Ottobre 8, 2026
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Ci sono opening act che servono a riempire il tempo. E poi ci sono quelli che spostano l’asse della serata. Gli Amore Audio, chiamati ad aprire il ritorno live de I Cani al Flowers Festival, appartengono decisamente alla seconda categoria.

Il duo sale sul palco con l’urgenza di chi non ha intenzione di chiedere permesso. Le basi corrono veloci tra UK garage, house nervosa e pop italiano deformato, mentre le voci sembrano arrivare da una chat vocale lasciata aperta alle tre di notte: intime, distorte, fragili, ma sorprendentemente incisive. Non cercano la perfezione, cercano la connessione. E la trovano.

La loro forza è tutta nell’equilibrio tra club culture e malinconia generazionale. Ogni pezzo sembra costruito per far ballare persone che, in fondo, stanno ancora cercando di capire cosa provare. C’è una tensione continua tra euforia e inquietudine, tra cassa dritta e confessione, che rende il live qualcosa di più di una semplice apertura.

Il pubblico, inizialmente lì per il culto trasversale de I Cani, impiega pochi minuti a cambiare prospettiva. Le teste iniziano a muoversi, i ritornelli vengono afferrati al volo, l’energia cresce senza bisogno di artifici. È il segnale che qualcosa sta funzionando: gli Amore Audio non sono un antipasto, ma un’introduzione perfetta al sentimento di straniamento che attraverserà l’intera serata.

In un panorama italiano spesso ossessionato dalla nostalgia, gli Amore Audio scelgono invece il presente: caotico, iperconnesso, emotivamente instabile. Ed è proprio questa sincerità a renderli credibili.

Quando lasciano il palco, l’impressione è quella di aver assistito all’inizio di qualcosa. Se il compito di un opening act è preparare il terreno, gli Amore Audio fanno di più: lo riscrivono.

Photo Credit Marco Ritoli

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