È arrivato Vol.II, il nuovo capitolo del duo più enigmatico e discusso del momento, tra microtoni, loop e un’estetica surreale. Il loro obiettivo sembra chiaro: esplorare territori sonori fuori dall’ordinario e restituire leggerezza e ironia a un genere spesso percepito come elitario. Più che un esperimento accademico, il loro progetto assomiglia a un vero e proprio parco giochi.
C’è chi li interpreta come un fenomeno per pochi iniziati, quasi una setta sonora. In realtà, gli Angine de Poitrine sembrano fare l’opposto: prendono il cosiddetto math rock, spesso associato a un pubblico ristretto e iper-tecnico, e lo ribaltano con spirito ludico. Lo svuotano di seriosità e lo rendono accessibile, perfino divertente. In questo nuovo lavoro non emerge alcuna tensione oscura: piuttosto, si percepisce una spinta verso l’esplorazione e il gusto per l’assurdo. È musica che non si prende troppo sul serio e che comunica energia positiva.
Negli ultimi tempi, anche nomi celebri sono rimasti colpiti. Dave Grohl ha raccontato di essere rimasto spiazzato dal duo, mentre Mike Portnoy ha descritto il loro suono come qualcosa che da giovane avrebbe immaginato appartenere al futuro. Intanto Sean Lennon mostra apertamente il suo apprezzamento sui social. Intorno a loro si è creata una curiosità crescente, alimentata anche da performance diventate virali online.
Sui social è ormai impossibile ignorarli: i loro costumi a pois, le maschere e l’immaginario visivo bizzarro invadono i feed. L’anonimato contribuisce al fascino, così come l’estetica che mescola ironia, fantascienza e cultura pop. In molti cercano di spiegare il fenomeno, spesso collegandolo al bisogno, in un’epoca dominata da produzioni standardizzate, di qualcosa di imprevedibile e profondamente umano.
Dal punto di vista musicale, Vol.II è composto da circa mezz’ora di brani prevalentemente strumentali, costruiti su intrecci di loop e parti suonate dal vivo. Il duo – batteria da un lato, chitarra e basso dall’altro – crea strutture complesse ma sempre dinamiche, basate su ripetizione ed evoluzione. Nonostante l’uso frequente di poliritmi, il risultato resta sorprendentemente accessibile e coinvolgente.
Uno degli elementi più discussi è l’uso della microtonalità. Nella musica occidentale tradizionale l’ottava è suddivisa in dodici semitoni, mentre qui viene ulteriormente frammentata, introducendo intervalli più piccoli. Questo genera una sensazione di “scarto” rispetto a ciò a cui siamo abituati: le note sembrano leggermente fuori posto, ma senza risultare completamente estranee. È una scelta che richiama tradizioni musicali non occidentali e sperimentazioni già presenti nel jazz e nella musica contemporanea.
Tuttavia, la microtonalità non è l’unico elemento distintivo. Anche chi non ne coglie i dettagli percepisce comunque una certa tensione armonica, una stranezza che resta però comprensibile. Più ancora delle altezze, sono i ritmi e l’interazione tra i due musicisti a definire il loro stile: incastri precisi, dialogo continuo, energia condivisa.
Definirsi “orchestra rock microtonale dada-pitagorica-cubista” contribuisce a costruire il mito, ma ciò che arriva davvero è l’intesa tra i due e il piacere evidente nel suonare insieme. Dietro l’apparenza aliena – costumi, maschere, gestualità teatrale – emerge qualcosa di profondamente umano: il divertimento puro della collaborazione musicale.
È difficile separare il successo della loro musica dall’impatto visivo. Senza quell’immaginario così riconoscibile, probabilmente non avrebbero attirato la stessa attenzione. Eppure, una volta entrati nel loro mondo, si è disposti a sospendere l’incredulità e ad accettare il gioco: due figure misteriose che sembrano davvero provenire da un altro pianeta musicale.
Al di là dell’estetica, però, resta un dato: sono riusciti a rendere il math rock qualcosa di immediato e persino giocoso. Nei loro brani convivono complessità tecnica e ironia, strutture elaborate e momenti quasi comici. È musica che sorprende, ma che riesce anche a far sorridere.
Tradizionalmente, questo tipo di sonorità richiede attenzione e competenze per essere apprezzato pienamente. Gli Angine de Poitrine, invece, lo propongono con una vitalità che richiama, in modo curioso, l’energia degli strumentali rock degli anni ’50 e ’60: musica tecnica, sì, ma anche istintiva e piena di immaginazione. Allora come oggi, ciò che sembra “strano” può diventare semplicemente affascinante.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
