Maggio 11, 2026
DSCF1092

Ci sono dischi che invecchiano, e altri che semplicemente diventano classici. Rimmel, pubblicato da un giovane Francesco De Gregori nel gennaio del 1975, è uno di quelli che smette di essere un semplice album per diventare una specie di lingua madre. Cinquant’anni dopo, quelle canzoni sembrano ancora capaci di raccontarci, e il tour celebrativo “Rimmel 2025” lo sta dimostrando data dopo data. Quella alla Reggia di Caserta, però, è stata davvero speciale.

Piazza Carlo di Borbone, davanti alla maestosa facciata della Reggia, si trasforma in un’arena da sogno. Cinquemila persone, sedute in religioso silenzio, si godono l’atmosfera quasi surreale: le luci morbide, la facciata settecentesca alle spalle, e il cielo notturno che fa da quinta naturale. Quando De Gregori sale sul palco con il suo cappello e l’immancabile distacco poetico, il tempo si ferma.

L’apertura è affidata ovviamente a “Rimmel”, ed è subito chiaro che questa non è una replica nostalgica, ma un dialogo tra passato e presente. La voce è diversa, certo — più vissuta, più profonda — ma non meno intensa. Il pubblico non canta, ascolta. Perché quello che succede ha qualcosa di sacro, anche se è solo musica.

L’album del 1975 viene suonato per intero, traccia dopo traccia, senza fronzoli. “Pezzi di vetro”, “Il signor Hood”, “Pablo”, “Quattro cani” — ogni brano ha la sua vita e il suo respiro. I nuovi arrangiamenti, curati dalla band storica che accompagna De Gregori da anni (tra cui Guido Guglielminetti al basso e Primiano Di Biase alle tastiere), aggiungono spessore senza snaturare nulla.

Ma non finisce lì. Dopo Rimmel, De Gregori regala anche alcuni dei suoi altri classici, pescando nel repertorio più ampio: “Generale”, “La donna cannone”, “Viva l’Italia”, fino a un’intensissima “Titanic”. È un abbraccio lungo tutta la sua carriera, costruito senza sbavature, con una coerenza rara.

Il momento più toccante? Probabilmente “Buonanotte fiorellino”, che trasforma la piazza in una scena da sogno: sotto il palco, le coppie iniziano a danzare lentamente. Non una cosa forzata da social, ma un gesto spontaneo, dolce. È lì che la celebrazione diventa esperienza collettiva. Un ballo a corte, letteralmente.

È De Gregori stesso a suggerirlo con un sorriso ironico: “Ballate, dai”. E la piazza lo fa, senza bisogno di troppa enfasi. È un momento che si scolpisce nella memoria, una chiusura perfetta per un concerto che più che una performance, è stato un rito laico.

Tra gli ospiti, Enzo Avitabile sale sul palco a rendere omaggio al “Principe” con la sua voce ruvida e la sua anima partenopea. Il loro scambio è breve ma intenso, senza fronzoli. Nessuna esibizione di virtuosismo, solo musica, vissuta e condivisa.

Il suono, in generale, tiene bene anche in una location difficile come la piazza della Reggia: qualche piccolo riverbero ai margini c’è, ma nulla che rovini l’esperienza. La regia luci è elegante, quasi cinematografica, e si integra perfettamente con la monumentalità dell’architettura.

Rimmel nel 2025 non suona datato, né ruffiano. Suona necessario. E De Gregori, che con la solita distanza non fa sconti a nessuno — nemmeno al suo pubblico — riesce ancora a emozionare senza doversi reinventare. È fedele solo a sé stesso, e forse è proprio questo il motivo per cui quelle canzoni ci parlano ancora.

Caserta ha risposto con grazia e attenzione. Nessun pogo, nessuna selfie mania, solo ascolto. E forse, in un’epoca dove tutto urla, un concerto che ti invita ad abbassare la voce è la cosa più radicale che ci sia.

Se non avete ancora riascoltato Rimmel, fatelo. La ristampa 50° anniversario (disponibile anche in vinile clear 180gr e musicassetta per veri feticisti) è fedele all’originale, ma con una qualità audio rimasterizzata ai massimi livelli. Non troverete inediti, ma vi ritroverete voi stessi.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit: Francesca Savarese

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!