Gennaio 25, 2026
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C’è qualcosa di profondamente coraggioso in un gruppo come i Suede, che dopo oltre trent’anni di carriera non sente il bisogno di rincorrere il presente, né quello di restare aggrappato al passato. Loro, semplicemente, sono. Senza tempo, senza filtri. Ed è proprio questa coerenza a rendere Antidepressants, il loro nuovo album uscito il 5 settembre per BMG, un lavoro vivo, potente, e – sì – sorprendentemente necessario.

Mentre gran parte del mondo britpop continua a vivere di reunion luccicanti (qualcuno ha detto Oasis?), Brett Anderson e soci seguono un’altra direzione: quella opposta, più silenziosa e cupa, meno patinata, ma tremendamente sincera. Con Antidepressants, i Suede proseguono il percorso iniziato con Autofiction (2022), spingendosi ancora più in profondità dentro le crepe dell’animo moderno.

“Connected–disconnected”, recita in loop la voce all’inizio di Disintegrate, primo brano del disco. È un mantra, o forse un avvertimento: dentro questa nuova fase della band c’è la voglia di raccontare il disagio, la disconnessione, la paranoia e l’ansia che dominano il nostro presente digitalizzato. Temi attuali, trattati senza retorica, con la consapevolezza che certe sensazioni non si possono raccontare con canzoncine pop allegre e spensierate. “Per affrontare questi temi”, ci ha raccontato il tastierista Neil Codling, “serviva un suono più scuro, più duro, più diretto”.

E in effetti Antidepressants è un disco ruvido, tagliente, che rifugge la nostalgia dei loro anni ’90 più accessibili. Ma non è mai respingente. C’è un’energia post-punk che pulsa sotto ogni traccia, tra echi dei Bauhaus, riflessi degli Smiths, ombre dei Joy Division e un’ironia malinconica alla Tears for Fears. Ma tutto suona ancora profondamente Suede.

Il secondo brano, Dancing With The Europeans, con il suo titolo in perfetto stile Ultravox, strizza l’occhio alla memorabile Europe Is Our Playground, ma guarda anche a sonorità anni ’80, tra Simple Minds e i primi Cult. È dinamica, obliqua, coinvolgente. Poi c’è la title track, Antidepressants, che suona come una marcia dark rock in bilico tra i Bauhaus e la sincerità spigolosa degli U2 di Boy.

Ogni brano è un piccolo capitolo nel racconto di un’umanità frammentata ma non ancora spenta. Sweet Kid corre veloce tra schiaffi wave e sprazzi di riflessione; Sound and the Summer è nostalgica ma affilata, con arpeggi che rimandano ai Mission di Children; Broken Music for Broken People è un vero e proprio manifesto dell’album, senza sbavature e con l’energia cupa che ormai è marchio di fabbrica della band.

C’è anche spazio per momenti più dilatati, come in Somewhere Between an Atom and a Star, dove la voce di Brett si fa carezza e l’arrangiamento lascia respirare il silenzio. O nella conclusiva Life Is Endless, Life Is a Moment, che chiude il disco con un tono esistenziale, quasi sacrale, lasciando una scia di sgomento e meraviglia.

Ma Antidepressants non è solo un album musicale: è un’esperienza estetica totale. L’artwork, il look total black della band, la produzione curata ma non levigata di Ed Buller (già al timone dei loro classici), tutto contribuisce a creare un universo coerente. È una dichiarazione artistica che rifiuta le scorciatoie, che preferisce parlare piano ma in profondità. Niente revival, niente scorciatoie emotive. Solo sostanza.

Il disco ha già raccolto ottime recensioni dalla critica: acclamato su Metacritic, secondo molti è il miglior lavoro della band dal ritorno in attività. In UK è entrato direttamente al secondo posto in classifica, dimostrando che la coerenza può ancora essere premiata, e che c’è fame di musica che vada oltre il divertimento usa e getta.

Per i fan della prima ora, Antidepressants è una naturale prosecuzione del loro percorso, soprattutto se si è amato il respiro più cupo e introverso di Dog Man Star. Ma anche per chi scopre i Suede ora, questa è un’ottima porta d’ingresso: un album attuale, feroce e commovente, che non cerca mai di piacere, e proprio per questo colpisce così tanto.

In un mondo che anestetizza tutto, i Suede fanno l’operazione contraria: ti risvegliano. Con eleganza, ma senza fare sconti. E forse, proprio per questo, Antidepressants è il disco che non sapevamo di avere bisogno di ascoltare adesso.

Articolo a cura di: Angela Todaro

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