Luglio 22, 2026
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Una serata intensa, viscerale e autentica quella andata in scena al Flowers Festival di Collegno, dove Motta e The Zen Circus hanno condiviso il palco regalando al pubblico oltre tre ore di musica, energia e partecipazione. Un doppio live che ha saputo raccontare due percorsi artistici differenti ma accomunati dalla stessa urgenza espressiva e da un rapporto sincero con il pubblico.

Ad aprire la serata è stato Motta con il tour celebrativo de La fine dei vent’anni, album che a dieci anni dalla pubblicazione conserva intatta la sua forza emotiva. Accompagnato dalla band, il cantautore livornese ha riproposto integralmente il disco alternando momenti di delicata introspezione a esplosioni di rock nervoso. Brani come Roma stasera e Sei bella davvero hanno emozionato il pubblico, che ha accompagnato ogni parola in un’atmosfera raccolta ma intensa.

Con l’arrivo dei The Zen Circus il clima è cambiato radicalmente. La band pisana ha trasformato il Flowers Festival in una grande festa rock, alternando i nuovi brani del recente album Il Male ai classici che da anni rappresentano il cuore del loro repertorio. Andrea Appino si conferma un frontman carismatico, capace di passare con naturalezza dall’ironia alla rabbia, mentre la band mantiene una compattezza sonora che dal vivo continua a essere uno dei suoi punti di forza.

Il concerto ha trovato il suo equilibrio proprio nell’alternanza tra la profondità delle canzoni di Motta e l’impatto diretto dei The Zen Circus. Due modi diversi di raccontare inquietudini, speranze e contraddizioni, accomunati da una scrittura personale e da una presenza scenica mai costruita.

L’organizzazione del Flowers Festival si è confermata all’altezza della sua reputazione, con un’ottima gestione degli spazi e un pubblico numeroso che ha partecipato con entusiasmo dall’inizio alla fine.

Più che una semplice accoppiata in cartellone, quella tra Motta e The Zen Circus si è rivelata una vera celebrazione della scena indipendente italiana: un concerto capace di guardare al passato con affetto senza rinunciare all’urgenza del presente, ricordando quanto il rock d’autore italiano abbia ancora molto da dire.

Photo Credit Nicola Londei

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