La vita straordinaria (e ordinaria) di Ornella Vanoni raccontata in “Vincente o perdente”
“Vincente o perdente” non è solo l’autobiografia di Ornella Vanoni. È un corpo a corpo con la vita. È una confessione lucida, ironica, spietata quando serve, pubblicata da La Nave di Teseo, che restituisce il ritratto di una delle più grandi signore della musica italiana nella sua forma più vera: umana.
Vanoni si racconta senza filtri, senza la cautela sentimentale che lei stessa ammette di non aver mai conosciuto. Tra famiglia, grandi amori, fragilità, successi e cadute, “Vincente o perdente” somiglia più a un diario che a una biografia tradizionale. Un diario che non ha paura di aprirsi, di mostrare le crepe, di trasformare la vulnerabilità in forza narrativa.
Leggere questo libro significa accorciare le distanze. Quelle distanze che spesso separano il pubblico dagli artisti, visti come creature irraggiungibili, perfette, immuni alle paure che invece appartengono a tutti. Pagina dopo pagina, la vita di Ornella Vanoni smette di essere “altra” e diventa riconoscibile. Ordinaria e straordinaria allo stesso tempo. Come la nostra.
C’è ovviamente la musica, e c’è l’amore. Quello tormentato, assoluto, mai addomesticato. Gino Paoli, certo, ma non solo. Ci sono gli uomini, le passioni vissute senza difese, e c’è anche lo sguardo curioso e rispettoso verso le nuove generazioni: toccanti le parole dedicate a Madame, Mahmood, Marracash. Vanoni osserva, ascolta, riconosce. Non giudica dall’alto, ma da chi sa che l’interpretazione – nella musica come nella vita – è tutto.
Del resto, le canzoni non sono mai didascaliche. Non spiegano, non semplificano. Chiedono ascolto, tempo, una presa di posizione personale. Ognuno trova il proprio significato, spesso lontano da quello di chi le ha scritte o cantate. E così è anche questo libro: non impone una morale, ma apre domande.
Il cuore emotivo di “Vincente o perdente” è però un altro. È la riflessione sulla morte. Una presenza costante, affrontata con una lucidità disarmante e un umorismo che diventa scudo e salvezza. “Morire bisogna. Ma non è necessario torturarsi”, scrive Vanoni. E detto da una donna di 90 anni che è diventata virale dichiarando con naturalezza “non so se arrivo a Natale”, assume un peso enorme.
Ornella Vanoni dice ad alta voce ciò che molti pensano e pochi osano dire: l’unica certezza che abbiamo è la fine. Ma finché siamo qui, dobbiamo ballare. Viene in mente Stephen King – sì, proprio lui – quando scrive: “Ci è stata data la vita perché potessimo sconfiggere la morte. Non l’abbiamo chiesta noi questa stanza, né questa musica… ma ora che siamo qui, balliamo”.
E Vanoni ha ballato. Ha cantato. Ha vissuto sapendo che “il tempo è uno scippatore”, ma anche che dentro il tempo che ci è concesso – poco o tanto che sia – possiamo rendere la nostra esistenza qualcosa di straordinario. Con ironia, con coraggio, con verità.
“Vincente o perdente” è una perla. Un libro che, parola dopo parola, riga dopo riga, ricompone la storia incredibile – e profondamente umana – di una donna che ha segnato la musica italiana. E che continua, ancora oggi, a insegnarci come si sta al mondo.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
