All’Inalpi Arena di Torino Antonello Venditti porta in scena molto più di un concerto: mette in fila i ricordi, li accorda con il presente e li restituisce al pubblico sotto forma di canzoni che hanno attraversato decenni senza perdere forza. È una serata di celebrazione, certo, ma anche di consapevolezza artistica, quella di un cantautore che non ha più nulla da dimostrare e proprio per questo riesce a essere così diretto.
Fin dai primi brani è chiaro che la scaletta punta dritta al cuore del repertorio. Sotto il segno dei pesci, Giulia, Ci vorrebbe un amico, Notte prima degli esami: canzoni che non hanno bisogno di presentazioni e che l’arena accoglie con un canto collettivo, spontaneo, quasi inevitabile. Non c’è distanza tra palco e platea: Venditti lascia spesso che siano le voci del pubblico a prendersi il centro della scena, come se quei brani appartenessero ormai più a chi li ascolta che a chi li ha scritti.
Il concerto procede senza frenesia, seguendo un ritmo narrativo più che spettacolare. Venditti parla, ricorda, scherza, si ferma a raccontare aneddoti e sensazioni, trasformando ogni pausa in parte integrante dello show. È un approccio che rifiuta l’idea di un live costruito sull’effetto speciale e privilegia invece il contatto umano, la parola, il racconto. Una scelta coerente con un artista che ha sempre fatto delle storie e delle emozioni il suo marchio di fabbrica.
Dal punto di vista musicale, la band lavora con misura ed eleganza. Gli arrangiamenti sono solidi, riconoscibili, mai ridondanti: sostengono la voce e i testi senza sovrastarli, lasciando che siano le melodie e le parole a guidare l’ascolto. Il suono è pulito, ben bilanciato, pensato per un grande spazio ma con l’attenzione di chi vuole mantenere un clima intimo anche dentro un’arena.
Non è uno show che cerca di stupire, quello di Venditti, ma uno spettacolo che convince proprio per la sua sincerità. La voce porta i segni del tempo, ma anche il peso dell’esperienza, e ogni imperfezione diventa parte del racconto. È qui che il concerto trova la sua forza: nella capacità di trasformare la nostalgia in qualcosa di vivo, condiviso, attuale.
L’Inalpi Arena saluta Venditti con un lungo applauso che sa di riconoscenza. Perché più che un semplice live, quello andato in scena a Torino è stato l’incontro con un pezzo di storia della musica italiana, raccontata da chi continua a crederci, senza maschere e senza scorciatoie.
Articolo a cura di Angela Todaro
Photo Credit: Elisabetta Canavero





















Elisabetta Betta Canavero, unisco la passione per la musica, gli spettacoli e la fotografia, seguendo gli eventi più vicini e lontani, dando vita a racconti coadiuvati dall’obiettivo della macchina fotografica
