Milano, 25 aprile. Mentre la città oscilla tra i postumi della Design Week e il fervore della Liberazione, dentro i volumi ex industriali di via Tortona Coca Puma apre per Quantic in una serata a tinte verde-oro: tra ritmi sudamericani e un’acustica che fatica a stare al passo con la bellezza.
C’è un momento preciso, durante il passaggio di consegne tra la luce fioca del crepuscolo milanese e i neon di BASE, in cui capisci che il 25 aprile non è solo una data sul calendario, ma uno stato mentale. Se fuori la resistenza si canta per le strade, dentro il tempio del design in via Tortona la resistenza è culturale, ritmica, quasi fisica.
In cartellone c’è Quantic, ma l’attesa è tutta per il “warm-up” (definizione riduttiva, lo capiremo presto) di Coca Puma. La musicista romana, fresca di un album che ha ridefinito i confini del dream-pop “nuvoloso” italiano, si presenta in veste di selector per un set interamente dedicato al Brasile.
Un battito tropicale nel cemento
Il set di Coca Puma è un viaggio filologico e sentimentale. Non è la solita selezione da aperitivo carioca; è un’immersione profonda nella MPB (Musica Popolare Brasiliana), tra batucada nervose e bossa che si scioglie in un funk sporco. La sua capacità di leggere il dancefloor senza tradire la sua identità eterea è magnetica. I ritmi sudamericani, con quella loro innata capacità di far convivere la malinconia (la saudade) e la celebrazione vitale, sembrano la colonna sonora perfetta per questa fine di aprile.
Si avverte il calore delle percussioni, la morbidezza delle chitarre nylon, il groove che scivola tra i corpi. Ma è qui che la magia si scontra con la realtà materiale del luogo.
L’estetica del Design vs. La dittatura del riverbero
Se l’occhio gode, l’orecchio soffre. BASE, durante la Design Week, è un gioiello di allestimenti. Le installazioni che ancora decorano lo spazio creano un’atmosfera suggestiva, un gioco di luci e volumi che trasforma il capannone industriale in un museo contemporaneo della vibrazione. È tutto bellissimo, elegante, Instagrammabile fino all’ossessione.
Tuttavia, il grosso problema rimane lo stesso di sempre: la scatola sonora. Lo spazio di BASE è un incubo di cemento e riflessioni. Le frequenze basse, fondamentali per apprezzare la profondità del set di Coca Puma e successivamente l’esplosione globale di Quantic, tendono a impastarsi contro le pareti nude, creando una coda sonora che spesso sporca la pulizia dei ritmi brasiliani.
Resistenza sonora
Nonostante i rimbalzi acustici che rendono la cassa a tratti un’onda d’urto indistinta, la selezione di Coca Puma vince sulla struttura. C’è un’eleganza innata nel modo in cui l’artista cuce insieme i classici e le chicche meno note, preparando il terreno per Quantic con una grazia che raramente si trova nei set di apertura.
La bellezza del Brasile, con la sua complessità poliritmica, riesce miracolosamente a bucare la nebbia sonora del BASE. Uscendo su via Tortona, resta addosso la sensazione di aver assistito a un set di rara classe in una cornice splendida, con il rammarico di non aver potuto godere appieno di ogni singola sfumatura di quel legno e di quelle pelli che Coca Puma ha evocato con tanta cura.
Foto di Stefano Delia
