Agosto 11, 2026
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Si chiama Ragazzo di giù l’ultima produzione firmata Rocco Hunt e lo stesso titolo dà il nome al tour estivo dell’apprezzato ‘poeta urbano’ che ieri sera ha toccato il palco del Catania Summer Fest.

L’Italia non si ferma ad Eboli, e perciò c’è un giù geografico che è ancora più giù dei luoghi da cui nasce l’ispirazione artistica del pop-rapper campano: un giù che ne condivide con larga partecipazione i linguaggi, le visioni, le emozioni e le passioni; un giù dove Rocco Hunt può dire tranquillamente di ritrovarsi a casa.

L’affiatamento che lega il pubblico convenuto all’arena “Villa Bellini” per trascorrere una piacevolissima serata di musica con l’artista campano è solido e nasce da una base istintiva e, per tutta altra parte, lascia emergere una simpatia assolutamente reciproca.

Non è un caso che per girare diversi video che raccontano l’ultima sua produzione artistica, Rocco Hunt abbia scelto proprio Catania quale set scenografico: una scelta che suona come la certificazione di una continuità domestica che lega lo spazio emozionale della sua musica ‘partenopea’ al territorio etneo, nel riconoscimento di analoghi vicoli urbani e nell’abbandono alla visione di distese di orizzonte aperte sul mare.

Ragazzo di giù è l’immagine di una realtà di meritato successo artistico che capovolge ogni stereotipo: un po’ come quel Napoli scudettato che ormai non è segno di un episodio accidentale, ma testimonianza di un giù che sa fare bene il suo lavoro e che con caparbietà sa ottenere risultati vincenti.

Ed effettivamente, non è frutto di un mero caso la capacità mostrata da Rocco Hunt di scalare i vertici di una popolarità che non è sinonimo di facile abbandono alla rincorsa della prossima hit.

Al contrario! Per restare nei termini delle analogie calcistiche, vincere diventa più facile quando dietro la prestazione c’è preparazione, abilità, competenza tecnica, possesso della situazione. Come argutamente sosteneva il pluridecorato trainer Massimiliano Allegri, il calcio è un affare semplice e per vincere il segreto è non sovrabbondare nelle complicazioni.

Un assioma tanto lineare e tanto profondo nella sua verità quanto esposto al fraintendimento, finché non si comprende quanto il segreto della semplicità non sia a portata di tutti, non sia sinonimo di avallo della più ingenua spontaneità e concessione alla faciloneria, ma piuttosto contempli l’acquisizione di una faticosa abilità nel saper fare bene ciò che il compito richiede.

Lo stesso metro di misura occorre prendere come strumento di valutazione per avvicinarsi con intelligenza e per gustare con appropriatezza il lavoro musicale di Rocco Hunt, del tutto in grado di riuscire a triangolare con finezza tra pop melodico, radici hip-hop e modi propri del rap.

Già! Perché il live è una bella occasione per spaziare lungo le diverse proiezioni disegnate dalla musica del ‘poeta urbano’, le quali vanno al di là dello spazio più noto di quelle riconoscibili hits che hanno reso ormai la sua voce un’amabile compagna di tante estati italiane, e si allargano dentro lo spazio, altrettanto autentico, della scena hip-hop partenopea, orgogliosa del suo codice linguistico assolutamente caratterizzante.

Tra le ultime canzoni che rientrano nel nuovo album, Rocco si sofferma a sottolinearne una in particolare: Spero che Dio non me la porti via. È un’elegia appassionata delle cose semplici: quelle cose che fanno parte del bagaglio della vita di tutti i giorni e che bisogna sempre reimparare ad apprezzare, perché sono così vicine da far sfuggire l’impressione del loro valore, eppure sono le cose che meritano di essere più valorizzate per quello straordinario potenziale affettivo che introducono dentro l’universo interiore. Un inno al valore della semplicità che torna a raccontare le note di autenticità su cui procede in avanti lo straordinario viaggio musicale di Rocco Hunt.

Infine, bisogna dire che a proposito di cose semplici è necessario menzionarne una davvero del tutto fondamentale: al live di Rocco Hunt è vietato non divertirsi!

Ogni altro pubblico si ritenga avvisato: Rocco ce fa pazzià, oh mà, oh mà!  

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