Luglio 13, 2026
nu-genea

Ci sono artisti che perfezionano una formula e altri che preferiscono metterla continuamente in discussione. I Nu Genea appartengono senza dubbio alla seconda categoria. Con People of the Moon, pubblicato all’inizio di giugno e presentato attraverso un ampio tour europeo, il duo formato da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena compie un ulteriore passo avanti in un percorso creativo che da anni sfugge a qualsiasi definizione rigida.

Dal progetto originario Nu Guinea fino all’attuale identità artistica, la loro musica ha sempre avuto un rapporto speciale con Napoli. Non una semplice appartenenza geografica, ma un punto di osservazione privilegiato da cui guardare altrove. Se gli esordi erano fortemente legati alla riscoperta delle radici sonore partenopee e Bar Mediterraneo aveva esteso lo sguardo all’intero bacino del Mare Nostrum, oggi il raggio d’azione si amplia ancora. People of the Moon è il racconto di una musica che non riconosce più frontiere.

L’impressione emerge fin dalle prime tracce. I Nu Genea abbandonano qualsiasi comfort zone e costruiscono un album in cui lingue, ritmi e tradizioni si intrecciano liberamente. Lo spagnolo, l’inglese, l’arabo, il portoghese e naturalmente il napoletano convivono all’interno di un mosaico sonoro che trova proprio nella varietà la propria ragion d’essere. Non si tratta di una semplice collezione di influenze esotiche, ma di un lavoro di assimilazione e trasformazione che rende ogni elemento parte integrante di un linguaggio coerente.

L’apertura del disco sorprende per la sua natura sfuggente. Chi si aspetta un immediato concentrato di funk mediterraneo potrebbe rimanere inizialmente spiazzato. Le prime canzoni sembrano preferire l’atmosfera alla ricerca della hit immediata, costruendo un percorso che rivela il proprio senso ascolto dopo ascolto. È un disco che non si concede tutto subito, ma che richiede di essere attraversato.

Tra gli episodi più significativi spiccano Onenon, impreziosita dalla presenza di Tom Misch, e Celavì, nella quale la voce di Maria José Llergo aggiunge nuove sfumature emotive a un impianto già ricco di riferimenti culturali. Allo stesso tempo, brani come Sciallà e Carè mantengono un filo diretto con l’universo sonoro che ha reso il gruppo uno dei progetti più apprezzati della scena italiana contemporanea.

La vera forza di People of the Moon risiede però nella sua capacità di mettere in comunicazione mondi diversi. Le melodie sembrano provenire da luoghi lontani e dialogare tra loro senza gerarchie. Le suggestioni mediorientali si intrecciano con la tradizione partenopea, le pulsazioni latine incontrano l’eleganza del soul contemporaneo, mentre il groove rimane costantemente il punto di equilibrio attorno al quale tutto ruota.

In questo senso il disco rappresenta una naturale evoluzione della poetica dei Nu Genea. Se in passato il Mediterraneo era il centro simbolico della loro ricerca, oggi la mappa si allarga fino a comprendere nuove rotte e nuove connessioni. La contaminazione non è più soltanto un elemento stilistico, ma il cuore stesso del progetto.

La stessa visione attraversa il videoclip della title track, diretto da Zavvo Nicolosi e Giovanni Tomaselli. Attraverso un immaginario sospeso tra cinema, pubblicità e fantascienza sociale, il video riflette sul rapporto tra realtà e rappresentazione, costruendo un universo visivo denso di riferimenti e suggestioni. È un lavoro che dialoga perfettamente con l’ambizione dell’album e conferma il talento dei due registi nel creare immagini capaci di amplificare il significato della musica.

Con People of the Moon i Nu Genea dimostrano ancora una volta come sia possibile conciliare ricerca e accessibilità, complessità e leggerezza. Il risultato è un album maturo e sfaccettato, che non rinuncia all’immediatezza del groove ma allo stesso tempo amplia continuamente il proprio orizzonte creativo. In un panorama musicale spesso dominato dalla ricerca dell’effetto istantaneo, il duo napoletano sceglie la strada più difficile: quella dell’evoluzione costante. E ancora una volta riesce a farlo con naturalezza.

Articolo a cura di Angela Todaro

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!