C’è un momento, nei concerti davvero riusciti, in cui capisci che non stai solo ascoltando delle canzoni: stai assistendo a qualcosa che succede adesso e che non tornerà uguale. I Si! Boom! Voilà!, ieri sera all’Hiroshima Mon Amour, hanno trasformato questa sensazione in un manifesto.
Il progetto nasce in studio, ma è evidente fin dai primi minuti che la sua dimensione naturale è il palco. Qui il rock si fa corpo, gesto, teatro nervoso. E soprattutto urgenza. Quella che attraversa il primo album della band — uscito a gennaio e già percepito come una scossa tellurica nel panorama italiano — trova dal vivo una forma ancora più feroce, meno addomesticabile.
I Si! Boom! Voilà! sono un supergruppo: Roberta Sammarelli, al suo primo capitolo discografico dopo l’uscita dai Verdena, Giulio Ragno Favero, architetto sonoro del Teatro degli Orrori, Davide Lasala, Giulia Formica e Michelangelo Mercuri, alias N.A.I.P., voce e detonatore emotivo del progetto. Cinque personalità forti che non cercano un equilibrio rassicurante, ma un costante stato di attrito.
Sul palco dell’Hiroshima questa tensione diventa carburante. Le chitarre sono ruvide, nervose, volutamente lontane da qualsiasi patina elettronica; la sezione ritmica spinge con un’energia quasi animale; il suono è sporco, fisico, vivo. Un mare magnum alternative che pesca da noise, punk, hardcore e indie senza mai diventare citazionista. Più Shellac e Hüsker Dü che nostalgia, più istinto che forma.
Al centro, inevitabilmente, c’è N.A.I.P.: performer totale, agent provocateur, figura disturbante e ironica insieme. Le sue incursioni vocali e teatrali trasformano il concerto in una sorta di rito sgangherato, a metà tra cabaret oscuro e rock militante. La sua follia non è mai fine a sé stessa: è il mezzo attraverso cui le canzoni colpiscono, scavano, mettono a disagio.
Brani come “Vivere così così (non si può più)” aprono il set come uno schiaffo mascherato da sarcasmo. “Santi numeri” diventa un esorcismo hardcore contro la dittatura delle cifre e dei sold out, mentre “Pinocchio” — primo singolo — incarna perfettamente lo spirito del progetto: ridere come forma di sopravvivenza, ironia come arma politica. Nei momenti più sospesi, come “Lavori in corso”, il muro del suono si incrina e lascia filtrare una fragilità inattesa.
Il disco — e il live lo conferma — è politico nel senso più interessante del termine: non ideologico, non nostalgico, ma capace di mettere a fuoco le storture del presente. Le gogne mediatiche, la solitudine, la violenza normalizzata, l’ossessione per i numeri. Un rock che non consola e non chiede il permesso, che anzi divide e provoca. Una “sberla potente”, come è stata definita, che dal vivo acquista ancora più peso specifico.
Nel finale, con “Da zero”, cantata da Sammarelli, il concerto si chiude come una ninna storta, una carezza ammaccata dopo il caos. Sipario. Ma la sensazione è quella di aver assistito a qualcosa di necessario.
In un’epoca in cui anche il rock rischia spesso l’anestesia, i Si! Boom! Voilà! arrivano come un satellite impazzito: rumorosi, ironici, disturbanti. All’Hiroshima Mon Amour hanno dimostrato che sì, anche oggi un disco rock può essere urgente. E soprattutto può ancora fare male.
Articolo a cura di Angela Todaro
Photo Credits: Nicola Londei





















Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
