Maggio 18, 2026
Not-a-Blonde-header-image

Prima di tutto la notizia, di certo nuova e – di certo per i fan, ma anche per chi non le conosce ancora (molto male per voi, ndr) – succulenta: le polistrumentiste Chiara “Oakland” Castello e Camilla Matley Benedini, in arte I’m not a blonde, escono finalmente con un nuovo studio album.
Nuova musica, quindi, e, soprattutto, una rinnovata consapevolezza artistica e personale. I nuovi singoli “To Fall” e “Hip Hop in the Fog” anticipano infatti l’uscita del prossimo studio album, “11 (The Art of Being a Couple)”, un progetto che promette di raccontare — attraverso sonorità più elettroniche e un approccio decisamente più dance — le molteplici sfumature delle relazioni umane.

Prima di entrare nel cuore delle novità, vale la pena ripercorrere il cammino artistico del duo formato da Chiara e Camilla, musiciste ma anche compagne nella vita. Fin dagli esordi — segnati da una trilogia di EP tra il 2014 e il 2015 — il progetto ha costruito un electro-pop raffinato che intrecciava synth anni ’80, chitarre anni ’90 e una scrittura sospesa tra ironia e introspezione.
Il debutto Introducing I’m Not a Blonde ha definito le coordinate del loro immaginario sonoro, poi ampliate con The Blonde Album e ulteriormente maturate in Under the Rug, lavoro che la critica ha apprezzato per la capacità di muoversi tra tensione emotiva e leggerezza pop. Testate come Rockit hanno spesso sottolineato proprio questa attitudine a bilanciare oscurità e immediatezza melodica, mentre negli anni del progetto Welcome Shadows / This Is Light è emersa una ricerca ancora più esplicita sui dualismi — luce e ombra, analogico e digitale, distanza e intimità.

Una traiettoria coerente che oggi trova una naturale evoluzione: se il passato era fortemente legato a strumenti e scrittura analogica, il nuovo lavoro abbraccia una dimensione più elettronica, ritmica e fisica.

La verità più profonda, però, non è soltanto sonora o artistica, ma qualcosa di più ‘tridimensionale’, prospettico e profondo, commisto alla vita oltre che all’arte. Perché se è vero che Chiara e Camilla sono da anni una coppia anche nella vita, allora è lo stesso concetto di famiglia che si mescola, anticipa e presuppone il progetto musicale. Ed è proprio da questo vissuto che nasce l’idea del nuovo album.

“Io e Camilla siamo anche una coppia, una famiglia. A un certo punto ti chiedi: la nostra musica e la nostra relazione come si relazionano? Possono vivere indipendenti? Sono codipendenti?”, racconta Chiara.

Il disco prende forma come una sorta di summa emotiva della relazione, quasi un manuale sentimentale che osserva la vita di coppia nelle sue fasi più riconoscibili. Non una narrazione lineare, ma un mosaico di momenti.

“Lo immagino come una serie di fotografie dei momenti di una relazione — fasi che molte persone possono riconoscere”, spiega Camilla.

Questi frammenti non seguono necessariamente una sequenza temporale: sono legati dal loro vissuto, ma volutamente slegati da un ordine cronologico preciso, così da diventare universali.

“Le canzoni parlano di noi, ma sono declinate in tutte le relazioni, affettive e non”, precisa Chiara.

Il titolo stesso, “11 (The Art of Being a Couple)”, suggerisce questa ambizione: osservare la relazione come una pratica, un’arte fatta di cadute, riconferme e trasformazioni.
E per mettere bene a fuoco questa arte, questo percorso, questo ensemble, dopo anni di lavoro continuo, il duo ad un certo punto ha sentito la necessità di fermarsi.

“Questo nuovo viaggio musicale arriva dopo un periodo in cui siamo state ferme, una pausa di riflessione. A un certo punto ti chiedi: chi siamo, a che punto siamo e come vogliamo continuare questa avventura”, racconta Chiara.

La risposta è arrivata attraverso la scrittura.

“Abbiamo la fortuna e la gioia di condividere questa avventura. Avevamo bisogno di continuare a scrivere e raccontare questo momento.”

Il cambiamento più evidente riguarda il suono. Le fondamenta della band — chitarra e voce — sono state rielaborate fino quasi a perdere la loro forma originaria.

“Ci siamo spinte un pochino più verso l’elettronica”, spiega Chiara, che prosegue affermando come “gli elementi analogici della band sono stati contaminati. Le chitarre hanno preso una forma diversa rispetto a quella classica e anche la voce è stata trattata.”

Camilla conferma questa direzione:

“Le chitarre sono state un po’ messe da parte e, quando le abbiamo usate, lo abbiamo fatto in modo non tradizionale.”

Persino la voce diventa materia plastica.

“In Hip Hop in the Fog c’è un loop che sembra un synth trance, ma in realtà è la mia voce tagliata e rielaborata in produzione”, racconta Chiara.

Il risultato è un suono più dinamico, corporeo.

“È un brano che stimola al movimento, con un’attitudine decisamente dance.”

Il primo singolo, “To Fall”, esplora la fragilità dell’equilibrio emotivo.

“Due persone finiscono per ‘incollarsi’ e camminare insieme fino a confondere i propri confini”, spiega Camilla; “il problema nasce quando una delle due viene meno a questo patto implicito: l’altro prova una sensazione di caduta nel vuoto.”

Una metafora potente.

“Basta una parola che rompe quell’equilibrio e l’altro cade da questa torre, sentendosi completamente perso.”

Proprio per questo il brano si muove tra sogno e realtà: una dinamica che interviene spesso anche nei rapporti di coppia vissuti davvero, anche se in termini e modalità meno brusche e più ‘diffuse’.

“Si capisce che si sono sovrapposte percezioni tra realtà e sogno. Nasce il dubbio: sto sognando o mi sta davvero succedendo?”, conclude Chiara.

Se To Fall racconta la crisi, “Hip Hop in the Fog” torna all’origine del sentimento.

“Racconta la fase iniziale della conquista: vedi qualcuno che ti intriga e nasce un gioco di sguardi, mentre la tua voce interiore ti chiede cosa stai facendo”, racconta Camilla.

Il titolo racchiude già la tensione emotiva del brano.

“Hai questa dimensione di movimento, di serata, ma sei dentro una nebbia emotiva. Vorresti raggiungere l’altra persona, ma per il momento è ancora intangibile”, spiega Chiara.

Nel processo creativo è stata importante anche la collaborazione con il produttore Mario Conte.

“Questo album è stata l’occasione per lavorare più a stretto contatto con lui. Si sono aperte nuove strade e speriamo sia solo una nuova partenza”, racconta Chiara.

Una rinascita che passa anche attraverso la fatica del cambiamento.

“La vita è fatta di cadute e riequilibri. Ogni volta è come riconfermare una scelta.” confermano Chiara e Camilla praticamente all’unisono. Ed è proprio questa scelta — personale prima ancora che artistica — a rendere il progetto particolarmente significativo. Perché se la musica resta il loro canale privilegiato di comunicazione, oggi lo è ancora di più:

“Permette una comunicazione su un piano diverso.” E’ dunque chiaro che con “To Fall” e “Hip Hop in the Fog”, I’m Not a Blonde non anticipano soltanto un nuovo album: raccontano una trasformazione profonda, sonora ed emotiva. Più elettroniche, più libere, più consapevoli — ma soprattutto determinate a trasformare la propria esperienza di coppia in un racconto universale, capace di attraversare il tempo e parlare a chiunque abbia vissuto — o stia vivendo — l’arte complessa dello stare insieme.

Articolo a cura di Stefano Carsen

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!