Gennaio 25, 2026
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Tra live electronics, strumenti ancestrali e polifonie vocali: il Teatro San Leonardo si trasforma in laboratorio sonoro grazie ad AngelicA | un nucleo per chi crea

Il Teatro San Leonardo di Bologna ha accolto una serata che ha saputo unire sperimentazione sonora, tensione emotiva e ricerca timbrica. Inserito nel cartellone di AngelicA | un nucleo per chi crea, il doppio set con Simone Grande (CHILD RUN) e il trio formato da Massimo Silverio, Nicolas Remondino e Vieri Cervelli Montel, ha offerto al pubblico un’esperienza immersiva, ipnotica, difficile da classificare – e proprio per questo necessaria.

Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea, si è mosso in territori dove l’etichetta “concerto” risulta riduttiva: qui si tratta di ascolto attivo, di partecipazione sensoriale, di scambio energetico tra artisti e spazio.

Apre la serata Simone Grande, con il suo progetto solista CHILD RUN. Solo sul palco, con chitarra elettrica ed elettronica dal vivo, Grande costruisce paesaggi sonori stratificati e pulsanti. Le trame si sviluppano lentamente, tra delay profondi, texture granulose e manipolazioni timbriche. L’intervento elettronico non è decorativo, ma strutturale: ogni suono genera reazioni, risonanze, distorsioni che vivono il tempo reale della performance.

Il risultato è una musica “materiale”, fisica, quasi architettonica: una scultura sonora in continua mutazione, che avvolge lo spettatore e lo trascina dentro una bolla sensoriale in cui la forma si fa processo.

Il secondo momento della serata vede in scena tre musicisti che, pur provenendo da esperienze diverse, condividono una visione comune: la voce come strumento compositivo, il suono come rito.

  • Massimo Silverio intreccia voce, violoncello e gusla, antico strumento a corda balcanico.
  • Nicolas Remondino alterna percussioni, campionatore e voce, lavorando su loop, ritmi e timbri.
  • Vieri Cervelli Montel porta voce e chitarra acustica baritona, che aggiunge profondità e riverbero al tessuto sonoro.

I tre costruiscono una performance collettiva dove l’equilibrio tra improvvisazione e struttura è costantemente messo in gioco. Le voci si fondono, si rincorrono, si sovrappongono creando un effetto corale che sembra provenire da un luogo atemporale. Il dialogo tra strumenti acustici ed elettronica è sempre attento, misurato, mai sovraccarico: ogni suono trova il suo spazio.

Il lavoro del fonico Matteo Rizzo è determinante nel dare coerenza e tridimensionalità alla performance: il suono respira, si muove, riempie lo spazio senza saturarlo.

In un panorama musicale spesso ingabbiato da formule e formati prevedibili, serate come questa sono un antidoto alla ripetizione e alla passività dell’ascolto.
Non c’è compiacimento né gratuità nello sperimentare, ma un’urgenza di cercare nuove forme di comunicazione attraverso il suono. La rassegna AngelicA – da sempre terreno fertile per questi incontri – conferma così il suo ruolo centrale nella diffusione della musica contemporanea più viva e radicale.

Questa non è musica “da sottofondo”. È musica che richiede presenza, che ti guarda negli occhi e ti chiede di scegliere: ascoltare davvero, oppure no. E chi ha scelto di farlo, ne è uscito trasformato.

Photo Credit: Claudia Mei

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