«Inverno non ha età e non è nessuno perché non si sente niente. Ci ha chiesto di raccontare la sua storia passando per la musica, l’abbiamo ascoltato e gli abbiamo dato una voce.» Ed è proprio quello che hanno fatto. Le cinque canzoni di questo EP sono perfettamente riuscite nel loro intento di raccontare le paure del cambiamento e la forte tentazione di perdersi nei ricordi. Definire Inverno un disco “triste” sarebbe troppo facile, e forse sbagliato: l’EP è un viaggio verso la consapevolezza.
Inverno è il nuovo progetto di MITCHO che, dopo due EP in inglese, aveva già scritto, prodotto e arrangiato il suo primo album in italiano, Nemesi, nel 2024. Questa volta però il cantautore romano di stanza a Torino ha collaborato con una band di altri quattro elementi, con la produzione di Claudio Lo Russo (Atlante): Alessio Morabito (chitarra elettrica), Pietro Coluccia (tastiere), Leonardo Mauro (basso) e Bianca Massari (percussioni). Nonostante il passaggio da solista a band, l’identità sonora di MITCHO resta intatta, anzi si rafforza. Forse sono state accentuate le sonorità elettroniche, ma lo stile cantautoriale è rimasto invariato e proprio quest’unione rende l’EP così fresco e interessante. È allo stesso tempo classico e contemporaneo.
A questo contribuisce anche la voce di Roberto Miccio – in arte MITCHO –, forse uno dei suoi tratti più caratteristici. Il timbro è difficile da definire: non è profondo, eppure incredibilmente morbido e caldo e talvolta quasi sussurrato. MITCHO non urla, ma ripete e mantiene il cantato spesso vicino al parlato, riuscendo ad essere ancora più convincente. In questo modo crea un senso di intimità con chi ascolta, che resta ipnotizzato dalla calma e dalla chiarezza della voce. La sua carica espressiva è sicuramente uno dei punti di forza di Inverno.
Non sono da meno i testi delle cinque canzoni, collegate tra loro con riferimenti interni e in quanto concepite come un unicuum, all’interno di un vero e proprio concept album. L’EP è una storia divisa in cinque capitoli che racconta il viaggio percorso da Inverno tra i ricordi dell’infanzia, “tra appigli e memorie” (Schiena). È un percorso a tratti onirico, che gli permette di incontrare affetti perduti e di condividere emozioni. «Inverno vive in ogni persona smarrita, ogni anima al margine che troppo spesso cade in un vortice autocostruito. Si perde nei ricordi e cerca di esorcizzarli».
Il titolo è evocativo: Inverno richiama qualcosa di congelato, di sospeso, di silenzioso, dove si può riflettere. Solo nella fredda calma ci si può rendere conto della necessità dell’altro: “Parlami ho bisogno delle tue parole” viene ripetuto più volte in Sto benissimo, il brano d’apertura in feat. con Edera. L’inverno è il tempo in cui ci si può fermare per cominciare questo viaggio onirico tra i ricordi, sfruttando il suo ghiaccio come specchio per potersi guardare dentro. Per riuscire a capire che non si è “più quello che credi” e che ci si perde “in disordini e schemi”.
La scelta lessicale è rarefatta, non è mai definita, eppure perfettamente evocativa. È dalla vaghezza di “musica bluerba” (Bluerba) o “le dita diventano fiori” (Polvere) che nascono le immagini più vivide. La scrittura stessa aiuta a percorrere questo viaggio perché è frammentata, circolare, ricca di ripetizioni e formule, con cui MITCHO non solo riesce a dar forma e voce ad Inverno, ma ti permette di vederlo dentro di te. La forza espressiva dell’album è ulteriormente amplificata dall’omonimo fumetto realizzato in collaborazione con la fanzine torinese Eterogenesi, con i disegni di Zebra e Lisa e i testi di Roberto Miccio e Francesco Giordano.
L’unico possibile limite del progetto è proprio la sua profondità e la sua astrattezza, per i quali rischia talvolta di chiudersi su se stesso. Ma credo sia un rischio calcolato, che MITCHO gestisce con maturità, esattamente come nei lavori precedenti.
Inverno è stato scritto, arrangiato, prodotto e registrato a Torino tra una sala prove in San Salvario e lo studio di Claudio Lo Russo che ne ha curato produzione, mix e master. È un progetto completamente indipendente che uscirà il 6 maggio su tutte le piattaforme digitali e Bandcamp.
Articolo a cura di Emma Salone

Fin da piccola appassionata di cantautorato e, forse per questo, per me un bel testo viene prima di tutto. La musica, in fondo, è la forma più naturale di catarsi.
