Giugno 25, 2026
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Se l’obiettivo per il 2026 era prendere la patente, il ritorno all’Ariston non era esattamente nei piani. E invece, appena superato l’esame, è arrivata la telefonata di Carlo Conti. Per qualche minuto l’idea è stata perfettamente in linea con la sua poetica: trasformare tutto in performance, persino le interviste, magari guidando un pulmino. Poi ha prevalso il buon senso.

Così Ditonellapiaga torna al Festival di Sanremo con Che fastidio!, un brano che lei stessa descrive come un’irruzione più che una proposta. Non una semplice canzone in gara, ma un gesto. Un “calcio in faccia”, come lo definisce, nato da un momento di frizione reale: uno scontro con la sua etichetta che si è trasformato in riflessione identitaria.

La prima sorpresa è sonora. Che fastidio! nasce con un’impronta elettronica e da club, ma sul palco del Teatro Ariston verrà sostenuta dall’orchestra. Un passaggio che poteva smussarne gli spigoli e che invece, grazie all’arrangiamento firmato da Carolina Bubbico, sembra amplificarne la carica.

L’orchestrazione non addomestica il pezzo: lo espande. La struttura elettronica viene trasfigurata in una partitura che conserva tensione e ritmo, ma acquisisce una dimensione quasi epica. È in questo attrito – tra club culture e tradizione sanremese – che la canzone trova la sua vera potenza.

Eppure l’artista romana ammette di non aver mai immaginato quel brano su quel palco. Forse è proprio questa distanza iniziale a renderne interessante la traiettoria.

Nella lunga lista di “fastidi” che attraversano il testo – dalla moda milanese allo snobismo romano, dal perbenismo mediatico ai rituali salutisti – l’ironia è lo strumento principale. Non c’è livore, piuttosto un meccanismo di inclusione: molte delle dinamiche criticate la riguardano in prima persona. È una satira che non si pone al di sopra, ma dentro il sistema.

Non è un caso che qualcuno abbia intravisto una parentela con Nuntereggae più di Rino Gaetano. Il paragone, suggerito per primo da Donatella Rettore, parla di una versione “2.0” di quella tradizione di canzone elencativa e corrosiva. Ditonellapiaga, pur riconoscendo le somiglianze, tiene a precisare che non si tratta di un’ispirazione diretta. Ma il solco culturale è evidente: usare il catalogo come forma di critica sociale.

In questo senso Che fastidio! è meno uno sfogo e più una dichiarazione di poetica. Un brano che parla di alienazione, di formalità che stringono come una giacca troppo stretta, ma lo fa con leggerezza. L’obiettivo non è colpire, è smascherare.

Margherita Carducci, classe 1997, rivendica da sempre una posizione liminale: troppo pop per l’underground, troppo alternativa per il mainstream. Una collocazione che l’industria fatica a digerire e che lei invece considera un patrimonio da custodire.

Già con Camouflage – premiato con la Targa Tenco come migliore opera prima – aveva mostrato una scrittura capace di stratificazioni culturali. E l’incontro con Ornella Vanoni, da lei descritta come una personalità intellettuale prima ancora che musicale, sembra aver rafforzato questa consapevolezza: si può essere leggere senza essere superficiali.

La questione identitaria attraversa anche il nuovo progetto discografico, Miss Italia, in uscita il 10 aprile. Un lavoro dichiaratamente dance che nasce però da una crisi personale, non sentimentale. La copertina – che la ritrae nei panni della reginetta di bellezza, ma sabotata da baffi e corna – diventa metafora del conflitto tra immagine pubblica e autenticità. Le era stato persino suggerito di cambiare nome d’arte, considerato “respingevole”. Ha scelto di restare Ditonellapiaga.

Nella serata cover del 27 febbraio interpreterà The Lady Is a Tramp in duetto con Tony Pitony. Una scelta coerente con la sua ricerca performativa: mescolare ironia, irriverenza e teatralità. Il riferimento a Checco Zalone come modello di satira popolare chiarisce la direzione: far ridere mentre si scoperchiano contraddizioni.

Resta, sullo sfondo, l’ipotesi Eurovision Song Contest, che lei preferisce non evocare troppo presto. Scaramanzia o lucidità strategica: l’importante, per ora, è abitare il presente.

Dopo il Festival arriveranno i club: il 27 novembre all’Atlantico Live di Roma e il 30 al Fabrique di Milano. Spazi più affini alla sua dimensione fisica e performativa, dove l’energia dance di Miss Italia potrà dispiegarsi senza mediazioni orchestrali.

Se a Sanremo molti cercano consacrazione, Ditonellapiaga sembra cercare piuttosto coerenza. Che fastidio! non è un brano conciliatorio: è un pezzo che mette in scena il disagio di chi non vuole scegliere tra appartenenza e libertà.

E forse il punto è proprio questo: trasformare il fastidio in linguaggio, l’attrito in spettacolo, l’irritazione in identità.

Articolo a cura di Angela Todaro

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