Maggio 24, 2026
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C’è un motivo se Luchè ha intitolato il suo ultimo album Il mio lato peggiore. E al Forum di Assago, sold out lunedì 15 settembre, quel motivo si è visto, sentito e — in certi momenti — anche toccato con mano. Non è stato un concerto perfetto, ma è stato uno di quelli che non lasciano indifferenti. E per un artista come lui, è probabilmente l’unica cosa che conta davvero.

Luchè arriva con un disco fresco di uscita (maggio 2025), un lavoro ambizioso e denso, che mette insieme rabbia e riflessione, glamour e disperazione, fame di vita e bisogno d’amore. Live, questa ambivalenza viene restituita a pieno — a volte con potenza, a volte con qualche sbavatura. Ma c’è una verità di fondo che regge tutto: Luchè sul palco è sempre coerente con se stesso, anche quando rischia di spiazzare.

Il set parte con la title track Il mio lato peggiore, e l’intento è subito chiaro: niente riscaldamento graduale, si entra a gamba tesa. Luchè sceglie di aprire con il lato più crudo e spregiudicato del suo repertorio recente. Barre arroganti, beat taglienti, linguaggio diretto. È la parte cafona del disco, e funziona: il Forum risponde con entusiasmo, e la sala diventa una camera di compressione, dove l’energia si accumula a ogni strofa.

Poi però cambia tutto. Senza troppi preamboli, si entra nella zona più intima: Nessuna, Morire vuoto, lo skit Lettera alla pistola alla mia tempia che introduce Se non ci fosse la rabbia. Luchè si espone, parla di depressione, della tentazione di mollare tutto, di quanto sia difficile essere sempre all’altezza della propria immagine pubblica. Il pubblico ascolta, in silenzio. E non è un silenzio vuoto: è attenzione, rispetto. La prova che certi messaggi arrivano, se chi li pronuncia ha il coraggio di esporsi davvero.

Ma il live non è solo confessione. È anche spettacolo. E qui entrano in gioco gli ospiti: CoCo (con cui condivide ben cinque pezzi), Rose Villain in Un milione di mani, Paky per Che stai dicenn, Nerissima Serpe su Ilary. Non sono semplici comparse: ognuno di loro aggiunge qualcosa, ma la narrazione — per fortuna — resta nelle mani di Luchè. A tratti, però, si avverte un po’ di dispersione. I continui ingressi, l’altalena emotiva tra pezzi introspettivi e banger da pogo, spezzano un po’ il ritmo complessivo. Si ha la sensazione che manchi una linea davvero forte a tenere tutto insieme.

Visivamente, niente fronzoli. Una band minimale (batteria e tastiera), il DJ al centro, qualche gioco di luci e una piattaforma mobile che durante Miami Vice e Stamm Fort lo solleva sopra il pubblico — gesto scenico, certo, ma anche simbolico: è lì che Luchè si prende tutto, e il Forum è suo.

Se vogliamo essere onesti, ci sono anche dei difetti. Il ritardo sull’inizio (oltre mezz’ora) ha un po’ raffreddato l’hype iniziale. Alcuni feat, pur ben eseguiti, risultano ridondanti live come già lo erano su disco (Punto G con Tony Effe, ad esempio, resta un riempitivo). E nel passaggio tra i diversi “lati” dell’album, si avverte una certa confusione emotiva: si salta troppo rapidamente da una zona all’altra, senza che il viaggio risulti sempre fluido.

Ma nonostante tutto questo, il live lascia qualcosa. Non solo per i pezzi storici che ancora fanno impazzire (vedi Stamm Fort), né solo per l’impatto scenico. Lascia perché Luchè, anche quando esagera, quando sbilancia, quando forza, lo fa per davvero. E oggi, in un panorama musicale dove tutto rischia di essere contenuto e conforme, avere un artista che preferisce sbagliare piuttosto che non rischiare — è una rarità.

Al Forum, Luchè ha mostrato il suo lato peggiore. E proprio per questo, ci ha fatto vedere anche il migliore.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit: Manuel Corti

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