Maggio 16, 2026
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È ricca di atmosfere nostalgiche e di suggestioni emotive la serata di musica che, di fronte al caloroso pubblico di Messina, invita alla celebrazione dei 50 anni di carriera di uno degli artisti più raffinati del panorama cantautoriale italiano.

Ad accogliere il talentuoso musicista al Palacultura della città dello Stretto, è un pubblico maturo che, con la sua voglia di accompagnare il maestro Finardi nel ripassare un percorso musicale giunto al brillante traguardo dei Cinquanta, fotografa, in qualche modo, lo spirito stesso dell’evento.

Non sfugge, difatti, alla somma delle impressioni più caratteristiche che l’incontro musicale propone, la sensazione di trovarsi quasi di fronte a un’occasione di auto-analisi collettiva: lo spettacolo musicale è non solo per Finardi artista, ma per il pubblico che lo segue e che nella sua musica si riconosce, l’occasione per tirare le somme di un bilancio generazionale, dentro il quale non mancano di farsi sentire anche note malinconiche e di disincanto per le illusioni maturate in un tempo ormai lontano di grandi aspettative; ma, in tutti i casi, si tratta di un bilancio portato a resoconto senza rimpianti o recriminazioni, anzi con la persistenza di un imperturbato spirito ribelle.

Le sequenze musicali che compongono la scaletta del concerto confermano una simile impressione nella misura in cui creano ripetutamente una corrente di dialogo tra passato e presente. Già! Perché la creatività del musicista si allunga dentro uno spazio temporale che annoda i fili di una musica appartenente alla generazione dissidente dei Settanta con la produzione ultima e più recente, targata 2025 e segnata da note poetiche davvero elevate. Le cuciture tra passato e presente organizzano, nel complesso, un discorso musicale capace di entrare in profondità dentro l’ascolto del pubblico e grazie al quale, anche alcune tra le canzoni di più recente produzione, come I venti della Luna, La Battaglia o Bernoulli, si mostrano capaci di lasciare un segno potente, tanto quanto quei brani che hanno segnato la fama musicale dell’artista lungo i cinquant’anni di onorata carriera artistica.

Il viaggio musicale proposto dal concerto è quindi un coinvolgente viaggio di andata e ritorno tra passato e presente che, fortunatamente, non si riduce a una banale operazione amarcord. Dentro il concerto c’è molto di più che la semplice messa in moto di un meccanismo di memoria: c’è provocazione, c’è domanda, c’è sfida, c’è sguardo critico sulle sorti di un mondo fragile, c’è volontà di dire ancora su un mondo esposto – ieri come oggi – agli effetti di disumanizzazione prodotti dalle sciagurate pratiche della violenza e della guerra.

L’invito che ne viene fuori è, allora, quello di lasciarsi provocare da una proposta musicale sempre viva e mai banale, così come ad aderire al tributo di onori che merita una firma autentica e pregevole di artista, giunto a un prestigioso traguardo di carriera musicale: cinquant’anni in compagnia di buona musica grazie al talento unico di Eugenio Finardi e ancora impegnati a servizio di una ‘musica ribelle’

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