Tedua riapre il diario e ci scrive sopra con rabbia, lucidità e parecchi conti in sospeso. Senza annunci né countdown, il rapper genovese ha pubblicato sui social “Lettera a Tedua”, primo assaggio di Ryan Ted, il mixtape in arrivo il 22 maggio e già presentato come un ritorno alle origini, almeno nello spirito.
Il brano suona come un’autopsia pubblica degli ultimi dieci anni: successi enormi, accuse ricorrenti, identità messe in discussione e quella sensazione costante di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Tedua prende le frasi che per anni gli sono state cucite addosso — dal “non sa cantare” al “si è venduto” — e le trasforma nel motore narrativo del pezzo. Non cerca assoluzioni, semmai rivendica il percorso.
“Lettera a Tedua” abbandona la sovrastruttura da concept e torna a una scrittura più nuda, quasi diaristica. C’è il peso della pressione, il rapporto con il successo, la distanza fra il personaggio e la persona. Ma soprattutto c’è un artista che sembra voler fare i conti con la propria immagine pubblica senza filtri né estetizzazioni.
Anche Ryan Ted promette di muoversi in quella direzione. L’immaginario richiama le atmosfere malinconiche e adolescenziali dei primi lavori, con riferimenti alla cultura pop anni Duemila e a quell’estetica da teen drama californiano che aveva già attraversato il mondo narrativo di Tedua. Stavolta, però, il tono appare più disilluso: meno romanticismo, più cicatrici.
Nel frattempo, il 24 giugno, Tedua salirà per la prima volta sul palco di San Siro. Un passaggio simbolico per uno che, per anni, si è sentito dire di essere fuori posto praticamente ovunque.
