NAPOLI – C’è un momento, durante il concerto di Serena Brancale all’Arena Flegrea, in cui il confine tra palco e platea smette di esistere. Non è l’effetto di una scenografia spettacolare né di un espediente tecnologico, ma della forza con cui l’artista barese trasforma il proprio repertorio in un rito collettivo, fatto di ritmo, improvvisazione e appartenenza.
Brancale arriva a Napoli con un progetto ormai maturo, capace di tenere insieme jazz, soul, funk, musica mediterranea e canzone d’autore senza che nessuno di questi elementi prevalga sull’altro. È un equilibrio costruito negli anni, affinato concerto dopo concerto, e oggi restituito con una naturalezza che rappresenta il suo principale punto di forza.
L’Arena Flegrea si presta bene a questo tipo di spettacolo. L’atmosfera è quella di una festa popolare, ma la qualità musicale resta altissima. La band, numerosa e precisa, sostiene ogni sfumatura della voce di Brancale, che alterna passaggi di grande intensità interpretativa a momenti di pura libertà improvvisativa. La tecnica non diventa mai esibizione: resta sempre al servizio della narrazione.
La scaletta attraversa le diverse anime del suo repertorio. I brani più recenti convivono con quelli che hanno contribuito a renderla riconoscibile presso il grande pubblico, mentre il dialetto barese, lontano dall’essere un elemento folkloristico, diventa uno strumento espressivo capace di parlare anche a chi quelle parole non le conosce. È proprio questa la cifra della cantante: trasformare l’identità locale in qualcosa di universale.
Napoli risponde con entusiasmo crescente. Ogni ritornello viene accolto da cori, applausi e una partecipazione costante che accompagna lo spettacolo dall’inizio alla fine. L’artista ricambia dialogando spesso con il pubblico, senza interrompere il flusso musicale ma rafforzando il senso di condivisione.
Dal punto di vista sonoro, il concerto convince soprattutto quando lascia spazio alle contaminazioni. Groove, elettronica, jazz e richiami alla tradizione convivono senza forzature, sostenuti da arrangiamenti dinamici che evitano qualsiasi effetto di ripetizione. Anche i momenti più intimi trovano il loro spazio, offrendo un contrappunto emotivo all’energia della parte centrale dello show.
Più che un semplice concerto, quello dell’Arena Flegrea si rivela la conferma di un’identità artistica ormai definita. Serena Brancale continua a muoversi fuori dalle categorie tradizionali del pop italiano, costruendo un linguaggio personale in cui virtuosismo, ricerca e immediatezza riescono a convivere. E proprio questa libertà, oggi, rappresenta il suo tratto più distintivo.
Photo Credit Davide Mauro












