Ottobre 5, 2026
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C’è un momento preciso in cui un artista smette di essere un nome conosciuto da una nicchia e diventa, semplicemente, uno di quelli che incontri dappertutto. Nei festival, nelle playlist, nelle storie Instagram, nei racconti degli amici. Per Rareş quel momento è arrivato nell’estate del 2026, dopo la pubblicazione di Sincero!, il suo terzo album.

La cosa interessante è che non si tratta di una scoperta improvvisa. Rareş, nato in Romania nel 1997 e cresciuto artisticamente tra Trieste e Bologna, si porta dietro anni di ricerca, studi musicali e una discografia tutt’altro che lineare. Prima ancora dell’attuale esposizione c’erano il Conservatorio, la vittoria del contest Freschissimo al Locomotiv Club, l’incontro con Panico e una serie di lavori capaci di muoversi tra folk, elettronica e sperimentazione. Anche le collaborazioni con artisti come Mace e Cosmo avevano contribuito a costruire intorno a lui una certa attenzione.

Il successo di Sincero! sembra quindi meno una sorpresa di quanto potrebbe apparire. È piuttosto il punto d’arrivo di un percorso che, per una volta, non ha avuto bisogno di una scorciatoia algoritmica.

«Non ho mai avuto limiti creativi», racconta Rareş parlando del rapporto con Panico. Dopo il primo album sono arrivati progetti molto diversi tra loro: un EP profondamente folk e un disco elettronico, volutamente difficile da decifrare. Con Sincero! l’approccio è cambiato.

«Ho fatto un disco di canzoni. E per me oggi le canzoni suonano così: leggere, leggibili, fruibili».

La parola chiave è proprio “leggere”. Non nel senso di facili o superficiali, ma di immediate. Rareş ha lavorato per sottrazione, eliminando strati e sovrastrutture senza modificare il nucleo dei pezzi. Una specie di lavoro di cesello che ha lasciato emergere la forma delle canzoni.

È una scelta che ha trovato un pubblico pronto ad accoglierla.

  • Sincero!* mette insieme collaborazioni con Giovanni Truppi, Faccianuvola, Iako, okgiorgio e Gaia Morelli, ma soprattutto costruisce un repertorio che funziona al primo ascolto. È pop nel senso più concreto del termine: canzoni che arrivano, si lasciano cantare e non chiedono necessariamente all’ascoltatore di risolvere un enigma.

La risposta dal vivo ha superato le aspettative dello stesso Rareş. Nei suoi concerti convivono generazioni diverse, con bambini che arrivano con piccoli regali e spettatori più grandi che scherzano sul fatto di essere ormai “fuori età”.

Il risultato è una delle presenze più riconoscibili di questa estate musicale: festival, date aggiunte, pubblico in crescita e un repertorio che sembra avere trovato il proprio momento.

La leggerezza come scelta

La musica di Rareş è leggera anche fisicamente. Non pesa sull’ascoltatore. Persino quando racconta relazioni sbagliate, dipendenze emotive, ricadute e fragilità, lo fa senza trasformare ogni sentimento in una questione da tribunale.

È forse questo il punto di Sincero!: l’amore non viene né idealizzato né smontato. Viene semplicemente attraversato.

Rareş parla di rapporti sbilanciati, errori che si ripetono, persone che continuiamo a scegliere anche quando sappiamo che non dovremmo, del bisogno di essere amati e della difficoltà di smettere di cercare conferme. Lo fa con una scrittura che preferisce l’empatia alla sentenza.

«L’amore è inflazionato ed è sulla bocca di tutti, ma se è così un motivo ci sarà», dice. «Io sto vivendo questa cosa, non posso negarla. La voglio fare. Devo solo farla come voglio io».

In questa frase c’è forse la vera natura del disco. Sincero! non prova a dimostrare qualcosa. Non vuole essere necessariamente provocatorio, né costruire una teoria generazionale. Preferisce mostrare le cose per quello che sono.

Anche la provocazione, secondo Rareş, può essere dolce. Può consistere nel mettere l’ascoltatore davanti a qualcosa che riconosce ma che normalmente evita di guardare.

Una generazione che non ha voglia di essere educata

Il successo di Sincero! arriva dentro un panorama nel quale una parte del pubblico più giovane sembra sempre meno interessata a essere “istruita” dalla musica.

È una generazione cresciuta tra pandemia, guerre viste quasi in diretta sui social, crisi climatica, precarietà e una percezione del futuro tutt’altro che rassicurante. In questo scenario non è detto che serva sempre un disco che decostruisca il mondo, lo denunci o provi a indicare una via d’uscita.

A volte può bastare una canzone dentro la quale riconoscersi.

La forza di Rareş sta anche qui: nella capacità di intercettare una sensibilità che non cerca necessariamente risposte. Una sensibilità malinconica, autoconsapevole, spesso ironica, che conosce i propri difetti e li sa perfino nominare, ma non per questo riesce a superarli.

È una malinconia diversa da quella più tradizionale del cantautorato italiano. Meno urbana, più atmosferica. Più legata alle stagioni, al tempo meteorologico, agli stati d’animo e alla memoria. Il passato ritorna spesso attraverso l’imperfetto, i “se avessi”, le possibilità mancate, il dialogo con qualcuno che non è più necessariamente presente.

Rareş prende questa materia e la rende pop.

Ed è forse per questo che Sincero! riesce a parlare a un pubblico così ampio: non racconta una vita migliore di quella dell’ascoltatore, ma una vita sorprendentemente simile alla sua.

Sincerità senza assoluzioni

Resta però una domanda: la sincerità basta?

Il titolo dell’album potrebbe suggerire una risposta affermativa, ma il disco è più ambiguo di così. Essere consapevoli dei propri meccanismi non significa necessariamente riuscire a cambiarli. Conoscere i propri errori può diventare una forma di accettazione, ma anche un alibi.

Rareş sembra muoversi proprio in quella zona grigia. Non dice che tutto vada bene. Ma non promette nemmeno che tutto debba andare meglio.

È una posizione molto contemporanea: riconoscere i propri pattern, raccontarli, perfino trasformarli in identità, senza sapere se un giorno si riuscirà davvero a interromperli.

In questo senso Sincero! è meno spensierato di quanto sembri. Sotto le melodie immediate, i ritornelli, i cori e le immagini apparentemente zuccherine c’è una forma di malinconia molto precisa: quella di chi ha imparato a convivere con le proprie contraddizioni.

Forse è proprio questa la ragione per cui Rareş sta funzionando così bene in questa estate. Non offre una fuga dalla realtà. Offre una versione più morbida della realtà.

E in un momento in cui il futuro sembra spesso qualcosa da affrontare prima ancora che da immaginare, può essere sufficiente una canzone che non chieda niente.

Una canzone leggera. Una canzone sincera. Una canzone da cantare mentre, almeno per qualche minuto, non abbiamo voglia di niente.

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