Febbraio 15, 2026
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C’è un momento, nelle canzoni di Lamante, in cui la fine non è più una minaccia ma una condizione necessaria. Un canto nuovo, il singolo pubblicato il 15 gennaio, nasce esattamente lì: nello spazio fragile in cui qualcosa deve crollare per poter essere ricostruito. È il primo tassello di una nuova fase artistica per Giorgia Pietribiasi, che dopo l’ottimo esordio di In memoria di sceglie di cambiare passo senza perdere intensità.

Il brano prende forma all’inizio del 2024, prima ancora che l’album d’esordio vedesse la luce, ma attraversa un lungo periodo di riscrittura e trasformazione. Un processo lento, quasi ostinato, che riflette la volontà dell’artista di non pubblicare nulla per due anni, dedicandosi invece alla dimensione live e alla scrittura. Un silenzio discografico tutt’altro che passivo: oltre 50 date in tutta Italia, la scelta di Coez come opening act per il tour nei palazzetti e, ora, l’annuncio tra i primi nomi del MI AMI Festival 2026.

Prodotto insieme a Taketo Gohara, Un canto nuovo segna anche un’evoluzione sonora. Il folk che aveva caratterizzato parte del passato lascia spazio a un impianto più fisico e urbano: batteria, synth e distorsioni vocali costruiscono un brano denso, attraversato da una tensione costante. È una canzone che non consola, ma accompagna. Non offre soluzioni, piuttosto apre visioni.

Al centro c’è l’idea di una promessa rivolta all’altro, una risposta al malessere condiviso. La parola “figlio” diventa simbolo di ciò che può ancora nascere, di una possibilità futura che non ha nulla di genealogico ma tutto di poetico. Il mondo evocato non è reale né apocalittico in senso stretto: è uno spazio mentale, una relazione che arriva al limite e deve essere distrutta per lasciare posto a qualcos’altro.

La scrittura di Lamante resta essenziale e fortemente immaginifica, quasi rituale. Il lessico è ridotto all’osso, carico di immagini biologiche e mortuarie: carne che cresce, corpi che si trasformano, vita che esiste solo passando dalla morte. Non c’è una zona neutra, non c’è tregua. Cantare, qui, non è un gesto espressivo ma performativo: non si canta di qualcosa, si canta perché qualcosa accada.

Un canto nuovo funziona così come una dichiarazione di intenti. Dopo In memoria di — album che ha portato Lamante tra le finaliste delle Targhe Tenco 2024 nella categoria Opera Prima — questo singolo non cerca continuità rassicuranti. È un’apertura netta, una presa di posizione, l’inizio di un secondo capitolo che sembra voler alzare la posta sia sul piano emotivo che su quello sonoro.

Se davvero è tempo di una nuova generazione, Lamante continua a cantarla come ha sempre fatto: senza mediazioni, con la voce tesa verso qualcosa che ancora non esiste, ma che vale la pena immaginare.

Articolo a cura di Angela Todaro

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