Febbraio 15, 2026
Roberto-Angelini-Rodrigo-DErasmo

Ci sono concerti che intrattengono e concerti che chiedono attenzione. Quello andato in scena ieri al Diavolo Rosso di Asti, tappa del tour de Il dominio della luce, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo salgono sul palco in duo, senza sovrastrutture rock, e trasformano lo storico club astigiano in uno spazio di ascolto condiviso, più vicino a una performance artistica che a un concerto tradizionale.

L’apertura del concerto è curata da Gabriele Angelini, che si esibisce con il nome d’arte Tenshi, presentando musica elettronica, minimalista e sognante, perfetta per introdurre il viaggio sonoro dei due artisti. Gabriele, figlio di Roberto Angelini e Claudia Pandolfi, è un musicista emergente che si distingue per le sue atmosfere introspettive e dream-pop. 

Il dominio della luce non è – e non vuole essere – un semplice album. È un progetto musicale e letterario che nasce da una necessità comunicativa profonda, quasi urgente. Un lavoro che prende forma in tredici tracce ma che trova il suo completamento naturale nel libro pubblicato insieme al disco, dove contributi di musicisti, scrittori, artisti, filosofi e attori amplificano il senso di una riflessione collettiva. Dal vivo, questa complessità non viene semplificata: viene abitata.

Angelini e D’Erasmo, amici e complici artistici di lunga data (dai tempi di PongMoon, omaggio a Nick Drake), costruiscono un flusso sonoro essenziale e denso. Chitarre, violino, pianoforte, droni e silenzi diventano materia viva. Non c’è una vera separazione tra i brani: la scaletta sembra pensata come un unico respiro, un attraversamento. La musica non cerca l’effetto, ma l’intensità. Ogni nota è funzionale a un’idea, ogni vuoto è carico di significato.

Il Diavolo Rosso risponde con un ascolto raccolto, quasi rituale. Il pubblico segue, partecipa, si lascia guidare. È evidente che Il dominio della luce dal vivo non punta alla spettacolarizzazione, ma a creare uno spazio di riflessione condivisa sul concetto stesso di luce, come dichiarato dagli autori: una luce fragile, personale, necessaria, da accendere nei tempi oscuri e spaventosi che stiamo attraversando.

La forza del concerto sta proprio qui: nella sua urgenza poetica. Angelini e D’Erasmo non offrono soluzioni, non fanno proclami, ma invitano a fermarsi, a guardare, ad ascoltare. Che sia una melodia di violino, un arpeggio vorticoso di chitarra o una manciata di note di pianoforte, ogni gesto sembra suggerire la possibilità di una piccola resistenza luminosa.

Quella di Asti è stata più di una data di tour: è stata la dimostrazione che esistono ancora lavori “necessari”, capaci di uscire dai confini del disco e di trovare nel live il loro spazio naturale. Il dominio della luce non si consuma in un applauso finale, ma resta addosso, come una domanda aperta. E oggi, forse, è proprio questo il suo valore più grande.

Articolo a cura di Angela Todaro

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