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Alla mezzanotte del 9 maggio, mentre Napoli dormiva a metà e i feed scorrevano come sempre, Liberato ha acceso la sua frequenza clandestina: si chiama Radio Liberato ed è il nuovo capitolo di una delle mitologie pop più enigmatiche degli ultimi anni. E no, il 9 maggio non è mai una data qualsiasi nel suo universo. Da quando Nove maggio trasformò un artista senza volto nel fantasma più affascinante della musica italiana, quel giorno è diventato un rito collettivo, una liturgia urbana fatta di attese, teorie e apparizioni.
Per lanciare il disco, Liberato ha scelto il gesto spettacolare: incursione simbolica negli studi di Rai Radio2 a via Asiago, a Roma, bandiera con la rosa issata sul tetto e una finta “presa di controllo” delle frequenze dell’emittente, invase dai suoi brani come in un hacking romantico in salsa partenopea. Più che una promo, una performance situazionista.
Dentro Radio Liberato ci sono quindici tracce che ampliano ancora il perimetro del suo immaginario: inediti, riletture e incursioni vocali che sembrano uscite da una radio pirata sospesa tra malinconia neomelodica e cultura pop. Calcutta rilegge “Me staje appennenn’ amò”, Mahmood mette mano a “Intostreet”, mentre Iosonouncane attraversa “Gaiola” con il suo consueto magnetismo alieno. C’è anche “Napoli Queen”, reinterpretazione libera di Trap Queen di Fetty Wap, trasformata in una deriva sentimentale vista dal Golfo.
A cucire il concept del disco c’è Stefano De Martino, voce narrante dell’immaginaria emittente “Radio Liberato” nell’intro e nel finale del progetto. E poi ancora cameo, spoken word e apparizioni: Maria Esposito presta la voce ad “Alessandro Magno”, Alberto Angela compare in “Sibilla”, insieme agli interventi di Serena Rossi, Valerio Lundini e Stash.
Il disco arriva due anni dopo Liberato III e conferma la capacità dell’artista napoletano di restare sfuggente pur occupando sempre più spazio nell’immaginario mainstream. Tanto che, inevitabilmente, la fantasia corre già al Festival di Sanremo 2027: Liberato in gara sarebbe un cortocircuito perfetto tra underground, culto e prime time. E forse, oggi, non sembra nemmeno più così impossibile.
Prima, però, c’è un altro passaggio simbolico: il 5 giugno Liberato salirà per la prima volta sul palco dello Stadio Diego Armando Maradona. Il tempio definitivo per uno che, senza mai mostrarsi davvero, è riuscito a diventare il volto sonoro di una città intera.
