Collegno, 9 luglio 2026
Sul palco del Parco della Certosa Reale, insieme alle casse e ai monitor, ci sono anche delle abat-jour, qualche lampada e una panca: l’effetto è quello di un salotto rovesciato in mezzo alla strada o viceversa. Ed è più o meno il senso di tutto l’Elsewhere Live Tour: la distanza tra il dentro e il fuori, tra un disco scritto in casa e un festival open air che si annulla nel giro di due canzoni.
La prima cosa che salta all’occhio — anzi, all’orecchio — è che qui non c’è un beat che parte da un laptop. C’è una band vera, e che band. Gerva al sassofono, Frenetik alle chitarre (che di Elsewhere è anche uno dei produttori), Orange al basso, Flavio ai synth, Rodrigo D’Erasmo al violino, Rabbo al pianoforte e Fabio Rondanini alla batteria: sette musicisti che si scambiano postazioni e strumenti canzone dopo canzone, costruendo un suono che respira insieme al flow di Gemitaiz. E il flow, va detto, resta quello di uno che il soprannome di “flowman” se l’è guadagnato sul campo: niente autotune, niente basi preregistrate, solo voce e strumenti suonati lì, in tempo reale.
Gem canta, fuma, si concede un paio di sorsi e riparte ancora più carico di prima. È lui stesso ad aizzare il pubblico, che risponde con urla e salti a ogni invito in un gioco a due che si autoalimenta per tutta la serata. Alle sue spalle, grafiche psichedeliche ma stranamente familiari completano quella sensazione di sogno a occhi aperti che accompagna tutto lo show.
Tra un pezzo e l’altro, spazio anche al cuore: gli auguri di compleanno a Mace lanciati tra il pubblico con <3<3, un bacio a distanza per Meg, “la strega bianca protettrice del tour”, e i ringraziamenti a tutte le artiste e gli artisti con cui ha collaborato per l’ultimo album.
Se c’è un vertice emotivo nella serata, arriva con Davide: il pubblico non aspetta neanche l’invito, canta ogni parola insieme a Gemitaiz, in un coro che per qualche minuto rende irrilevante chi sia sul palco e chi sotto. Subito dopo, Giornate vuote cambia completamente registro: il sax detta un ritmo sottile, quasi sospeso, e la platea — fino a un attimo prima scatenata — si lascia avvolgere da un’emozione più delicata, in uno dei contrasti meglio riusciti di tutta la scaletta.
E poi, la sorpresa: sul palco sale MadMan. Il pubblico esplode e per qualche minuto ci è sembrato davvero che ogni cosa fosse destinata a succedere esattamente in quel momento, in quell’ordine.
Uscire dal Parco della Certosa Reale con l’adrenalina ancora in circolo non è un modo di dire: è la sensazione reale di chi ieri sera c’era e cdi chi stamattina si è ritrovato a riascoltarsi le stesse canzoni, come per prolungare la serata di qualche ora. Il segno, forse, che il vero salto di qualità dell’Elsewhere Live Tour non è soltano nel repertorio meraviglioso ma anche nella scelta, tutt’altro che scontata per un rapper, di affidarsi a una band e lasciare che il concerto viva, cambi, e a volte rischi, ogni sera in modo diverso.
Live report a cura di Benedetta Capobianco
Foto di Nicola Londei




















