Ci sono artisti che passano metà della carriera a costruire un’identità e l’altra metà a provare a distruggerla. Rareș, invece, sembra aver trovato una terza via: smettere di inseguire una forma definitiva e lasciare che le canzoni respirino da sole. SINCERO! nasce esattamente da lì, da un’urgenza più istintiva che teorica, più epidermica che progettata. Ed è forse proprio questo a renderlo il disco più diretto, luminoso e compiuto del cantautore italo-romeno.
Negli anni Rareș ha cambiato coordinate sonore continuamente. Dal folk intimista degli inizi alle derive elettroniche più frammentate, passando per lavori in cui la scrittura sembrava voler sfidare la struttura stessa della canzone pop. Stavolta però il movimento è diverso: non c’è la ricerca di una nuova maschera, ma il desiderio di togliersene qualcuna.
Dentro SINCERO! convivono storie d’amore finite male, relazioni immaginate, ricordi che sembrano sogni e sogni che hanno il peso specifico dei ricordi. Ma il punto non è il racconto autobiografico. Il punto è come Rareș riesca a trasformare esperienze intime in qualcosa di condivisibile senza perdere delicatezza. Le canzoni entrano piano, senza effetti speciali, e finiscono per occupare spazio emotivo quasi senza che te ne accorga.
Brani come Strappacuore, con la partecipazione di Giovanni Truppi, lavorano per stratificazione: prima il pianoforte, poi le chitarre, i sintetizzatori, infine gli archi che aprono il pezzo verso qualcosa di più cinematografico. Rareș canta l’amore come un cortocircuito permanente, una crepa che modifica il modo di stare al mondo anche dopo la fine. Non c’è melodramma, piuttosto una specie di disarmo emotivo controllato.
Il cuore emotivo del disco resta però L’amore è un’altra cosa, una ballata sospesa in cui la produzione di okgiorgio accompagna il falsetto di Rareș in territori che ricordano certe dissolvenze emotive dei Bon Iver. L’elettronica qui non serve a creare distanza: al contrario, amplifica la fragilità del brano, la rende quasi tattile.
Eppure SINCERO! non è mai un disco ripiegato su se stesso. La differenza rispetto ai lavori precedenti sta soprattutto nel suono. Se Femmina giocava a smontare e ricomporre le melodie, qui tutto sembra più fluido, persino quando gli arrangiamenti diventano ricchi e imprevedibili. Rareș lascia entrare groove, fiati, chitarre elettriche luminose, dettagli orchestrali e aperture pop che non hanno paura di essere immediate.
La coppia iniziale formata da Giorni di sole e Gatti racconta perfettamente questo equilibrio. La prima parte da una malinconia chitarristica che richiama certe ombre dei Radiohead, salvo poi aprirsi gradualmente verso qualcosa di più caldo e vitale. Gatti cambia ancora pelle: basso in evidenza, sax, movimento, leggerezza improvvisa. Rareș sembra finalmente a suo agio nel lasciare che il pop entri davvero nelle sue canzoni senza sentirsi obbligato a sabotarlo.
Ed è probabilmente questo il punto centrale del disco: la semplicità percepita è il risultato di una costruzione molto sofisticata. SINCERO! suona immediato, ma dietro quella naturalezza c’è un lavoro minuzioso di equilibrio tra elementi acustici, orchestrali ed elettronici. Ogni brano contiene piccoli dettagli che spostano continuamente il baricentro emotivo dell’ascolto.
Anche quando il disco sfiora territori più oscuri, Rareș evita sempre il peso della retorica. In Senza confini, che chiude l’album, i “demoni” evocati nel testo sembrano più pensieri notturni che presenze reali: inquietudini che evaporano all’alba, lasciando spazio a una strana forma di speranza. È una tensione che attraversa tutto il progetto: il sole illumina le crepe, la pioggia consola, la nostalgia convive con una leggerezza quasi infantile.
In pezzi come faccianuvola emergono anche riferimenti a un certo nuovo indie britannico, con chitarre e dinamiche che ricordano gli English Teacher più melodici. Ma Rareș evita accuratamente il citazionismo sterile. Tutto viene assorbito dentro una scrittura personale che continua a mettere al centro la sensazione fisica delle cose: l’erba sotto i piedi, il rumore dei fiati, la pelle contro la corteccia degli alberi.
La title track, SINCERO!, è probabilmente il manifesto dell’intero album. Non perché riassuma tutti i temi del disco, ma perché ne sintetizza il gesto creativo: smettere di complicare l’emozione per paura della semplicità.
Rareș arriva così al suo lavoro più accessibile senza perdere profondità. Un disco pop, sì, ma nel senso migliore del termine: canzoni che cercano connessione invece di protezione, che rinunciano all’autocompiacimento “d’autore” per lasciare spazio al movimento naturale della musica.
E alla fine è proprio questa la sensazione che resta: dopo anni passati a cambiare forma, Rareș ha capito che non serve inventare continuamente nuovi linguaggi per dire qualcosa di vero. A volte basta lasciare suonare le canzoni.
Articolo a cura di Angela Todaro
