

Nel brano ci sono riferimenti a “un orgasmo maschile” senza parolacce. Qual è l’intento dietro questa scelta? È una critica a una certa retorica volgare nella musica o una volontà di rendere il tema più sfumato e ambiguo?

È solo Bullum che fa l’accademico della domenica e Red, che scrive i testi, ha dovuto accontentarlo. E se il messaggio passa come sfumato o ambiguo, è colpa di questa modifica forzata. Noi volevamo solo parlare di un uomo romantico, tutto d’un pezzo, tormentato dalle ragazzine, senza un lavoro, che raggiunge il limite e finisce per sbroccare addosso a tutto, tutte e tutti.

C’è chi sostiene che parlare di sesso in modo esplicito sia un modo per attrarre attenzione, ma voi volete far passare un messaggio. Qual è il confine tra la provocazione e la denuncia sociale nelle vostre canzoni?

Il confine non c’è perché la nostra musica è permeata di entrambe le cose. Con “Vannacci Pride” ad esempio potevamo denunciare l’omofobia in modo molto più diretto, ma rendere Robertino parte di quelle persone che lui stesso disprezza era troppo divertente.

Il video di “Filastrocca” è stato girato e distribuito su OnlyFans. Molti vedono questa piattaforma come una sorta di “paradosso” per una band che vuole farsi conoscere. Come commentate le reazioni di chi ha visto questo come un atto di opportunismo?

Il video e la canzone sono usciti inizialmente solo lì, a pagamento, sul profilo della creator che ha collaborato con noi, Alessandra Nali. Se crediamo che pubblicare in questo modo sia opportunista, quindi pretendere che la gente paghi un video musicale ad una cifra per cui di solito si acquista un CD, allora sì, siamo opportunisti. Noi volevamo creare scalpore e scatenare delle riflessioni, è stata una scelta basata su valori e principi astratti; perché, dal punto di vista discografico o commerciale, non è stato furbo, anzi, abbiamo impedito che la canzone circolasse di più.

Nel video c’è un chiaro riferimento al consenso, alla libertà di scelta delle creator. Come vi inserite nel dibattito pubblico che riguarda la moralità di queste piattaforme e la percezione del lavoro di chi le frequenta?

È un discorso molto complesso e pieno di sfaccettature. Tra di noi c’è chi usufruisce anche di questi servizi, e Don BULLUM è proprio azionista di Onlyfans. Nessuno dei nostri messaggi è impositivo, non dobbiamo né vogliamo convincere nessuno. Portiamo solo delle riflessioni su temi che ci importano e il video era l’occasione giusta, a differenza della canzone che è solo uno spartito seminale.

Siete sempre stati critici nei confronti dell’industria musicale, specialmente delle piattaforme tradizionali come Spotify e YouTube. La vostra scelta di OnlyFans è una forma di resistenza a queste strutture? O è più una questione di opportunità, visto che vi permette di guadagnare di più rispetto a piattaforme tradizionali?

In realtà non ci guadagniamo niente, siccome dobbiamo ripagare Don BULLUM. E infatti l’EP, che comprende “Filastrocca”, è uscito su tutte le piattaforme. Abbiamo bisogno di grano se no quello ci scanna.

Oltre alla provocazione, c’è un’idea di evoluzione musicale nei vostri progetti futuri. Cosa ci possiamo aspettare dal vostro EP e dal tour che porterete in giro per l’Alessandrino e il Milanese?

Chi ci ha visto dal vivo nei due anni precedenti l’EP sa già cosa aspettarsi. Abbiamo solo continuato a limare il nostro spettacolo e il nostro rock. Venite ai nostri concerti, in tutti i sensi.

Nella scena musicale italiana attuale c’è molta attenzione al “politicamente corretto” e alla retorica sociale. Come vi inserite in un contesto del genere, che spesso preferisce un linguaggio più morbido e meno diretto?

Ci inseriamo dimostrando che si può essere volgari ma puliti, come in “Filastrocca”, oppure semplicemente volgari, come in “Estætica”. Non c’è una via giusta, sono il messaggio e l’intenzione ciò che contano.

L’idea di shockare fa parte della vostra identità artistica, ma pensate che a un certo punto, per raggiungere una visibilità più ampia, dovreste trovare un equilibrio tra il provocatorio e il comprensibile per il pubblico mainstream?

Messa giù come dici tu, diventa un ossimoro. Ma certi artisti hanno dimostrato che si può provocare e arrivare comunque a una massa. Se non ci riusciremo, amen, avremo provocato solo Don BULLUM e ne saremo usciti vivi, è comunque una bella storia da raccontare un giorno.

Live o studio: dove vi trovate più a vostro agio come band? E come preparate un live che sappia davvero scatenare il pubblico senza perdervi nell’eccesso di spettacolarità?

Bullum, essendo un accademico, per non dire topo da biblioteca, ha ovviamente preferito chiudersi in una stanza per suonare. Noi altri invece abbiamo patito un po’, Otto ha sofferto di costipazione per un mese. I concerti sono la nostra dimensione e no, non ci prepariamo nulla, ci accontentiamo di essere noi stessi. Crediamo che l’autenticità sia l’unica cosa importante nell’arte.

Nelle vostre canzoni affrontate temi delicati come l’omosessualità, il fascismo e il femminicidio. C’è un filo conduttore che unisce tutti questi temi, oppure ogni brano è un capitolo a sé, che può essere interpretato liberamente?

Il filo conduttore è Don BULLUM che ha creduto e finanziato il progetto fin dal primo giorno. Lui vorrebbe mangiare e fare a pezzi i fascisti, è sempre lui che odia gli omofobi come Vannacci, ed è sempre lui a credere che il femminicidio non venga affrontato nel modo corretto. Noi abbiamo scritto delle canzoni che rispecchiavano i suoi pensieri e ne è nata una collaborazione che ci ha giovato molto. Ora, però, se non gli ridiamo quei soldi diventerà il nostro incubo.

C’è una dimensione ironica in molte delle vostre scelte artistiche. Quanto l’ironia è parte del vostro messaggio, e quanto è semplicemente una forma di difesa contro l’ipocrisia e il moralismo che tanto permeano la cultura contemporanea?

Non è solo parte del messaggio, è parte di noi. Nessun artista che si prenda sul serio chiamerebbe il proprio EP “BULLUM”. O forse sì?

Articolo a cura di Angela Todaro

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