Luglio 14, 2026
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Tre, forse quattromila persone. Un colpo d’occhio importante per l’Anima Festival, con un pubblico che ha risposto presente trasformando il concerto di Emma in una festa collettiva, cantata dall’inizio alla fine. Più che uno show, un rito condiviso tra un’artista e la sua gente.

Emma conosce il suo pubblico e, soprattutto, non lo teme. Lo dimostra per tutta la serata, muovendosi continuamente sul palco per accorciare le distanze, cercando il contatto con le prime file, dedicando attenzione all’area riservata alle persone con disabilità e ribadendo con i fatti quella vicinanza che da anni rappresenta uno dei tratti distintivi del suo percorso.

Il momento simbolicamente più forte arriva nel finale, quando decide di scendere in mezzo alla folla e invita anche chi stava seguendo il concerto dall’esterno ad abbassare la rete di recinzione per sentirsi parte dello spettacolo. Un gesto spontaneo, perfettamente in linea con una cantante che non ha mai nascosto la propria sensibilità verso i temi sociali e che, in più occasioni, ha scelto di regalare biglietti a chi non poteva permettersi di assistere ai suoi concerti.

Dal palco torna anche il messaggio che accompagna ormai da tempo i suoi live: “Restate sempre voi stessi, a prescindere dai giudizi”. Parole che acquistano un peso particolare pensando alle tante critiche e agli episodi di body shaming che Emma ha dovuto affrontare nel corso della sua carriera. La sua risposta continua a essere la stessa: trasformare le fragilità in forza e farne un punto di incontro con il pubblico.

La scaletta, del resto, è una collezione di successi. Le hit si susseguono senza particolari cali di tensione e il pubblico conosce praticamente ogni ritornello. A sostenere la cantante c’è una band compatta, precisa, mentre l’acustica si rivela uno degli aspetti migliori della serata.

È proprio sul piano dello spettacolo, però, che emergono i dubbi maggiori. Il live appare molto simile a quelli degli ultimi anni: gli arrangiamenti restano pressoché invariati e manca quella sensazione di evoluzione che ci si aspetterebbe da un’artista con un repertorio così consolidato. Anche alcune scelte sceniche convincono poco. Imbracciare una chitarra elettrica senza utilizzarla realmente finisce per apparire come un’estetica costruita più che un autentico slancio rock, togliendo credibilità a un’immagine che vorrebbe risultare più graffiante.

Non convince nemmeno il ricorso evidente alle basi, percepibili in più momenti del concerto e talvolta fin troppo in primo piano. Un dettaglio che, in un live costruito sul rapporto diretto con il pubblico, rischia di spezzare quella sensazione di autenticità che Emma riesce invece a trasmettere con la sua presenza scenica.

Ora lo sguardo è rivolto al grande appuntamento dell’Ippodromo di Milano. Una sfida completamente diversa, che richiederà uno spettacolo capace di riempire spazi molto più ampi. La personalità di Emma non è in discussione, così come il legame con i suoi fan. Qualche interrogativo, invece, resta sulla capacità dell’attuale impianto scenico di sostenere un palco di quelle dimensioni senza un deciso salto di qualità.

Perché il cuore c’è, il pubblico anche. Adesso serve l’evoluzione dello show.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Elisabetta Canavero

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