Luglio 17, 2026
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La prima serata torinese del tour “L’Ora Zero” di Renato Zero ha registrato il tutto esaurito all’Inalpi Arena, confermando ancora una volta il legame profondo tra il cantautore romano e il suo pubblico. Un rapporto costruito in oltre cinquant’anni di carriera e alimentato da un repertorio vastissimo, che continua a parlare a generazioni diverse.

Raccontare un concerto di Renato Zero non è mai semplice. Il rischio è sempre quello di scivolare nell’elogio scontato, tanto è forte l’impronta lasciata dall’artista nella storia della canzone italiana. Allo stesso tempo, proprio chi lo segue da decenni tende ad avere aspettative altissime: è la naturale severità che si riserva agli artisti che più si amano.

Il tour prende il nome dall’ultimo lavoro discografico e non è un dettaglio secondario. La scaletta, infatti, privilegia in modo evidente i brani più recenti, con numerosi estratti dal nuovo album che spostano il baricentro dello spettacolo verso una dimensione più intima e cantautorale. Una scelta coerente con la fase attuale della carriera di Zero, che oggi appare più incline alla riflessione che alla provocazione spettacolare degli anni d’oro.

Questo orientamento ha inevitabilmente ridotto lo spazio dedicato ai grandi classici degli anni Settanta. Alcuni di essi compaiono in medley rapidi ma efficaci, arrangiati con grande cura, che accendono immediatamente l’entusiasmo del pubblico. Quando nella parte finale della serata arrivano titoli iconici come Madame, Triangolo e Mi vendo, l’arena si trasforma in un grande coro collettivo: il pubblico canta, balla e si lascia trasportare da un repertorio che ha segnato un’epoca.

Sul palco, Zero resta un performer magnetico. A 75 anni conserva un carisma raro e una naturalezza che gli permette di dominare la scena con apparente semplicità. Tra ironia e ricordi, non rinuncia a raccontarsi come “laureato in marciapiedologia”, rivendicando quell’osservazione della vita quotidiana che ha sempre alimentato le sue canzoni. Non è solo intrattenimento: nei suoi interventi emerge anche una visione personale del mondo, tra riflessioni civili e racconti di vita vissuta.

A sostenere lo spettacolo c’è una band di altissimo livello. Il suono è compatto, preciso, costruito su arrangiamenti raffinati e su musicisti di grande esperienza come Lele Melotti, Danilo Madonia e Andrea Maddalone, che accompagnano l’artista con solidità ed eleganza.

Non mancano le sorprese, come la presenza sul palco dell’attore Ninetto Davoli, figura storicamente legata all’immaginario culturale romano e al cinema di Pier Paolo Pasolini. Più divisivi, invece, gli intermezzi video affidati alle voci di Gabriele Lavia e Luca Ward, che introducono riflessioni esistenziali e filosofiche interrompendo a tratti il flusso musicale dello spettacolo.

È forse proprio qui che emerge la trasformazione dell’artista negli anni: la provocazione teatrale e dissacrante delle origini lascia oggi spazio a un tono più solenne e riflessivo, segno di una maturità artistica che non tutti i fan accolgono allo stesso modo.

Ma al di là di qualche scelta discutibile, resta la sostanza. “L’Ora Zero” è uno spettacolo imponente, oltre tre ore di musica e racconto, costruito con grande professionalità e capace di coinvolgere un pubblico che continua a riconoscersi nelle canzoni del suo “Re dei sorcini”.

Se qualcuno avrebbe voluto ascoltare ancora più classici, è forse solo perché da un artista come Renato Zero si continua, inevitabilmente, ad aspettare sempre qualcosa in più.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Gabriella Liotti

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