Giugno 25, 2026
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Dopo essersi affermato come una delle firme più riconoscibili del pop italiano contemporaneo, con 34 dischi di platino, 28 d’oro e oltre un miliardo di stream globali Juli, pseudonimo di Julien Boverod, pubblica il suo nuovo progetto discografico Solito cinema, disponibile in digitale e in diversi formati fisici.

Il disco si presenta come un lavoro fortemente corale, costruito attraverso una lunga serie di collaborazioni: da Fabio Concato a Tommaso Paradiso, passando per Fulminacci, Bresh, Franco 126, Biagio Antonacci, Coez, Emma, Elisa, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro e Olly. Una line-up ampia, che diventa fin da subito il principale
elemento strutturale del progetto.

Classe ’98, nato ad Aosta e cresciuto artisticamente a Torino, Juli arriva a questo album dopo un percorso consolidato soprattutto dietro le quinte, tra produzione e scrittura. Solito cinema segna quindi un passaggio: non tanto un esordio in senso stretto, quanto un tentativo di portare in primo piano una visione personale costruita negli anni lavorando per altri.

Il progetto era stato anticipato da “Quelli come me” con Coez, un brano essenziale, costruito su una struttura minimale di chitarra e voce. La canzone si sviluppa come un flusso emotivo diretto, che ruota attorno al tema della fragilità condivisa: la sensazione di sentirsi fuori posto che si attenua nel momento in cui si trova qualcuno in cui riconoscersi. È una traccia che sintetizza bene il tono generale del disco, fatto di immediatezza e introspezione leggera.

L’apertura è affidata a una scelta inaspettata: Fabio Concato. Il brano “Voilà” gioca su un contrasto generazionale evidente, mettendo in dialogo una voce storica della canzone italiana con una produzione contemporanea ma misurata.
L’operazione funziona soprattutto per l’equilibrio: Juli evita di forzare l’incontro e lascia che siano
atmosfera e interpretazione a guidare il pezzo.

Con Tommaso Paradiso il disco si sposta invece su coordinate più prevedibili. Il brano si inserisce perfettamente nel suo immaginario musicale, richiamando sonorità e strutture già familiari. Qui emerge chiaramente una delle caratteristiche principali di Juli: la capacità di adattare la produzione all’identità dell’artista con cui collabora.

Una dinamica simile si ritrova nelle tracce con Fulminacci, Bresh e Franco126: “Passatempo”, “Serenamente” e “Maledizione”, 3 brani che condividono un’atmosfera leggera e quotidiana, quasi da colonna sonora primaverile. Sono brani che scorrono con facilità, senza particolari scarti o momenti di rottura, e che si inseriscono in una zona di comfort ben definita.

Il featuring con Biagio Antonacci in “L’ultima canzone” riprende il discorso già avviato con Concato, ma con un riferimento più diretto alla tradizione pop degli anni ’90 e 2000.
Anche qui Juli lavora per richiamo e riconoscibilità, costruendo un dialogo con un immaginario già consolidato.

    Tra i momenti più riusciti del disco troviamo i brani con Emma ed Elisa, dove la componente vocale diventa centrale. Le due voci si intrecciano in modo efficace, mentre la produzione resta volutamente in secondo piano.

    La seconda parte del disco si muove su registri più contenuti: Enrico Nigiotti porta il progetto verso una dimensione più intima e minimale, mentre Tredici Pietro introduce una sfumatura leggermente diversa, più vicina al linguaggio urban ma comunque coerente con l’estetica generale.

    Infine, la chiusura con Olly e la loro “Cantilene” ha un valore più simbolico che musicale: è un ritorno alle origini del percorso di Juli, una scelta che sembra voler chiudere il cerchio più che aprire nuove direzioni.

    Nel complesso, Solito cinema è un album ordinato e coerente, costruito con attenzione e con una direzione precisa. Juli conferma la sua solidità in produzione e la capacità di adattarsi a voci e mondi diversi, mantenendo comunque una linea riconoscibile lungo tutto il progetto.

    E voi? L’avete già ascoltato?

    Recensione a cura di Natalia Ameduri

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