Maggio 11, 2026
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Mille, il cui nome rimanda subito a un’epoca di grandi cambiamenti, è pronta a scatenare una “rivoluzione” sonora sul palco di Spazio 211 di Torino. Con il suo nuovo album Risorgimento, la cantautrice ci guida in un viaggio che mescola tradizione e innovazione, proprio come il periodo storico che il titolo richiama. Una rinascita musicale che affonda le radici nella forza di un’identità nazionale e nella passione di una musica che lotta, evolve e cresce. Un “risorgimento” che si fa battaglia per la verità, l’emozione e la libertà, e che, come la storica marcia di Garibaldi, sta per invadere le platee del nostro tempo. Il 15 novembre, Torino avrà l’onore di essere testimone di questa nuova conquista.

In un momento in cui la musica sembra tornare alle sue radici per rispondere alle sfide del presente, Mille emerge come una figura centrale in questo processo di rinascita. Come Garibaldi e i suoi uomini avevano un sogno di unificazione, Mille propone una musica che guarda al passato ma che è pronta a riscrivere il futuro.

Il concerto di Mille a Spazio 211 non sarà solo una celebrazione dell’album, ma una vera e propria “battaglia musicale” dove ogni canzone è un passo verso la costruzione di una nuova identità sonora.

In questa intervista, la cantautrice ci racconta del suo viaggio musicale, delle sfide che l’hanno portata a dare vita a Risorgimento, e del significato profondo dietro il nome che porta. Con una performance live che la vedrà protagonista il prossimo 15 Novembre a Spazio 211 di Torino, Mille è pronta a raccontare come la musica, come il Risorgimento, possa essere una forma di rivoluzione e di speranza per le nuove generazioni.

Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lei, tra riflessioni sulla sua arte, il suo processo creativo e l’imminente appuntamento torinese.

“Risorgimento” è un titolo che evoca una certa rinascita. Cosa c’è dietro questo nome e cosa rappresenta per te questo album?


Risorgimento per me significa tornare alla vita, al movimento. È un disco che parla del coraggio di rimettersi in cammino, di accettare che le cose cambiano fuori e dentro di noi  e di imparare a farlo con grazia e ironia. È un disco che nasce dalla mia personale rinascita, ma anche dal desiderio di ricordarmi che si può sempre ricominciare, risorgere ogni volta.

Musicalmente, Risorgimento segna un passo importante nella tua carriera. Qual è l’evoluzione del tuo suono in questo disco rispetto al precedente?


Rispetto al mio EP Quanti me ne dai, qui ho voluto che tutto fosse suonato, con strumenti veri, persone vere. Volevo che si sentisse il respiro del suono, che non fosse un disco patinato ma qualcosa che vibra, che ti arriva addosso. È un lavoro molto più analogico, più fisico e viscerale, ma allo stesso tempo direi raffinato.

I testi di Risorgimento toccano temi intimi e sociali. Qual è il filo conduttore che lega le canzoni di questo album?


Il filo conduttore è il desiderio di liberarsi: dalle paure, dai ruoli, dalle dipendenze emotive. Ogni brano racconta una forma diversa di emancipazione, a volte dolorosa, a volte ironica. È un disco che parla di amore e corpo, ma anche di cura e resistenza.

Sulla collaborazione con Giulia Mei. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato Giulia al progetto? Cosa vi unisce artisticamente?


Io e Giulia ci siamo conosciute artisticamente da subito, come se ci fossimo capite prima ancora di parlarci. L’ho sempre considerata un’artista autentica, con una scrittura viva e priva di fronzoli. Quando abbiamo lavorato insieme, ho sentito che le nostre voci si incastravano naturalmente: lei ha portato una delicatezza e una forza che arricchiscono il brano. Ci unisce la libertà, quella di scrivere senza filtri, ma anche senza bisogno di spiegarsi troppo.

Hai detto in passato che la musica è un modo per raccontarsi. Com’è il tuo processo creativo, dalla scrittura dei testi alla produzione?


Scrivo sempre di getto, parto da un’immagine o da una frase che mi gira in testa e poi costruisco attorno tutto il resto. Non parto mai da un concetto a tavolino: mi lascio attraversare dalle cose che vivo. In studio, poi, lavoro con Unbertoprimo e con i miei musicisti come in una piccola bottega d’artigianato: sperimentiamo, sbagliamo, riscriviamo. È un processo istintivo, ma pieno di cura.

C’è una canzone di Risorgimento che per te rappresenta un momento particolarmente significativo della tua vita o della tua carriera?


Direi Il tempo, le febbri, la sete. È il brano che racchiude il senso della mia rinascita. L’ho scritto in un momento di dolore, ma è diventato un inno alla ripartenza. Parla di quanto servano il tempo per guarire, le febbri per sentire e la sete per desiderare di nuovo. È la mia canzone talismano.

Il tour è alle porte: cosa ti aspetti dai concerti di Risorgimento e come stai preparando la scaletta?


Non vedo l’ora di portare queste canzoni dal vivo, già dalle prove mi emoziona sentire come le prendono forma sul palco. Voglio che ogni concerto sia un’esperienza viva, diversa, dove il pubblico diventa parte del racconto.

Torino sarà una delle tappe del tour: che rapporto hai con la città e che tipo di energia ti aspetti dal pubblico torinese?


Torino mi affascina da sempre, ha qualcosa di misterioso e magnetico. È una città elegante ma ruvida, con un pubblico molto attento, che ascolta e ti restituisce verità. Mi aspetto un concerto intenso, di quelli che restano addosso.

Come vedi oggi la scena indie in Italia? Pensi che sia più difficile emergere o che ci siano nuove opportunità per artisti come te?


Credo che sia un momento pieno di contraddizioni ma anche di possibilità. Da un lato c’è un mare di musica e può essere difficile farsi notare, dall’altro è un’epoca in cui puoi davvero creare il tuo spazio, se hai qualcosa da dire. Io non inseguo le mode, preferisco costruire un percorso coerente, che sento mio.

In un’epoca in cui i social media sono fondamentali, come riesci a gestire la tua visibilità online senza compromettere la tua autenticità artistica?


Uso i social come un’estensione del mio lavoro, non come un fine. Mi piace condividere quello che faccio, ma non racconto tutto.

Dopo Risorgimento, hai già in mente nuove direzioni per la tua musica o ti stai godendo il momento, un passo alla volta?


Per ora mi sto godendo il viaggio, ma la testa non smette mai di pensare a nuova musica. Risorgimento è un punto di partenza più che un traguardo. Ogni volta che finisco un disco, sento già nascere il successivo..e in questi giorni è uscito anche il nuovo singolo L’amore visto dall’eternità, un nuovo capitolo che continua a raccontare questo mondo e la sua evoluzione. Intanto voglio viverlo fino in fondo, sul palco e insieme alla gente.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Elisabetta Canavero

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