C’è un filo sottile che lega la narrazione intima e il groove danzante, e Nico Arezzo lo percorre con equilibrio e naturalezza. Il cantautore siciliano classe ’98, di stanza a Bologna da qualche anno, si è esibito al Gogobo in un live che ha confermato la solidità della sua proposta artistica: una scrittura personale, attenta ai dettagli del quotidiano, che trova nuova vita e profondità nel contesto live.
Il concerto si apre con un’atmosfera morbida, quasi confidenziale. Arezzo sale sul palco senza eccessi, ma con una presenza che si fa notare subito per sincerità e controllo vocale. La voce, calda e ben modulata, accompagna testi che si muovono tra malinconia e ironia, piccoli squarci esistenziali che non cercano la frase ad effetto, ma si affidano alla precisione del linguaggio e al ritmo interiore delle parole.
La scaletta alterna brani tratti dall’album d’esordio “Non c’è mare” (2024) a singoli più recenti, tra cui “Anche Eugenio Piange”, accolto con entusiasmo dal pubblico. È proprio nei momenti più intimi che Nico Arezzo riesce a creare uno spazio di ascolto profondo: luci basse, arrangiamenti essenziali, testi che si fanno vicini. Ma non manca la parte più energica del live, con passaggi funk, soul e pop che trovano nel lavoro della band un solido supporto: basso e batteria portano groove e dinamica, le chitarre colorano, i synth danno atmosfera senza invadere.
L’arrangiamento dei brani in versione live spesso si distacca dalle versioni in studio, guadagnando in spontaneità e spessore sonoro. Si percepisce la volontà di evitare la riproduzione “fotocopia” degli album, scegliendo piuttosto di dare ai pezzi una vita scenica, aperta anche all’improvvisazione strumentale.
Ottima la resa audio, complice un sound check curato e una gestione attenta dei volumi, soprattutto nei passaggi in cui voce e strumenti dialogano su piani diversi. Il pubblico, variegato e numeroso per lo spazio, ha risposto con partecipazione crescente: applausi puntuali, silenzi rispettosi, reazioni spontanee nei momenti più brillanti.
Arezzo, dal canto suo, tiene il palco con naturalezza, evitando ogni teatralità forzata. Parla poco, ma quando lo fa è per restituire contesto ai brani, per creare connessione. Un artista che non cerca l’effetto, ma l’empatia.
Il live di Nico Arezzo al Gogobo ha mostrato un artista maturo, capace di unire scrittura e presenza scenica, emozione e ritmo. Un concerto che parla sottovoce, ma che lascia il segno — come una conversazione notturna che, senza alzare la voce, ti resta addosso a lungo.
Photo Credit: Claudia Mei
















Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
