Luglio 24, 2026
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Ci sono artisti che riempiono una piazza. E poi ci sono quelli che riescono a trasformarla in un luogo della memoria collettiva. Dopo quindici anni di assenza dai palchi italiani, Moby è tornato dal vivo e lo ha fatto nel modo più simbolico possibile: davanti al Palazzo Ducale di Modena, nella cornice di Jazz Open Modena, dove quasi settemila persone hanno assistito all’unica data italiana del suo tour europeo.

Il sold out era annunciato da giorni, ma ciò che è successo in Piazza Roma è andato oltre i numeri. Richard Melville Hall, da oltre trent’anni uno dei nomi più influenti della musica elettronica mondiale, ha riportato sul palco un repertorio che continua a suonare sorprendentemente contemporaneo, attraversando techno, punk, gospel, trip hop, pop e big beat con la naturalezza di chi quei linguaggi li ha contribuiti a inventare.

L’apertura con Bodyrock ha dato immediatamente il tono della serata. Poi è arrivata Go, il brano che all’inizio degli anni Novanta lo ha consacrato come uno dei protagonisti della nuova elettronica, prima di lasciare spazio ai classici di Play, l’album che nel 1999 ha cambiato il rapporto tra musica elettronica e cultura pop. Porcelain, Natural Blues e Why Does My Heart Feel So Bad? non sono semplicemente hit: sono colonne sonore di un’intera generazione, accolte dal pubblico con un entusiasmo che sembrava sospeso tra nostalgia e presente.

Il finale è stato affidato all’energia di Lift Me Up e Feeling So Real, introdotta dallo stesso Moby come un tributo alla disco music italiana, chiudendo un concerto che ha alternato momenti contemplativi a esplosioni dance senza mai perdere intensità.

Ma chi conosce Moby sa che i suoi concerti non si fermano alla musica. L’artista americano ha ribadito il suo impegno politico e civile, prendendo posizione contro il presidente statunitense Donald Trump con parole durissime e ricevendo una lunga ovazione dal pubblico modenese. Nel corso della serata ha inoltre ricordato Jane Goodall attraverso un videomessaggio dedicato alla difesa degli animali e alla promozione di un’alimentazione vegetale, temi che da sempre accompagnano il suo percorso artistico e personale.

Il concerto di Moby conferma anche la riuscita della prima edizione di Jazz Open Modena, festival che ha scelto di abbattere ogni barriera tra jazz, elettronica, soul, pop e sperimentazione. Dopo l’apertura con Diana Krall e Gregory Porter, il festival continua il suo percorso con una line-up che difficilmente si vede riunita in Italia.

Questa sera Piazza Roma si trasformerà in una gigantesca pista da ballo grazie ai MEUTE, la marching band tedesca che reinterpreta la techno esclusivamente con strumenti acustici, e a Parov Stelar, il padre dell’electro swing, reduce da una stagione internazionale che lo ha riportato sui principali palchi europei.

Domani sarà invece la volta di due grandi nomi britannici: Joss Stone e Jamie Cullum, entrambi protagonisti delle uniche date italiane dei rispettivi tour. Nei giorni successivi arriveranno Luca Carboni e, per il gran finale del 18 luglio, Jean-Michel Jarre, altro pioniere assoluto dell’elettronica che chiuderà il festival con la sua unica data italiana.

Se il debutto di Jazz Open Modena aveva già convinto con Diana Krall e Gregory Porter, il ritorno di Moby ha rappresentato il momento in cui il festival ha definitivamente trovato la propria identità: quella di una rassegna capace di mettere in dialogo leggende della musica internazionale e nuovi linguaggi, trasformando il cuore della città emiliana in uno dei palcoscenici più interessanti dell’estate italiana.

Photo Credit Alessandro Stronati

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