È ancora possibile sorprendere davvero il pubblico dopo vent’anni di carriera, undici dischi e un’identità artistica che non ha mai fatto sconti a nessuno? La risposta è arrivata forte e chiara dal palco del Flowers Festival di Collegno, dove Fabri Fibra ha fatto sold out con oltre 7500 persone. Non un ritorno, ma un’affermazione. Non una nostalgia, ma un presente vivo, feroce, lucido. Un concerto che è sembrato un manifesto: il rap non ha età, ha solo fame.
E Fibra ne ha ancora da vendere!
“Mentre Los Angeles brucia” è uno dei suoi dischi più sorprendenti e stratificati. Non perfetto, ma viscerale, ricco di idee e colpi di scena. Come sempre, Fibra è un mix di schiaffo e carezza, un ghigno da Joker che a tratti diventa quasi una mano tesa, verso chi vive ai margini, verso chi si sente fuori posto, rotto. In questo album Fibra non cerca il consenso, cerca la verità. A modo suo, certo. Tagliente, provocatorio, anche scomodo. Ma sincero.
Dal palco, tutto questo si è sentito fortissimo. Le nuove tracce si sono alternate alle hit storiche come “Applausi per Fibra”, “Tranne te”, “Fenomeno” e “Pamplona”, creando una scaletta che ha messo d’accordo sia i fan di lunga data sia chi si è avvicinato di recente al suo mondo. Non c’è stata una pausa, un calo, un momento riempitivo. Solo energia e parole, tantissime parole, che ancora oggi sanno graffiare.
“L’avvelenata (pretesto)” è già un cult: una bomba contro l’industria, in cui Guccini e il rap si fondono per lanciare un messaggio durissimo. “Che gusto c’è” con Tredici Pietro o “Salsa piccante” con Gaia e Massimo Pericolo sembrano leggere, ma hanno quel retrogusto amaro che resta. Anche “Stupidi”, “Karma OK”, “Tutti pazzi” sono brani che live prendono un altro peso. Il pubblico canta e riflette, balla e si riconosce. Ed è forse questo il punto di forza di Fibra oggi: riuscire a essere ancora attuale, senza inseguire le mode.
“Mio padre”, “Vivo”, “Cometa”, “Figlio”: nella seconda metà del disco le parole diventano più intime, più scure. E dal vivo, anche senza suonarle tutte, quella tensione emotiva resta sospesa nell’aria. Come se Fibra avesse messo a nudo qualcosa di troppo personale per lasciarlo solo su disco.
E allora no, Fibra non è nostalgia. Non è l’artista che si aggrappa al passato, ma uno che continua a raccontare il presente con la stessa fame di sempre. Dal palco del Flowers Festival lo ha urlato senza filtri: il rap può invecchiare bene, se sa crescere con chi lo fa. E se riesce ancora a incendiare le coscienze, allora sì — può bruciare per sempre.
Articolo a cura di Angela Todaro
Photo gallery di Samuele Giglio





























Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
