Maggio 6, 2026
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Al Locomotiv di Bologna il concerto di Maria Antonietta e Colombre non è mai solo un live. È piuttosto un racconto a due voci, un diario aperto che prende forma davanti al pubblico e lo invita a entrare, senza filtri né sovrastrutture. La sala è raccolta, l’atmosfera intima: il contesto ideale per un progetto che nasce dall’incontro tra due percorsi artistici distinti e da una relazione personale che non ha bisogno di essere spettacolarizzata per risultare potente.

La scaletta attinge principalmente da Luna di miele, l’album condiviso che mette insieme presente e passato, canzoni nuove e frammenti emotivi scritti anni fa, quando tutto era ancora in potenza. Sul palco non c’è mai competizione: le voci di Maria Antonietta e Colombre si alternano, si sfiorano, si sostengono. Lei mantiene quella grazia fragile e consapevole che da sempre caratterizza la sua scrittura; lui porta una misura più riflessiva, quasi dimessa, ma capace di dare profondità alle dinamiche del racconto.

Brani come “Gomma Americana” o “A te” funzionano dal vivo perché rinunciano all’effetto per privilegiare la verità. La band accompagna con discrezione, lasciando spazio alle parole e ai silenzi, mentre il pubblico segue con attenzione rara, come se ogni canzone fosse una confidenza sussurrata più che un’esecuzione. Non c’è bisogno di grandi arrangiamenti né di climax artificiali: tutto è giocato su una naturalezza che diventa la cifra stessa del progetto.

Quello che colpisce, nel corso del concerto, è la sensazione di assistere a qualcosa di profondamente coerente. Maria Antonietta e Colombre non cercano di “fare il duo”, non forzano un’identità nuova: semplicemente condividono ciò che sono, lasciando che le canzoni raccontino una storia di quotidianità, di fragilità, di amore vissuto senza retorica. È un live che si muove sul confine tra musica e vita, e che proprio per questo riesce a toccare corde autentiche.

Alla luce di tutto questo, la notizia della loro partecipazione a Sanremo 2026 assume un peso particolare. La coppia salirà sul palco dell’Ariston con un brano inedito, “La felicità e basta”, portando al Festival un’idea di canzone lontana dai cliché sanremesi più tradizionali: non una dichiarazione enfatica, ma una riflessione semplice e disarmante sul desiderio di felicità come atto necessario, quasi politico nella sua essenzialità.

Il concerto bolognese sembra allora una sorta di anteprima emotiva: qui si intravede già il senso di quel passaggio, non come svolta opportunistica, ma come naturale evoluzione di un percorso costruito con pazienza e coerenza. Se Sanremo è spesso il luogo delle maschere, Maria Antonietta e Colombre sembrano pronti a portare esattamente l’opposto: canzoni che non urlano, ma restano. E che, proprio per questo, potrebbero farsi ascoltare più a lungo.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Claudia Mei

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