In un panorama musicale italiano spesso restio al rischio, Tära rappresenta una frattura necessaria. Cantante italo-palestinese, finalista a X Factor 2024, ha costruito un linguaggio sonoro e identitario nuovo, battezzato Arab’n’B: una miscela di R&B contemporaneo, melodie levantine e sensibilità pop che diventa veicolo politico, culturale ed emotivo.
Il brano Dunya è il manifesto di questa visione. Non solo una canzone, ma una presa di posizione. Tra arabo, italiano e inglese, Tära racconta un mondo che censura, opprime, silenzia, e lo fa partendo dalla propria storia personale e collettiva. Figlia della diaspora palestinese — i nonni cacciati dalla loro terra durante la Nakba del 1948 — l’artista trasforma il dolore ereditato in una narrazione potente, inclusiva, capace di parlare a chiunque abbia sperimentato esclusione, razzismo o bullismo.
Musicalmente, Dunya si muove su coordinate R&B morbide ma tese, dove la vocalità di Tära è al centro: intensa, controllata, mai compiaciuta. Le influenze internazionali sono evidenti, ma non derivative. L’Arab’n’B non è un esercizio estetico: è una lingua nuova, necessaria, che tiene insieme memoria e contemporaneità. Come già accaduto in Araba Fenice, la rinascita passa attraverso la consapevolezza identitaria.
Dopo l’esperienza televisiva, Tära ha saputo evitare le trappole dell’hype istantaneo. Il suo percorso post-X Factor è coerente e in crescita: volto di Spotify Fresh Finds Italia ed EQUAL, ospite di palchi chiave come MI AMI Festival, R&B Takeover Fest e selezionata per 1MNEXT verso il Concertone del Primo Maggio. Il live è un’estensione del suo messaggio: outfit costruiti con simboli dell’arte palestinese — dal tatreez alle chiavi del ritorno — trasformano il concerto in un atto performativo e politico.
Con Evadere, il suo nuovo singolo, Tära amplia ulteriormente il discorso. Il brano, prodotto da Teague e Joe Sledge, è un viaggio interculturale che celebra il bilinguismo come forma di libertà e appartenenza. Il ritornello è immediato, ma il messaggio resta profondo: resilienza, speranza, unità in un mondo frammentato. È musica che non chiede permesso, ma spazio.
In un momento storico in cui l’identità palestinese è spesso ridotta a slogan o censurata, Tära sceglie la strada più difficile: raccontare, cantare, esporsi. E lo fa con una credibilità rara, senza retorica, affidandosi alla forza della scrittura e alla visione artistica.
Tära non è soltanto una delle voci più promettenti della nuova scena italiana: è il segnale di un futuro possibile, in cui la musica pop torna a essere anche coscienza, memoria e resistenza.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
