Maggio 11, 2026
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In vista del gran finale del tour degli A Toys Orchestra, che si terrà il 3 ottobre all’Estragon Club di Bologna, abbiamo avuto il piacere di intervistare Enzo Moretto, polistrumentista e fondatore della band. Un’occasione unica per approfondire la genesi del loro sound orchestrale e scoprire i segreti dietro la loro musica ricca di contaminazioni e arrangiamenti sofisticati.

Il “Gran Finale” a Bologna sembra un momento speciale per voi, tornare a casa dopo un lungo tour. Quali emozioni provi pensando a questa serata?

E’ un po’ come organizzare una grande festa con amici e familiari a casa propria. Cerchi di fare in modo che i tuoi ospiti stiano bene, che trovino conforto e che siano loro stessi protagonisti della serata. Sistemi casa, metti delle belle luci, dei cuscini comodi, cucini qualcosa di buono e fai in modo che ci sia da bere per tutti.. è più o meno questo al momento. Stiamo arredando casa e imbandendo il banchetto.

Come si è evoluto il sound degli A Toys Orchestra nel corso degli anni? Ci puoi raccontare qualche aneddoto o momento chiave?

Non esiste un vero momento chiave. Abbiamo sempre avuto necessità di ripartire da un punto diverso rispetto a quello dove eravamo arrivati la volta precedente. La strada sicura ci terrorizza, motivo per cui dobbiamo rimescolare le carte per trovare energie fresche.

La collaborazione con l’orchestra per questa serata è davvero particolare. Come è nata l’idea di unire la vostra musica a un ensemble orchestrale?

Nell’ultimo disco abbiamo arrangiato quasi tutto con orchestre di fiati ed archi. L’idea di andare su un palco tutti insieme frullava nelle nostre teste da tempo, ma ci sembrava una follia irrealizzabile, fuori dalla nostra portata. Per fortuna però che qualcuno che sostiene queste “follie” esiste, e quando ne ho parlato con i ragazzi di Estragon la risposta è stata: facciamolo.

Quali brani non possono assolutamente mancare nel set della serata e perché?

Di certo quelli dell’ultimo disco. Per ovvi motivi è quello che ci rappresenta di più in questo momento, ma ci sarà spazio per tanti cavalli di battaglia del passato e finanche per canzoni che non abbiamo mai suonato prima o che non suonavamo da decenni. Sarà una scaletta lunga e ci sarà un po’ un sunto del nostro repertorio.

Guardando indietro alla vostra carriera, qual è stato il momento più significativo o memorabile per te?

Mi piace ripensare agli inizi, quando pur di andarcene in giro a portare la nostra musica ci accollavamo di dormire sui tappeti e di mangiare panini ogni giorno. Abbiamo assaggiato i pavimenti di mezza Europa. Quelli sono periodi memorabili, perché hanno scolpito la nostra determinazione e l’hanno resa inscalfibile.

La musica degli A Toys Orchestra ha un sound molto originale, a metà tra rock, psichedelia e orchestrazione. Da dove prendete ispirazione?

L’ispirazione arriva da tutto. All’inizio sono gli altri musicisti ad ispirarti, ma mano mano che si cresce ti rendi conto che la musica non può nutrirsi solo di se stessa, altrimenti si auto-cannibalizza o semplicemente ti rende un clone di qualcun altro. C’è bisogno di attingere dal proprio vissuto e da quello altrui, dai luoghi e dagli eventi che si susseguono nella vita. Ci sarà sempre altra musica ad ispirarti, ma deve vivere in sinergia con gli stimoli che esistono al di fuori di essa. Almeno per me è così.

Quali sono i messaggi o le emozioni che vorresti che il pubblico portasse a casa dopo questo “Gran Finale”?

Lascio che le cose accadano. Di certo noi ci metteremo il cuore. Batterà forte.. sarebbe bello battesse forte anche a chi sarà tra il pubblico.

Ci sono progetti futuri o collaborazioni di cui puoi anticiparci qualcosa dopo questa data?

No, come dicevo prima, lascio che le cose accadano giorno per giorno. Ad oggi il nostro futuro più remoto è il 3 Ottobre. Dal 4 comincia un nuovo giorno.

Come pensi che la scena musicale indipendente italiana sia cambiata dagli esordi della band a oggi?

E’ cambiata radicalmente. C’è stata una golden age della musica indipendente intorno ai primi duemila durata una dozzina di anni. C’erano centinaia di gruppi, tutti diversi tra loro, ognuno con un proprio linguaggio, e un pubblico incline a godere di questa diversità, al contrario di oggi. Oggi si somigliano tutti, hanno lo stesso suono, lo stesso tipo di comunicazione, cantano allo stesso modo e vanno negli stessi contenitori gestiti dai soliti noti. Girano tanti soldi e i numeri sono ben altri rispetto al tempo, per cui in qualche modo hanno vinto loro. Ma non chiamiamola musica indipendente però. Non c’è nulla di indipendente oggi, né nelle intenzioni né nella messa in pratica. Al tempo aveva senso chiamarla “scena”, oggi il termine più confacente è “mercato”.

Per chi si avvicina ora alla vostra musica, quale album o brano consiglieresti di ascoltare per capire chi sono gli A Toys Orchestra?

Uno a caso va comunque bene per noi. Non riesco a fare una graduatoria, guardo al totale. Sono capitoli e paragrafi dello stesso libro.

Infine, cosa significa per te e per la band avere una “famiglia allargata” di fan che vi segue da sempre?

E’ la cosa più vicina alla felicità. Avere una mano sulla spalla anche quando il gioco si fa difficile, ti mette forza nelle gambe. Quella forza che alimenta un cammino che dura da venticinque anni.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo credit: Claudia Mei

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