Luglio 17, 2026
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Dopo aver attirato l’attenzione della scena indie elettronica italiana con l’EP d’esordio AMANDA, prima stanza a destra torna con un nuovo lavoro che segna un passo importante nel suo percorso artistico. Il secondo EP, La ragazza che suonava il piano, pubblicato il 6 marzo per Sugar Music, amplia l’universo sonoro del giovane produttore napoletano e ne consolida l’identità tra scrittura emotiva e ricerca sonora.

Il progetto, che mantiene volutamente l’anonimato dell’artista dietro il nome prima stanza a destra, nasce come uno spazio creativo in cui esplorare sentimenti, ricordi e paure. Il risultato è una musica che unisce elettronica atmosferica, melodie pop e una vocalità fragile e riconoscibile, spesso sostenuta da un falsetto etereo.

Se AMANDA era costruito su frammenti emotivi e versi brevi quasi mantra, nel nuovo EP le canzoni si aprono e trovano una struttura più definita. La scrittura diventa più narrativa e le composizioni respirano maggiormente, lasciando emergere arrangiamenti più complessi e un immaginario sonoro più ampio.

Le otto tracce si muovono tra synth pop, dream pop e suggestioni elettroniche, con incursioni che richiamano sonorità anni Ottanta, momenti più acustici e ritmiche pulsanti. Il pianoforte resta uno degli elementi centrali, affiancato da stratificazioni di synth e da produzioni luminose ma attraversate da una vena malinconica.

Tra gli episodi più significativi spiccano i singoli “tu non vuoi nessuno”, realizzato con la produzione di Dardust, e “infinito”, prodotto da BRAIL con l’add production del collettivo Leavetheclub. L’EP include inoltre una sola collaborazione: quella con Drast nel brano “2 am”.

Il filo narrativo del disco ruota attorno a una figura femminile che attraversa le canzoni come presenza sfuggente e ispiratrice. Una musa che incarna allo stesso tempo rifugio emotivo, desiderio e inquietudine.

Ogni brano ne esplora un aspetto diverso: dalla paura del futuro al desiderio di vicinanza, fino all’ossessione affettiva raccontata in “tu non vuoi nessuno”. Il risultato è un racconto sentimentale che mescola vulnerabilità personale e dimensione universale.

L’estetica sonora del progetto richiama alcuni riferimenti della scena internazionale: l’intimità folk di Sufjan Stevens, l’elettronica minimale di James Blake e la dimensione cinematica degli M83. Tuttavia, il lavoro di prima stanza a destra non si limita alla citazione: il suo stile combina queste influenze con una sensibilità melodica italiana e una produzione ricca di dettagli.

Il risultato è un paesaggio sonoro sospeso e immersivo, capace di bilanciare delicatezza e intensità emotiva.

Negli ultimi mesi il progetto ha acquisito visibilità anche grazie ai social: alcuni estratti dei brani pubblicati su TikTok hanno superato milioni di interazioni, contribuendo a diffondere la musica dell’artista a un pubblico sempre più ampio.

Parallelamente è iniziata anche l’attività live. Dopo le esibizioni nei festival estivi – tra cui MI AMI, La Prima Estate e Locus Festival – e le aperture per artisti internazionali come James Blake e Fred again.., prima stanza a destra si prepara ora al suo primo vero tour nei club.

Il tour, organizzato da D’Alessandro & Galli, toccherà quattro città italiane:

  • 20 marzo – Arci Bellezza, Milano (già sold out)
  • 22 marzo – Locomotiv, Bologna
  • 24 marzo – Monk, Roma
  • 26 marzo – Duel Club, Napoli

Sul palco il produttore sarà accompagnato da Vanegas (Marco Spaggiari) alla chitarra e ai synth e da Marco Fugazza alla batteria.

La ragazza che suonava il piano rappresenta quindi una fase di transizione per prima stanza a destra. L’urgenza emotiva che caratterizzava i lavori precedenti resta centrale, ma qui trova una forma più consapevole, trasformandosi in un linguaggio musicale più maturo e definito.

Un EP che conferma il progetto come una delle realtà più interessanti della nuova scena pop elettronica italiana.

Articolo a cura di Angela Todaro

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