Maggio 12, 2026
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Napoli non accoglie i concerti: li assorbe, li mastica, li restituisce sotto forma di sudore sui muri e cori che sembrano usciti da un centro sociale nel 2003. E alla Casa della Musica le Le Bambole di Pezza hanno trovato il loro habitat naturale: un ultimo atto di tour trasformato in manifestazione collettiva, tra glitter punk, rabbia lucida e una valanga di eyeliner colato.

La tappa napoletana del “Club Tour 2026” non è stata la semplice chiusura di una serie di date. È sembrata piuttosto una dichiarazione d’intenti. La band sale sul palco senza costruzioni teatrali inutili: chitarre sparate dritte in faccia, batteria serrata e quell’attitudine da riot band metropolitana che in Italia continua a essere più necessaria che trendy.

In mezzo al pogo e alle urla liberatorie, il momento chiave arriva con la presentazione di “Porno”, il nuovo singolo in uscita per EMI Records Italia / Universal Music Italia. Dal vivo il pezzo suona già come un manifesto generazionale: sporco, ironico, sessualmente politico. “Mi scrivi buongiorno / ma si legge porno” viene urlato dal pubblico con la stessa intensità con cui qualche anno fa si sputavano addosso slogan pop-punk americani nelle camerette adolescenziali.

Il brano si muove tra sarcasmo e rivendicazione, rifiutando qualsiasi estetica da empowerment preconfezionato. Le Bambole di Pezza non cercano approvazione: la divorano e la risputano deformata. Il riferimento a Timothée Chalamet infilato nel testo è perfetto proprio perché sembra uscito da un feed doomscrollato alle tre di notte: pop culture come arma, non come decorazione.

Dopo l’esibizione al Concerto del Primo Maggio di Roma, la band appare in uno stato di grazia rumorosa. Napoli risponde come sa fare: senza mezze misure. Ogni pezzo diventa un coro da stadio underground, ogni pausa una miccia pronta a riaccendersi. Non c’è nostalgia nel loro suono, anche quando flirtano apertamente con il punk-rock dei Duemila. C’è invece una furia contemporanea, figlia dei social, della pressione estetica, delle relazioni usa-e-getta e della necessità costante di ridefinire il proprio spazio.

Alla fine del concerto restano feedback di chitarra, bicchieri vuoti e quella sensazione rara che solo certi live lasciano addosso: aver assistito non a una performance, ma a una presa di posizione collettiva. “Porno” promette di diventare uno degli inni alternativi più rumorosi della stagione. E se il rock italiano cercava ancora una band capace di trasformare il disagio in identità, Le Bambole di Pezza hanno appena ricordato a tutti come si fa.

Photo Credit Davide Mauro

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