Avevo quattro anni quando 17 Re entrava in casa mia. Non lo mettevo io sullo stereo: arrivava dalla stanza di mio fratello maggiore, che consumava quel disco fino a farlo diventare parte del paesaggio sonoro della nostra infanzia. Riascoltarlo oggi, dal vivo, a distanza di quarant’anni, significa accorgersi che certe canzoni non invecchiano: cambiano pelle insieme a chi le ascolta.
Ad AstiMusica i Litfiba celebrano i quarant’anni di 17 Re riportando sul palco la formazione storica. Rivedere insieme Ghigo Renzulli e Gianni Maroccolo, con Piero Pelù al centro della scena, è già di per sé un evento capace di parlare a più generazioni. Da una parte i fan che c’erano allora, dall’altra chi quei brani li ha ereditati, magari proprio da un fratello maggiore.
Musicalmente il concerto è potente, essenziale, senza nostalgia fine a sé stessa. Ogni pezzo conserva l’urgenza originaria e viene accolto da migliaia di persone in Piazza Alfieri che cantano ogni parola. Non è soltanto partecipazione: è memoria condivisa. La piazza è piena, ma lo è anche quel vuoto che solo certe canzoni riescono a colmare.
Pelù, del resto, non ha mai separato musica e impegno. Anche dal palco di Asti ribadisce messaggi politici e sociali che da sempre fanno parte della sua identità artistica. Tra questi, il richiamo a “SOS Palestina”, iniziativa arrivata alla sua seconda edizione, conferma una presa di posizione che il frontman non ha mai nascosto.
Il concerto arriva in un momento in cui il rapporto tra artisti e impegno pubblico è tornato al centro del dibattito. Le recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori hanno riacceso la discussione su quanto e come un musicista debba esporsi, spingendo molti colleghi a prendere posizione. Alcuni, però, non hanno mai smesso di farlo. I Litfiba appartengono a questa categoria: piaccia o meno ciò che dicono, è difficile immaginare la loro storia separata da una visione del mondo.
Al di là delle idee, resta la forza dello spettacolo. Perché quando le luci si abbassano e migliaia di voci si fondono in una sola, il concerto supera il confine dell’intrattenimento. Diventa un rito collettivo, un’esperienza capace di unire persone diverse attraverso la musica.
L’ultima nota si spegne, ma il messaggio rimane sospeso nell’aria di Piazza Alfieri. Forte. Come se, per una sera, il vero bis fosse stato quello di una comunità intera che ha ritrovato la propria voce cantando all’unisono.
Photo Credit Vincenzo Nicolello


















