Giugno 10, 2026
OfMonstersAndMen2026

Gli Of Monsters and Men arrivano al Sequoie Music Park e, per una sera, Bologna rischia seriamente di trasformarsi in una piccola Reykjavík emotiva a cielo aperto.

Il 25 giugno la band islandese salirà sul palco del festival estivo delle Caserme Rosse portando con sé quel mix di folk orchestrale, indie pop e malinconia nordica che negli ultimi quindici anni ha definito un’intera generazione di ascoltatori. Perché gli Of Monsters and Men non sono mai stati semplicemente “quelli di Little Talks”. Sono stati il suono di un momento preciso: quello in cui l’indie folk smetteva di essere nicchia e diventava linguaggio universale.

Quando nel 2011 “Little Talks” iniziò a rimbalzare ovunque — radio, Tumblr, serie tv, festival, playlist condivise alle tre di notte — sembrava arrivata dal nulla. In realtà dentro quel brano c’era già tutto: il dialogo continuo tra le voci di Nanna Bryndís Hilmarsdóttir e Ragnar Þórhallsson, i crescendo da colonna sonora, l’urgenza emotiva, quella sensazione di viaggio perpetuo che ancora oggi rende la loro musica immediatamente riconoscibile.

Da Reykjavík al resto del mondo il passo fu rapidissimo. My Head Is an Animal diventò uno dei debutti più importanti dell’epoca indie folk, mentre la band costruiva un immaginario fatto di natura, mostri interiori, romanticismo e caos emotivo. Un’estetica che sembrava uscita da un romanzo fantasy scritto durante un inverno artico.

Eppure il vero punto di forza degli Of Monsters and Men è sempre stato un altro: la capacità di rendere giganteschi i sentimenti fragili. Le loro canzoni parlano spesso di perdita, paura, relazioni che cambiano forma, identità che si sgretolano. Ma invece di chiudersi nell’intimismo, esplodono. Diventano cori da urlare insieme a migliaia di sconosciuti.

Negli anni la band ha anche saputo evolversi senza inseguire disperatamente le mode. Se i primi lavori avevano il sapore del folk da falò cosmico, album come Beneath the Skin e Fever Dream hanno spinto il loro suono verso territori più scuri, cinematici ed elettronici. Meno naïf, più consapevoli. Come se gli Of Monsters and Men fossero cresciuti insieme al loro pubblico.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui continuano a funzionare così bene dal vivo. I loro concerti non sono nostalgia da playlist anni 2010. Sono esperienze collettive costruite su connessione emotiva, tensione e rilascio. Ci sono band che sul palco cercano la perfezione tecnica; loro cercano il trasporto totale.

Il Sequoie Music Park poi sembra il posto giusto al momento giusto. Negli ultimi anni il festival bolognese si è ritagliato uno spazio sempre più centrale nell’estate italiana grazie a lineup trasversali e a un’atmosfera molto diversa dai grandi eventi ipercompressi da stadio. Verde, aria aperta, pubblico vicino, tramonti lenti: praticamente l’habitat naturale per una band che ha sempre dato l’impressione di appartenere più ai boschi che all’industria musicale.

Aspettarsi solo “Little Talks”, comunque, sarebbe riduttivo. Gli Of Monsters and Men hanno costruito una discografia piena di momenti capaci di oscillare continuamente tra euforia e malinconia, delicatezza e impatto emotivo. Ed è proprio lì che il gruppo continua a colpire: nella capacità di farti sentire minuscolo e gigantesco nello stesso momento.

Bologna è pronta ad accoglierli. E onestamente? Alcune canzoni suonano meglio d’estate, sotto gli alberi, con migliaia di persone che cantano come se stessero cercando di ricordarsi qualcosa che avevano quasi dimenticato.

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!