Ieri sera al Teatro Colosseo ho assistito a Oliva Denaro, lo spettacolo che Ambra Angiolini porta in tournée da oltre un anno, ispirato al romanzo di Viola Ardone e alla storia vera di Franca Viola. Un racconto potente e necessario, che affronta con delicatezza e incisività una ferita sociale ancora aperta: la violenza sulle donne.
La scenografia, con la sua semplicità bucolica, introduce il pubblico nel mondo di Oliva, una ragazza che, tra galline e arance, racconta il suo passaggio alla pubertà e il desiderio di autodeterminarsi. Il suo dire “NO” alle convenzioni non è urlato, ma deciso. Un primo atto di ribellione che diventa la sua forza.
Ambra è straordinaria: sola sul palco, da voce e corpo a un’intera comunità . Diventa la madre, legata a proverbi e tradizioni; la sorella Fortunata, che ha subito la stessa sorte senza via di scampo; il padre, silenzioso ma combattivo; e poi la maestra rossa, il segretario del partito, il maresciallo che si appella a un codice penale arcaico, e Pino Paternò², l’
uomo che crede di poter disporre della vita di Oliva. Una polifonia perfetta che rende la narrazione fluida, intensa, mai pesante.
Sorprende la capacità di trasformare un tema così duro in uno spettacolo che sa essere anche leggero, ironico, capace di strappare sorrisi senza mai sminuire il dramma. Ambra incanta, trascina, emoziona. E quando, dopo un’ora intensa, Oliva grida il suo no, il teatro esplode in un applauso che non si ferma più .
Standing ovation meritata, commozione palpabile. Ambra, visibilmente emozionata, ha ringraziato il pubblico e spiegato la storia vera dietro il personaggio. Un momento ancora più toccante si è avuto quando una fan le ha portato dei fiori: non era un semplice omaggio, ma un gesto carico di significato, perché quella donna aveva condiviso con Ambra la battaglia contro la malattia. Un incontro che ha reso la serata ancora più intensa, ricordandoci che la vita, come il teatro, è fatta di storie che si intrecciano, di dolore, di resistenza e di rinascita.

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
