Febbraio 15, 2026
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What Happened, Miss Simone? non è solo un documentario biografico: è un corpo a corpo con una delle figure più incandescenti della musica del Novecento. Diretto da Liz Garbus e prodotto da Netflix con il coinvolgimento diretto della figlia Lisa Simone Kelly, il film – che fu candidato all’Oscar come miglior documentario – prova a rispondere a una domanda semplice e impossibile allo stesso tempo: cosa è successo davvero a Nina Simone?

Per farlo, Garbus sceglie la strada più onesta e dolorosa: lascia parlare Nina Simone in prima persona. Attraverso registrazioni audio private, diari, filmati d’epoca, concerti e interviste, il racconto prende forma dall’interno, senza edulcorazioni né mitizzazioni inutili. Quello che emerge è il ritratto di un’artista straordinaria e di una donna fragile, feroce, contraddittoria. Umana.

Il film ripercorre tutta la parabola di Eunice Kathleen Waymon, dal Sud segregazionista degli Stati Uniti, dove da bambina prodigio del pianoforte coltiva il sogno di diventare la prima grande concertista classica nera, fino alla trasformazione in Nina Simone, cantante per necessità prima ancora che per scelta. La discriminazione razziale spezza il suo percorso accademico, ma non il suo talento: il mondo scopre presto una voce fuori dal tempo, capace di fondere jazz, soul, blues e rigore classico in uno stile unico, più vicino a Bach che ai canoni della musica popolare americana.

Parallelamente alla crescita artistica, il documentario non risparmia nulla della sua vita privata: il matrimonio violento e manipolatorio con il manager Andrew Stroud, lo sfruttamento economico, il rapporto difficile con la figlia, il peso crescente di un disturbo bipolare che Nina teme e combatte per tutta la vita. Le cassette personali, usate con grande rispetto, restituiscono la consapevolezza dolorosa di una donna che ha paura di se stessa e delle proprie esplosioni emotive.

Poi arriva l’attivismo. Con il movimento per i diritti civili Nina Simone smette definitivamente di essere “solo” una musicista. Diventa una voce politica, radicale, scomoda, pronta a pagare il prezzo di una carriera compromessa pur di non tacere. È la cantante delle marce, delle ferite aperte dell’America, delle canzoni che non cercano consolazione ma verità. Anche quando questo significa perdere pubblico, contratti e identità pop.

Il film segue anche la fase dell’esilio: l’Africa, l’Europa, l’oblio parziale, la distanza dagli Stati Uniti e da se stessa. Un percorso tortuoso che conduce agli ultimi anni, a una serenità mai semplice ma finalmente possibile. Molti la ricordano ancora sul palco dell’Auditorium di Roma nel 2002: stanca, imprevedibile, gigantesca.

Dal punto di vista cinematografico, What Happened, Miss Simone? è un documentario solido, montato con intelligenza e misura. Il flusso del racconto è continuo, mai artificioso, e il materiale di repertorio – concerti, fotografie, interviste, pagine di diario – è usato con precisione chirurgica. Ma il vero cuore del film resta il soggetto: Nina Simone stessa.

Perché vederlo? Perché Nina Simone è stata ovunque. Dalla Playboy Mansion alle marce di Selma, dall’élite culturale al fango della storia americana. Una sorta di Forrest Gump reale della musica afroamericana tra anni Cinquanta e Novanta. Anche senza un legame emotivo con la sua figura, questo documentario resta un documento prezioso.

E poi perché racconta un’artista fuori da ogni coro, vocalmente e musicalmente irripetibile. Infine, perché è anche la storia di una persona che ha convissuto per tutta la vita con una malattia mentale grave, attraversando musica, politica e cultura senza mai smettere di pagare il conto.

Cosa è successo, Miss Simone? È successo tutto. Ed era impossibile che non lasciasse macerie, bellezza e verità dietro di sé.

Articolo a cura di Angela Todaro

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