C’è qualcosa di profondamente onesto nel vedere i SI! BOOM! VOILÀ! partire da una data zero nascosta nel Cuneese per presentare il loro primo album. Nessun palco patinato, nessuna celebrazione anticipata: solo un gruppo che decide di mettersi alla prova davanti a un pubblico ravvicinato, quasi complice. È da lì che il disco prende senso, prima ancora di essere ascoltato in cuffia.
Il quintetto debuttante con l’album omonimo uscito il 16 gennaio 2026 per Woodworm, unisce esperienze diverse e solide alle spalle — dalla bassista Roberta Sammarelli (ex Verdena) ai chitarristi Davide Lasala e Giulio Ragno Favero, passando per la batterista Giulia Formica e culminando nella figura enigmatica di Michelangelo Mercuri, in arte N.A.I.P. alla voce — per generare un suono che anziché rassicurare punge, graffia e sorprende.
Il debutto è un lavoro che vive di attrito. Tra le personalità della band – affiatate, evidenti, mai sovrapponibili – e un suono che non cerca di piacere, ma di restare addosso. Le chitarre sono abrasive, la sezione ritmica spinge e trattiene nello stesso momento, come se ogni brano fosse sempre sul punto di deragliare senza farlo davvero. È una tensione costante, voluta, quasi fisica.
Dal vivo questa sensazione si amplifica. Il gruppo funziona come un organismo unico, ma è impossibile non notare come N.A.I.P. catalizzi lo sguardo. Non per ego o teatralità fine a sé stessa: prende la scena perché sembra incarnare il senso stesso del progetto. La sua voce non accompagna il suono, lo attraversa. A tratti lo contraddice, a tratti lo esaspera. È lì che il disco mostra il suo lato più disturbante, nel modo in cui parola e rumore si inseguono senza mai cercare una vera riconciliazione.
I testi non raccontano storie lineari, ma frammenti emotivi, immagini che arrivano e si incastrano come schegge. “Uno dei momenti in cui mi sembra che non butto niente è quando grido davanti a un microfono” non è solo una frase: è una dichiarazione di poetica. Il grido come forma di sopravvivenza, il palco come luogo in cui il caos trova una direzione, anche solo per pochi minuti.
Il disco procede così, per accumulo e sottrazione. Ci sono momenti in cui tutto sembra sul punto di collassare, altri in cui emerge una lucidità quasi spiazzante. “Tiri una monetina e decidi le sorti” diventa l’immagine perfetta di un album che vive di equilibrio precario, di scelte istintive, di un continuo oscillare tra controllo e abbandono.
Il suono dei SI! BOOM! VOILÀ! non è rassicurante, e non vuole esserlo. È sporco, nervoso, a tratti scomodo, ma sempre coerente con l’urgenza che lo genera. Non c’è nostalgia, non c’è citazionismo fine a sé stesso: c’è la volontà di occupare uno spazio preciso, anche a costo di risultare divisivi.
Alla fine del secret show, più che l’impressione di aver assistito a un concerto, resta quella di aver visto un gruppo nel momento esatto in cui prende coscienza della propria identità. Questo primo album è il documento di quel passaggio: imperfetto, vivo, necessario. Un disco che non chiede il permesso e che, proprio per questo, lascia il segno.
Articolo a cura di Angela Todaro
