Agosto 11, 2026
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Flowers Festival: Baustelle e Lucio Corsi. È esattamente questa la formazione che mi aveva incantato nel 2017 agli Arcimboldi a Milano: i Baustelle erano appena ritornati con L’Amore e la Violenza vol. 1, mentre Corsi aveva pubblicato il suo capolavoro Bestiario musicale. A distanza di otto anni qualcosa è cambiato – ma qualcosa, sorprendentemente, è rimasto uguale.

I Baustelle sono cresciuti, hanno virato verso un suono più pop senza perdere la profondità dei testi che li rende, almeno per me, la migliore band italiana. Lucio Corsi, dal canto suo, nell’ultimo anno – anche grazie a Sanremo – ha fatto un salto importante, uscendo dal recinto dell’indie per conquistare un pubblico più ampio, senza rinunciare alla sua immagine eccentrica, fatta di visioni surreali e poesia stralunata. Ma una cosa è rimasta davvero identica a quel concerto degli Arcimboldi: l’emozione che questi artisti sono in grado di farti provare. E la serata di ieri sera al Flowers lo ha pienamente confermato.

Il pubblico era molto vario, composto anche da tanti ragazzi giovani e da alcune famiglie – molti con la maglia di Topo Gigio – e anche da veterani, soprattutto dei Baustelle. Hanno infatti cantato a gran voce quasi tutte le loro canzoni, comprese quelle dell’album nuovo, El Galactico. Anche i fan di Corsi non si sono sprecati, soprattutto su Situazione complicata, cantata da tutti a squarciagola.

La serata si è aperta proprio con lui: Lucio Corsi si è presentato sul palco con il suo consueto look da dandy rock e un atteggiamento che alterna timidezza e autoironia, raccontando aneddoti tra un brano e l’altro. Ha proposto una scaletta molto generosa, centrata sull’ultimo album Volevo essere un duro, ma arricchita da quelli che ormai possiamo considerare come i suoi classici, come Trieste . Momenti più narrativi e pop – Freccia bianca, Il Re del rave– si sono intrecciati a quelli onirici ed intensi: su tutti, Nel cuore della notte – la mia preferita dell’album – che dal vivo diventa quasi ipnotica. La chiusura con Francis Delacroix alza definitivamente la temperatura del pubblico, dimostrando come quella che poteva sembrare solo un’immagine da “cantautore eccentrico” oggi conviva con una popolarità reale e meritata. Lucio Corsi è riuscito a portare il suo mondo fuori dal recinto dell’indie, senza perdere un grammo della sua identità.

Dopo Corsi, tocca ai Baustelle. Ammetto di essere di parte: li seguo da 13 anni, e vederli su un palco così importante fa sempre effetto. La scaletta alterna pezzi storici – Charlie fa surf, La guerra è finita – a brani del nuovo El Galactico. Sorprende la presenza di canzoni che non portavano live da tempo, come Il liberismo ha i giorni contati e alcuni nuovi arrangiamenti pazzeschi come Nessuno. Ma il momento più potente arriva con Nabucodonosor: il pubblico la canta dall’inizio alla fine, trasformando il brano in un coro collettivo.

Se El Galactico è forse il disco che mi convince meno – è anche arrivato in un momento particolare della mia vita –, il live riesce comunque a valorizzarne i brani grazie all’alchimia dei Baustelle sul palco. Francesco Bianconi, appare sempre in un altro universo, ma usa la sua incredibile voce come un ponte verso il suo mondo invitandoci a raggiungerlo solo quando canta; Rachele Bastreghi conquista il pubblico e lo coinvolge con naturalezza grazie alla sua energia; e Claudio Brasini, con la sua compostezza, tiene tutto in equilibrio. Il resto lo fanno vent’anni di carriera e musicisti di grande livello, come Julie Ant, Alberto Bazzoli, Lorenzo Fornabaio e Milo Scaglioni, che arricchiscono il suono.

Due artisti diversissimi, ma complementari: Lucio Corsi è un menestrello contemporaneo che trasforma la realtà in fiaba, dipingendo mondi surreali dove tutto sembra possibile. I Baustelle, invece, sono esistenzialisti raffinati che raccontano la vita in tutta la sua tragicità, trovando la bellezza anche nelle crepe e nelle dissonanze. Stasera, sul palco del Flowers Festival, hanno dimostrato che poesia e pop possono convivere, ciascuno con la propria voce, regalando emozioni diverse ma ugualmente necessarie.

Articolo a cura di Emma Salone

Photo gallery di Marco Ritoli

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