Maggio 19, 2026
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Sotto il cielo di Susa, tra le rovine cariche di storia dell’Anfiteatro Romano, Diodato ha riportato la musica al suo significato più profondo: comunicare emozioni, raccontare storie, creare connessioni vere. Per la decima edizione di Borgate dal Vivo, il cantautore tarantino ha regalato al pubblico una serata intensa, intima, e soprattutto autentica.

Fin dai primi minuti del live è stato chiaro che non sarebbe stata una semplice esibizione: era un incontro. Con la voce che conosciamo bene – graffiante, elegante, mai banale – Diodato ha attraversato il suo repertorio con una naturalezza che arriva dritta al cuore. Ha cantato i brani che lo hanno reso famoso (Fai Rumore, Che vita meravigliosa, Adesso) ma ha anche dato spazio a pezzi meno noti, che dal vivo acquisiscono ancora più forza e significato.

A rendere speciale la serata non è stata solo la voce, ma anche e soprattutto l’alchimia sul palco. Diodato non è mai solo. A dargli anima e suono c’è una band rodata, composta da musicisti che lo accompagnano da anni e che ormai sono una vera estensione del suo mondo artistico.

Rodrigo D’Erasmo, al violino, non ha bisogno di presentazioni: è una presenza magnetica, che con pochi gesti e note riesce a creare un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica. Ogni suo intervento è una pennellata emotiva, un contrappunto perfetto alla voce di Diodato. Al basso, Gabriele Lazzarotti, preciso e sensibile, dà corpo e profondità ai brani, portando sul palco non solo tecnica ma anche una partecipazione visibile, quasi fisica, alla musica.

La band, nel suo insieme, suona compatta e viva: non ci sono sovrastrutture, non ci sono artifici. Solo strumenti veri, mani esperte e una sensibilità collettiva che rende ogni pezzo qualcosa di unico, diverso dalla versione in studio. È il tipo di concerto in cui senti che tutto – anche l’imperfezione di un respiro o di una nota – fa parte del racconto.

Il pubblico, seduto tra le gradinate in pietra dell’anfiteatro, ha ascoltato in un silenzio quasi sacro. Niente urla, niente distrazioni. Solo sguardi attenti, applausi lunghi e momenti in cui sembrava che tutto il mondo si fosse fermato per lasciar spazio a una sola canzone.

In un’epoca in cui molti live sembrano più spettacoli televisivi che concerti, Diodato sceglie ancora la via della verità. Sale sul palco con la sua voce, le sue canzoni e una band che suona con il cuore. E tanto basta.

A Susa, tra passato e presente, la musica ha ritrovato il suo valore più puro. E Diodato, ancora una volta, ha dimostrato che si può essere contemporanei, profondi e popolari, senza mai perdere l’anima.

Photo Credit: Emanuela Trossero

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