Con Elsewhere, Gemitaiz si conferma come uno degli artisti più complessi e sfaccettati della scena rap italiana. Il suo nuovo album è un lavoro che si muove su più piani: da un lato è un viaggio personale, dall’altro una riflessione collettiva. Questo disco non è solo un racconto della sua evoluzione musicale e intima, ma anche un’esperienza condivisa che coinvolge ogni ascoltatore. Il risultato è un album che affonda le radici in una pluralità di generi, mescolando rap, jazz, reggae, blues e soul, per costruire un sound ricco e stratificato che si fa portavoce di una visione più ampia della musica e della vita.
L’album, che arriva a distanza di tre anni da Eclissi, segna un ulteriore passo nel percorso artistico dell’artista romano, che con Elsewhere raccoglie e condensa in un’unica opera le influenze accumulate nel tempo, facendo evolvere la sua scrittura e il suo sound. Il risultato è un lavoro coeso, maturo, in cui ogni brano è pensato per entrare in sintonia con l’altro, creando un’esperienza complessiva che, pur restando intima, riesce a parlare a un pubblico vasto.
In termini musicali, Elsewhere ha una dimensione “da band”, un richiamo a quella dimensione dal vivo che rappresenta l’essenza della sua musica. Le tracce sono costruite attorno a una solida base strumentale che prende vita con l’apporto di musicisti del calibro di Rodrigo D’Erasmo, Carmine Iuvone e Riccardo Cardelli. La parte ritmica, a cura di Fabio Rondanini alla batteria e Daniele Dezi (Orang3) al basso, è incisiva e dinamica, creando una cornice perfetta per i testi e per il mood complessivo del disco. In particolare, il brano “Vieni te” è un esempio di come il rap possa incontrare un respiro quasi cinematografico, capace di evocare immagini potenti e sensazioni viscerali.
La produzione, che vede Gemitaiz coinvolto in prima persona, è un perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione. I suoni sono freschi, ma al contempo mantengono una forte connessione con le radici del rap, creando un mix che affonda nelle influenze della black music ma si arricchisce di sfumature che spaziano tra il soul, il jazz e il reggae. Collaborazioni con produttori come Mace e Frenetik, già punti di riferimento nel suo percorso, contribuiscono a rendere il disco ancora più ricco e variegato.
I featuring, invece, non sono meri esercizi di visibilità o strategie di mercato, ma incursioni che arricchiscono il messaggio del disco. Ognuno dei collaboratori – da Salmo a Coez, passando per Neffa, MadMan, Meg, e molti altri – è scelto non per il nome, ma per come il suo contributo si inserisce nel discorso artistico e tematico di Gemitaiz. In particolare, la partecipazione di Meg in “La notte” è un esempio perfetto di come la voce di un’artista possa diventare elemento fondamentale nella creazione dell’atmosfera di un brano, trasformandolo in un vero e proprio paesaggio sonoro.
Il concetto centrale di Elsewhere è quello di un “altrove” che non è fuga, ma resistenza. In un mondo che Gemitaiz descrive come stanco, senza empatia e soffocato dalle logiche industriali, l’artista non rinuncia a cercare uno spazio dove continuare a sperare e a creare. La “fuga” che sembra intravedersi nell’album non è mai un’uscita, ma un tentativo di rimanere centrati, di dare un senso alla propria esistenza. In Flowman, ad esempio, ci sono barre che parlano direttamente della disillusione e del contrasto con l’industria musicale, ma anche di come, nonostante tutto, la musica rimanga un atto di libertà.
Una delle domande che Gemitaiz si pone più volte nel disco è quella del “rappresentare”. Chi è il destinatario della sua musica? In Elsewhere, la risposta arriva chiara: Gemitaiz fa musica per chi si sente diverso, per chi non ha mai avuto una scelta, per chi vive nell’ombra, fuori dai riflettori. In brani come “Tra le nuvole” l’artista si espone anche a livello personale, parlando di temi dolorosi come la malattia del padre, ma restando sempre vicino a chi vive una vita di sacrifici e difficoltà.
Uno dei momenti più forti del disco arriva con “Pensa”, un brano che invita a vedere la propria vita in una prospettiva più ampia, senza cadere nella trappola del vittimismo. Gemitaiz offre una lettura lucida della realtà, dove anche nelle difficoltà ci sono spazi per trovare forza e coraggio, senza cedere alla rassegnazione. Il messaggio di speranza culmina in “Brother & Sister”, dove l’artista celebra il potere della musica come fonte di resilienza. Anche nei giorni più bui, una canzone può essere il filo che ci tiene saldi, ricordandoci che non siamo soli.
Elsewhere si conclude con “Apatia”, dove l’artista affronta la lotta contro la sensazione di impotenza che a volte prende il sopravvento. Il sample di “I’m Going to Rise” di Annie & The Caldwells, che accompagna il brano, evoca una sensazione di riscatto, di movimento verso una luce che sembra ancora lontana. Gemitaiz, con fermezza, rifiuta l’idea che nulla possa cambiare, sfidando la tentazione dell’apatia e affermando con forza: “prima o poi, splendo”.
Con Elsewhere, Gemitaiz non solo conferma il suo ruolo di protagonista nella scena musicale, ma si propone anche come un narratore di storie di resistenza e di speranza. La sua musica non è solo un riflesso della realtà, ma un tentativo di modificarla, di offrire nuove prospettive in un mondo che sembra sempre più complesso e privo di risposte facili. Un album che invita ad affrontare la realtà con coraggio, a non arrendersi mai, e a continuare a cercare, anche nei momenti più difficili, il proprio posto nell’universo.
Articolo a cura di Angela Todaro
