Gli Haircut 100 sono stati una delle band che meglio hanno incarnato il pop britannico dei primi anni Ottanta. Eleganti ma mai algidi, con cravatte, gilet e l’aria da studenti modello, erano l’immagine di una nuova generazione che cercava di lasciarsi alle spalle il punk senza rinunciare alla sua freschezza. Avevano fascino, ironia e un suono immediatamente riconoscibile, tanto che nel 1982 Rolling Stone li definì “il nuovo suono più fresco del pop”.
Al centro della scena c’era Nick Heyward, arrivato dalla periferia sud di Londra, volto da idolo adolescenziale e talento naturale per la scrittura. “All’epoca pensavo: magari non combineremo niente, ma almeno abbiamo un bel nome”, racconta oggi sorridendo. In effetti gli Haircut 100 avevano uno dei nomi più improbabili dell’epoca, ma soprattutto avevano le canzoni.
“Love Plus One” resta ancora oggi uno dei simboli del pop dell’era MTV: una dichiarazione d’amore costruita su melodie luminose, bonghi, marimbe, fiati e chitarre dal sapore latino. In poco più di tre minuti condensava tutto quello che rendeva speciale il gruppo. Insieme a “Favourite Shirts (Boy Meets Girl)” e “Fantastic Day” contribuì a trasformare Pelican West, pubblicato nel 1982, in uno degli album più rappresentativi del new pop inglese. Un disco che mescolava funk, salsa, bossa nova e pop melodico con una leggerezza che ancora oggi conserva intatta la sua forza. Persino i titoli delle canzoni raccontavano lo spirito della band: basti pensare a “Lemon Firebrigade”.
La loro parabola fu però rapidissima. Come molte storie del pop anni Ottanta, anche quella degli Haircut 100 si consumò nel giro di poco tempo. E forse è proprio questo il motivo per cui il loro mito è rimasto intatto. Non hanno avuto il tempo di logorare la propria immagine né di trasformarsi in una macchina della nostalgia. Dopo lo scioglimento ciascuno ha preso la propria strada. Le reunion sono state rarissime – la più nota quella del 2004 per il programma Bands Reunited di VH1 – e per molti anni sembrava che quel capitolo fosse definitivamente chiuso.
Oggi, invece, la storia ha preso una direzione diversa.
Nick Heyward ha 65 anni, ma conserva lo stesso entusiasmo di quando scriveva le canzoni di Pelican West. Dopo oltre quarant’anni gli Haircut 100 sono tornati insieme, questa volta con un nuovo album, Boxing the Compass, e con la convinzione che non si tratti dell’ennesima parentesi.
«Ci sono state tante occasioni per riformare la band», racconta il cantante. «Ci abbiamo provato diverse volte, ma non riuscivamo mai a restare uniti. Adesso è diverso. Questa volta resteremo insieme. Non ci scioglieremo più: siamo troppo vecchi per scioglierci.»
Il ritorno è iniziato nel 2024 con il primo tour completo dopo quarantadue anni, culminato nell’esibizione al Glastonbury Festival. Anche i concerti americani, i primi dal 1982, hanno confermato che la band ha ritrovato lo spirito dei giorni migliori. A settembre, durante una data a New York, il pubblico mescolava fan della prima ora e ragazzi che avevano scoperto il gruppo decenni dopo la sua scomparsa. Un passaggio di testimone quasi naturale per una band che continua a essere riscoperta da nuove generazioni.
Quest’estate gli Haircut 100 torneranno negli Stati Uniti insieme agli Squeeze e ad Adam Ant. «La nostra energia è sempre stata uno dei nostri punti di forza», dice il bassista Les Nemes. «E non è cambiato molto. Ce l’abbiamo ancora nella testa e anche sul palco. Chi viene ai concerti pensando di assistere a uno spettacolo tranquillo resterà sorpreso.»
La stessa vitalità attraversa Boxing the Compass, che molti fan considerano il vero seguito di Pelican West. L’album pubblicato nel 1984, Paint and Paint, era stato inciso senza Heyward e per questo è sempre rimasto una parentesi nella storia del gruppo. Oggi, per la prima volta, gli Haircut 100 possono ripartire davvero dalla formazione originale. Hanno anche una struttura manageriale che non avevano mai avuto, lo stesso team che segue artisti come Wet Leg e Manic Street Preachers.
A confermare il desiderio di dialogare con il presente è arrivata anche la cover di “As It Was” di Harry Styles eseguita per la BBC. «All’inizio eravamo una band molto vicina al power pop», spiega il chitarrista Graham Jones. «Per questo quella canzone ci è sembrata perfetta. È stato quasi un modo per tornare alle nostre origini.»
Il fatto che Pelican West continui a suonare sorprendentemente moderno spiega perché venga ancora considerato un classico. Heyward aveva assimilato la lezione di David Bowie e Marc Bolan, sviluppando però una scrittura personale fatta di melodie immediate e testi pieni di giochi di parole e immagini surreali. Anche il titolo dell’album nasce da un piccolo scherzo linguistico: deriva dal West Pelican Wharf di Londra, con le parole invertite per evocare un immaginario più esotico e romantico. Sul palco, vestiti con cravatte, maglioncini e cappelli da pescatore, sembravano studenti inglesi catapultati per caso nel mondo delle popstar.
La storia degli Haircut 100 comincia a Beckenham, nella periferia sud di Londra. Nick Heyward, Les Nemes e Graham Jones iniziano a suonare insieme nel 1977, travolti dall’urto del punk ma già curiosi di guardare oltre.
«Eravamo migliori amici», ricorda Nemes. «Vivevamo insieme a Londra, quasi come nei telefilm americani in cui i protagonisti dividono un appartamento e suonano nella stessa band. Io e Nick lavoravamo negli studi d’arte, Graham nella stampa fotografica professionale. Fin dall’inizio siamo stati bravi a costruire l’immagine del gruppo e a promuoverlo.»
La Londra di quegli anni era il posto ideale per chiunque volesse fare musica. Ogni sera nascevano nuove band, i club erano laboratori creativi e il confine tra moda, arte e pop diventava sempre più sottile.
«Eravamo immersi nella scena dei locali», racconta Jones. «A Londra c’erano gli Spandau Ballet, mentre a Birmingham stavano emergendo i Duran Duran e a Sheffield gruppi come ABC e Heaven 17. Ma nella capitale stava succedendo qualcosa di speciale. I New Romantics convivevano con i primi gruppi funk e sembrava che ogni settimana nascesse un’idea nuova. Siamo stati fortunati a vivere quel momento.»
Anche il nome della band nasce da quello spirito. «Probabilmente è la cosa più stupida che potessimo inventare», dice oggi Nemes divertito.
Prima di arrivare a Haircut 100 avevano preso in considerazione nomi come Moving England, Blatant Beavers, Napkin Man e Quick Cereals. La svolta arriva durante un periodo poco felice: il batterista lascia il gruppo e, quasi contemporaneamente, tutti e tre vengono lasciati dalle rispettive fidanzate.
«Eravamo senza batterista e tutti single», racconta Heyward. «Cambiare nome era un po’ come cambiare taglio di capelli dopo la fine di una relazione. È quello che fanno tante persone quando vogliono chiudere con il passato.»
La reazione degli amici fu decisiva. Nessuno capiva quel nome. Tutti chiedevano semplicemente: “Perché?”. Ed è stato proprio quel coro di perplessità a convincere la band di aver trovato la scelta giusta.
«Più la gente lo trovava assurdo, più ci piaceva», dice Nemes. «Quel nome si portava dietro tutti quei “perché?”. Era impossibile dimenticarlo.»
Anche dal punto di vista musicale gli Haircut 100 nascono dall’incontro di mondi molto diversi. Nemes ascolta rock sperimentale, Jones arriva dal punk, mentre Heyward è affascinato tanto dal glam quanto dal pop americano, da Jonathan Richman ai Feelies, passando per Stevie Wonder, Rolling Stones ed Earth, Wind & Fire.
«Siamo cresciuti con le collezioni di dischi dei nostri fratelli maggiori», racconta il cantante. «Prima il glam, poi il punk è arrivato come un meteorite. Ma in casa continuavano a suonare Stevie Wonder e gli Stones. E quando ascoltavi gli Earth, Wind & Fire ti sembrava una musica irraggiungibile. Mi chiedevo come fosse possibile scrivere una canzone come “September”. Sembravano musicisti arrivati da un altro pianeta.»
Quell’eclettismo diventa finalmente un’identità precisa quando nella band entra Blair Cunningham, batterista americano cresciuto a Memphis in una famiglia dove praticamente tutti suonavano la batteria. Suo fratello Carl aveva fatto parte dei Bar-Kays, lo storico gruppo soul della Stax segnato dalla tragedia dell’incidente aereo che costò la vita anche a Otis Redding.
Prima di trasferirsi in Inghilterra Cunningham aveva lavorato come turnista negli studi di Memphis.
«Registravamo anche due album alla settimana», racconta. «Con tutte le band che passavano di lì dovevi essere pronto a qualsiasi stile. Imparavi in fretta, perché non avevi altra scelta.»
Il suo arrivo cambia completamente il suono degli Haircut 100.
«Blair portò un’autenticità che noi non avevamo», dice Heyward. «Appena si sedette dietro la batteria andammo oltre il punk, oltre la new wave. Improvvisamente tutto iniziò a suonare diverso.»
Il groove diventa il tratto distintivo della band. Le influenze soul e funk si fondono con il pop britannico, le melodie di Heyward acquistano un ritmo nuovo e il gruppo trova finalmente una cifra personale.
L’ascesa è rapidissima.
Nell’ottobre del 1981 esce “Favourite Shirts (Boy Meets Girl)”, il primo singolo capace di portarli nelle classifiche britanniche. Pochi mesi dopo arriva “Love Plus One”, che spalanca loro anche il mercato americano proprio mentre MTV sta trasformando il videoclip in uno strumento decisivo per il successo internazionale.
Da un giorno all’altro gli Haircut 100 passano dai club londinesi alle copertine delle riviste musicali. Le ragazze li aspettano fuori dagli alberghi, i concerti fanno registrare il tutto esaurito e la band si ritrova a vivere quel sogno che sembrava irraggiungibile solo pochi mesi prima.
«Per un attimo abbiamo avuto la sensazione di vivere quello che dovevano aver provato i Beatles», ricorda Heyward.
Anche la conquista degli Stati Uniti ha un valore simbolico. «L’America ci ha sempre affascinato», racconta il cantante. «Negli anni Settanta mi guardavo allo specchio e pensavo: “Ci sono io e poi c’è Shaft. Lui è il ragazzo più cool del mondo, io sembro un adolescente impacciato”. L’America rappresentava tutto quello che sembrava impossibile. Ritrovarsi lì, con una band inglese, era qualcosa che non avrei mai immaginato.»
Il momento più alto della parabola degli Haircut 100 arriva nella primavera del 1982. La band è ormai una realtà internazionale, e negli Stati Uniti sembra avere tutto dalla propria parte: il successo di MTV, un pubblico in crescita e un’immagine perfetta per l’epoca.
Il 21 maggio 1982 gli Haircut 100 suonano al Roxy di Los Angeles. È una data speciale anche per Nick Heyward, che proprio quel giorno compie 21 anni. Tra il pubblico c’è Clive Davis, il leggendario dirigente discografico capace di lanciare o affossare intere carriere, accompagnato da Simon Potts, una figura di primo piano della loro etichetta britannica.
Per Heyward è un momento quasi irreale.
«Clive Davis mi regalò una torta di compleanno enorme a forma di pettine», racconta. «Era come se mi stesse dicendo: hai 21 anni, ora sei un uomo. Era tutto perfetto.»
Il cantante usa un’immagine che riassume bene quella fase della loro storia: quella del surfista dentro l’onda perfetta.
«È quel momento in cui sei al centro dell’onda, quando tutto sembra rallentare. C’è silenzio, anche se intorno a te c’è il rumore dell’acqua. Sai che stai vivendo qualcosa di irripetibile. Vorresti che durasse per sempre, ma dentro di te sai anche che prima o poi quell’onda si spezzerà.»
E infatti si spezzerà.
Gli Haircut 100 avevano raggiunto il vertice, ma non erano preparati a gestire le conseguenze del successo. La pressione aumentava, gli equilibri interni diventavano fragili e la macchina dell’industria musicale iniziava a pesare.
«Eravamo buoni musicisti, ma pessimi negli affari», ammette Heyward. «Il nostro manager se ne andò e improvvisamente ci trovammo circondati da molte persone. Il problema era che non sapevamo nemmeno chi fossero o perché fossero lì.»
Senza una guida precisa, la band comincia a dividersi. Emergono tensioni, si creano fazioni e quello che fino a poco prima sembrava un gruppo inseparabile perde la propria direzione.
Heyward, il volto pubblico della band e il principale autore delle canzoni, vive il periodo più difficile. Ha un crollo psicologico e viene ricoverato, in un’epoca in cui nell’industria musicale si parlava ancora pochissimo di salute mentale.
Gli Haircut 100 si sciolgono.
«È durato solo un anno», dirà più avanti Heyward. «È stato come un fiore che sboccia e poi muore. Come un’effimera, un insetto che vive soltanto un giorno. Noi siamo stati un’effimera durata un anno.»
Eppure quel breve periodo è bastato per lasciare un segno.
Dopo la fine della band, Heyward intraprende una carriera solista e nel 1984 pubblica North of a Miracle, album che contiene la ballata “Whistle Down the Wind”. Negli anni Novanta torna al successo in Gran Bretagna con “Kite”, mentre nel 1998 con The Apple Bed esplora territori più vicini al folk e alla dimensione cantautorale. Il percorso trova un nuovo punto di equilibrio con Woodland Echoes del 2017, un progetto che riflette la sua continua ricerca musicale.
«Mi sono sempre ispirato ad artisti come Jonathan Richman», racconta. «Musicisti capaci di trovare una cosa che amano e continuare a seguirla. Mi piacerebbe essere così, ma mi distraggo facilmente.»
Anche gli altri membri della band seguono strade diverse.
Graham Jones continua a lavorare nella musica con nuovi progetti, mentre Les Nemes si dedica anche ad altre esperienze professionali, compresi anni di collaborazione con Rick Astley.
«Fare tour con Rick aveva tutte le parti belle dell’essere in una band e nessuna delle parti frustranti», racconta Nemes. «Ti dicevano soltanto a che ora dovevi salire sul palco. Il resto del lavoro da popstar lo faceva lui.»
Ma, nonostante le nuove esperienze, resta la sensazione che qualcosa degli Haircut 100 sia rimasto sospeso.
«Ho fatto session e lavori per altri artisti, ma non ero bravo a trovare idee per qualcun altro», spiega Nemes. «Negli Haircut invece mi sentivo completamente a mio agio.»
Per decenni sembrava impossibile che quella magia potesse tornare. La band apparteneva a un momento preciso della storia del pop: un periodo in cui MTV, i videoclip, la moda e la musica sembravano muoversi alla stessa velocità.
Poi qualcosa è cambiato.
La riscoperta del catalogo degli Haircut 100, l’interesse delle nuove generazioni e la possibilità di tornare sul palco hanno riaperto una porta che sembrava definitivamente chiusa.
E questa volta il ritorno non è soltanto nostalgia.
Nessuno, nemmeno i fan più fedeli, avrebbe immaginato che gli Haircut 100 sarebbero tornati con un nuovo album. Eppure Boxing the Compass rappresenta qualcosa di più di una semplice operazione nostalgia: è il tentativo di riprendere un discorso interrotto più di quarant’anni fa.
Brani come “Dynamite”, “Vanishing Point” e “The Unloving Plum” mostrano una band ancora curiosa, capace di guardare al passato senza restarne prigioniera. Non è un ritorno costruito soltanto sui ricordi di Pelican West, ma la continuazione naturale di un percorso che, per molti anni, sembrava essersi fermato.
«Spero che ci siano molti altri album dopo questo», dice Nick Heyward. E l’entusiasmo sembra quello di chi ha appena ricominciato a suonare con gli amici di una vita.
Per Les Nemes, il momento è quello giusto per permettere agli Haircut 100 di evolvere ancora.
«Credo che sia arrivato il momento per la band di crescere un po’. Mi piacerebbe che il prossimo album fosse più sperimentale, che provassimo nuove strade.»
La cosa più sorprendente del ritorno degli Haircut 100 è forse il modo in cui è avvenuto. Non attraverso una strategia studiata a tavolino, ma quasi naturalmente, dopo anni in cui ognuno aveva seguito il proprio percorso.
«È successo semplicemente quando doveva succedere», racconta Nemes. «Come se l’universo avesse deciso di organizzare tutto e noi dovessimo soltanto esserci.»
Un passaggio importante per ritrovare lo spirito della band è stato anche guardare Get Back, il documentario dedicato ai Beatles. Per Heyward quell’esperienza ha avuto un effetto quasi emotivo.
«Guardavamo quei musicisti provare le canzoni, stare insieme, divertirsi. E chiunque abbia mai fatto parte di una band probabilmente ha pensato: “Aspetta, noi facciamo la stessa cosa”. È questo che significa essere in un gruppo. Mi ha fatto tornare in mente quanto fosse speciale.»
La differenza rispetto agli anni Ottanta è che oggi gli Haircut 100 sembrano avere una consapevolezza diversa. Non devono più dimostrare nulla, non devono inseguire il successo o rispondere alle aspettative dell’industria. Possono semplicemente tornare a fare quello che li aveva fatti incontrare: scrivere canzoni e suonare insieme.
Il loro caso resta particolare nella storia del pop. Sono stati una band durata pochissimo, ma quel breve periodo è bastato per creare un immaginario riconoscibile. Un album, una manciata di singoli e un’estetica precisa hanno lasciato un segno molto più grande della durata effettiva della loro carriera iniziale.
“Love Plus One” continua a essere scoperta da nuovi ascoltatori, così come Pelican West continua a trovare spazio nelle collezioni di chi ama il pop britannico.
«È questo il bello della musica», dice Heyward. «Quando ho scoperto i Beatles si erano già sciolti da anni. Magari noi siamo fioriti soltanto per un periodo breve, ma quel fiore è ancora lì. E resterà lì per sempre.»
Forse è proprio questa la vera eredità degli Haircut 100: essere riusciti a catturare un momento perfetto. Una stagione in cui il pop poteva essere elegante e stravagante, intelligente e leggero, sofisticato e immediato allo stesso tempo.
Un’onda durata poco, ma abbastanza potente da continuare a tornare a riva.
