Maggio 18, 2026
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“Quante storie ci stanno in una canzone…” È con questa suggestione che si potrebbe cominciare a raccontare Rimmel, uno dei brani più iconici di Francesco De Gregori, capace di attraversare il tempo e generazioni senza perdere la sua forza poetica. Cinquant’anni dopo l’uscita dell’album a righe che porta lo stesso titolo, il cantautore romano continua a sorprendere, emozionare e riempire teatri, piazze e club con il suo tour Rimmel ‘25, iniziato la scorsa estate e in programma fino al prossimo inverno.

Il concerto si apre con Cercando un altro Egitto, in un palco piccolo e intimo, dove voce, armonica e gli elementi orchestrali della band accompagnano l’ascoltatore senza fronzoli. L’omaggio a Bob Dylan con La strada della povertà (versione italiana e riarrangiata di Desolation Row) è un momento di riverenza verso un modello artistico che ha sempre ispirato De Gregori. Ma l’apice emotivo arriva presto, con La leva calcistica della classe ‘68, il teatro intero canta all’unisono, trasformando il concerto in un’esperienza collettiva di memoria e identità.

Quando arriva Pezzi di vetro, il pubblico entra nel cuore di Rimmel, l’album celebrato in questa tournée. De Gregori chiarisce subito che non si tratta di una celebrazione, ma di una festa tra amici, di fare semplicemente musica, ciò che ha fatto per una vita. La sua riflessione sulla durabilità dei suoi testi colpisce:

“Aveva ragione chi diceva che non si capisce niente nelle mie canzoni, infatti stiamo a cantare le stesse canzoni ancora dopo 50 anni.”

Dopo la travolgente Rimmel, il cantautore omaggia la sua Roma con San Lorenzo, mentre nel finale regala i suoi brani più celebri, tra cui Sempre e per sempre, La donna cannone cantata da tutto il pubblico e Buonanotte fiorellino.

La struttura del concerto è chiara e ben calibrata: una prima parte con brani scelti dal repertorio, il momento centrale dedicato all’album Rimmel, e infine pezzi meno frequenti nelle recenti setlist. La band, di altissimo livello — Primiano Di Biase (direzione artistica, tastiere e fisarmonica), Carlo Gaudiello (pianoforte), Paolo Giovenchi (chitarre), Cristina Greco (cori), Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso), Francesca La Colla (cori), Simone Talone (batteria) e Alessandro Valle (chitarra e pedal steel) — accompagna De Gregori in un viaggio che spazia tra folk, accenti americani e arrangiamenti intimisti, mantenendo l’eleganza e la freschezza dei brani.

Tra le rarità inserite in scaletta, spiccano I matti e Il panorama di Betlemme, pezzi eseguiti raramente e presentati dallo stesso autore con un tocco di ironia: «Faccio anche queste canzoni non molto note, quelle che non raccattano tanti applausi».

Ciò che emerge, più di ogni altro aspetto, è la capacità di De Gregori di far vivere le parole e la musica, rendendo attuali anche testi scritti cinquant’anni fa. Le storie raccontate in Rimmel — da Le storie di ieri a Pablo — restano potenti, profonde, capaci di parlare di fragilità, amore, migrazione e ingiustizia.

Cinquant’anni dopo, Francesco De Gregori conferma il suo posto di pilastro del cantautorato italiano: non solo custode di un repertorio storico, ma artista capace di reinventarsi, emozionare e far sentire ogni concerto come un incontro intimo, vivo e memorabile.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Elisabetta Canavero

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